LA BUROCRAZIA “BRUCIA” UN TERZO DELLA SPESA: “BIGOTTISMO NORMATIVO GRAVA SU PICCOLI COMUNI”

IN ABRUZZO COSTI SUPERIORI A MEDIA NAZIONALE, 338 MILIONI NEL 2019: LO STUDIO COMMISSIONATO DA ASMEL ALLA CGIA

12 Maggio 2021 07:46

L’AQUILA – Un “bigottismo normativo” che affligge non solo il settore privato ma anche l’operatività della pubblica amministrazione, una complessità amministrativa che grava maggiormente sulle Amministrazioni comunali più piccole, con una spesa, solo in Abruzzo, di 338 milioni di euro, con una percentuale più alta rispetto alla media nazionale.

Resta elevato il costo sostenuto dai Comuni per ottemperare agli adempimenti burocratici che quotidianamente sono chiamati ad affrontare. I dati, in questo caso, fanno riferimento al 2019 e comprendono i servizi generali, amministrazione e gestione che, a livello nazionale, hanno toccato i 15,9 miliardi di euro.

Calcolando l’incidenza dell’ importo sulla spesa corrente totale in capo ai Comuni (al netto del servizio rifiuti), ammonta mediamente al 35,3 per cento, ma sale al 40,5 per cento per le Amministrazioni tra i 5 e i 10 mila abitanti per attestarsi al 45,7 per cento per quelli fino a 5 mila abitanti. Per le altre classi dimensionali l’incidenza scende. Tra i 10 e i 20 mila abitanti si raggiunge il 37,6 per cento, diminuisce per quelle da 20 a 60 mila al 36,2 per cento per fermarsi al 28,6 per cento per le realtà amministrative comunali con più di 60 mila abitanti.

Lo studio è stato commissionato all’Ufficio studi della Cgia da Asmel, l’Associazione che rappresenta oltre 3.500 Comuni di tutt’Italia e che da anni sostiene che il bigottismo normativo è la principale causa dei ritardi nello sviluppo del Paese.

Queste 3 voci di spesa (servizi generali, amministrazione e gestione) sono un aggregato eterogeneo, che comprende servizi come “gestione economica, finanziaria, programmazione e provveditorato”, “ufficio tecnico”, “gestione delle entrate tributarie e servizi fiscali”, “gestione dei beni demaniali e patrimoniali”, e “risorse umane”. Con buona approssimazione si può affermare che rappresentano i costi che la macchina amministrativa comunale è obbligata a sostenere per “mantenersi in moto”.

Nel 2019 i 15,9 miliardi di spesa impattano per il 35,3% sui circa 45 miliardi di euro di spese correnti dei Comuni (al netto del servizio rifiuti). Nell’ultimo decennio la dinamica è stata altalenante ma si scorge una moderata tendenza all’aumento, considerato il fatto che nel
2010 era al 34,8%.

Tra il 2010 e il 2019 la quota di spese destinata alla “burocrazia” è aumentata per tutte le classi demografiche, ad eccezione dei Comuni con più di 60.000 abitanti; le più “colpite” dall’aumento del peso della “burocrazia” sono state le classi intermedie, nello specifico tra 5 e 20 mila abitanti.

Nei Comuni con meno di 5.000 abitanti la quota di spesa corrente destinata ai “servizi generali, amministrazione e gestione” arriva al 45,7%; valori elevati si riscontrano anche nella classe tra 5 e 10 mila abitanti (40,5%). I Comuni più grandi, invece, manifestano incidenze più contenute.

In termini pro-capite, i Comuni più piccoli fanno registrare i valori più elevati (343 euro per abitante), seguiti dai Comuni con oltre 60.000 abitanti (277 euro); le spese più contenute si riscontrano nelle classi demografiche intermedie.

A livello territoriale (TAB. 2) la quota di risorse assorbite dalla “burocrazia” oscilla dal 28,4% dei Comuni lombardi al 54,9% delle Amministrazioni della Valle d’Aosta; in termini di macroaree geografiche si nota una quota particolarmente elevata nei Comuni del Mezzogiorno (nel 2019 pari al 42,5%).

blank

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA

    Ti potrebbe interessare: