ITALIANI NELLA MORSA DELL’INFLAZIONE: PREZZI SU DELL’8% NON ACCADEVA DAL 1986

2 Luglio 2022 08:49

L'Aquila - Economia

ROMA – Un balzo dei prezzi che fa paura: l’inflazione all’8 per cento rilevata a giugno non si registrava dal gennaio del 1986, ricorda l’Istat. Quello che un anno fa era il rialzo annuale, 1,2 per cento, ora si registra nel solo confronto con il mese di maggio.

Primi imputati di un caro-prezzi, che a una famiglia con due figli può costare oltre i 3 mila euro in più l’anno, calcola il Codacons, sono i beni energetici, che aumentano del 48,7 per cento. Ma la corsa dell’energia trascina ormai da mesi tutti i beni di prima necessità, quelli ad alta frequenza di acquisto, il carrello della spesa: tutto quello che non si può fare a meno di comprare, insomma, e che pesa soprattutto sulle famiglie con entrate più basse.

Dopo l’energia, gli aumenti maggiori riguardano gli alimentari, su cui si sono abbattuti anche i costi della guerra, e poi quelli della siccità. Gli aumenti colpiscono fortemente anche i produttori, in tutta Europa: nel settore agricolo Eurostat rileva già nel primo trimestre un aumento dei prezzi alla produzione del 9,5% rispetto al trimestre precedente.

Tolti energia e alimentari, resta però ancora un’“inflazione di fondo” al 3,8%, la più alta in quasi 30 anni, dal 1996. Da record quasi quarantennale il carrello della spesa, all’8,3%. L’inflazione “acquisita”, se non ci fossero cioè ulteriori aumenti, ha già raggiunto il 6,4% per quest’anno, ma nessuno si aspetta che i prezzi si fermino a questo livello. Gli analisti di Confcommercio prevedono già da ora un’inflazione superiore al 7%, con un rientro molto graduale solo a partire dal 2023, e quindi con «inevitabili pesanti effetti sul reddito disponibile e sul potere d’acquisto delle famiglie».

E infatti gli esercenti invocano, tra i provvedimenti, il taglio dell’Iva almeno sui prodotti alimentari. Perché ormai da settimane le famiglie italiane hanno attuato una strategia di risparmio che sacrifica la qualità in primo luogo, ma in molti casi anche la quantità: da un’indagine Ipsos per Federdistribuzione, che non tiene neppure conto dell’ultimo balzo dei prezzi, le famiglie hanno già tagliato il 3% di spesa alimentare.

Consola poco guardare un panorama europeo ancora più desolante: inflazione dell’area euro all’8,6%, un livello mai registrato da quando è stata creata l’Unione economica e monetaria. Con picchi che superano non solo il 10, ma persino il 20% in alcuni Paesi (Estonia e Lituania, mentre la Lettonia è al 19%). Sotto l’8% solo Malta e Francia.

All’aumento medio del cibo che sfiora il 10%, ma con punte che vanno ben oltre per alcuni prodotti, a cominciare dalla verdura, calcola Coldiretti, si affiancano il settore dei trasporti, con un più 13,7%, un freno concreto per le vacanze estive, che si aggiunge alla nuova ondata di Covid, e i servizi ricettivi e di ristorazione. Ma anche chi ha già rinunciato alle vacanze dovrà fare i conti con l’aumento delle utenze domestiche, che raggiungono quasi il 30%, e l’aumento di beni e servizi per la cura della persona.

Le associazioni dei consumatori, come avveniva in anni lontani, quando l’inflazione alta era la regola (ma almeno i lavoratori potevano contare su meccanismi di adeguamento come la scala mobile), accusano l’Istat di aver sottostimato gli aumenti.

 

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