LA RIPRESA NON E’ PER TUTTI, RECORD DI POVERI. IN ABRUZZO AUMENTANO FILE ALLA CARITAS

GLI EFFETTI DEVASTANTI DELLA PANDEMIA SULL'ECONOMIA DELLE FAMIGLIE ITALIANE NEL RAPPORTO DELL'ORGANISMO PASTORALE DELLA CEI. IN REGIONE NEL 2020 IL 38,4% SONO PERSONE CHE PER LA PRIMA VOLTA HANNO CHIESTO AIUTO, NON AVENDO SOLDI PER BENI DI PRIMA NECESSITA'

di Filippo Tronca

24 Ottobre 2021 08:43

Regione: Abruzzo

L’AQUILA –  Comincia a circolare, ora che il covid-19 sembra mollare la presa, un timido ottimismo sulla ripresa economica, con i numeri del pil che aumenterebbe sopra le previsioni. Dall’altra parte il caro energia rappresenterà un salasso non da poco, senza decisi e concreti interventi di calmierazione da parte del governo, ora che arriveranno le bollette del gas e della luce.

C’è poi il  Rapporto Povertà di Caritas Italiana, aggiornato a tutto il 2020, l’anno della pandemia e dei lockdown, che rappresenta un tragico bagno di realtà, attestando che le famiglie indigenti sono aumentate, anche in Abruzzo, e sempre più persone, 6500 in regione, 206mila un Italia si sono recate nelle mense dei poveri e nei punti di distribuzione di beni di prima necessità  , perché non hanno i soldi per mangiare e acquistate lo strettamente necessario per vivere.

In povertà assoluta del resto sono 2.007.000 famiglie italiane, pari a un’incidenza del 7,7%, per un totale di 5,6 milioni di poveri assoluti. Ma quello che è più grave, dopo la flessione registrata nel 2019, torna a salire in modo significativo lo stato di deprivazione nel nostro Paese che conta oggi in termini assoluti oltre un milione di poveri assoluti in più rispetto al pre-pandemia. Le famiglie povere erano nel 2005 815.000, dopo 15 anni sono più che raddoppiate, con incremento constante e implacabile, se si fa eccezione di una piccola flessione nel 2015.

Guardando dunque ai numeri dei centri della Caritas, formidabile termometro del disagio economico nel nostro Paese, in Abruzzo delle 6.253 persone assistite, 38,4% sono persone che nel 2020 hanno chiesto per la prima volta aiuto.  Il 17,1%  sono persone assistite da 1-2 anni, l’11,8% da 3-4 anni, il  32,8% da più di 5 anni.

In Italia su 206mila persone assistite, sono nuovi poveri il 44%,  assistiti da 1-2 anni il  17,7%,  da 3-4 anni il  10,9%, da più di cinque anni il  27,5%.

Disaggregando i dati per regione si scorgono alcune importanti differenze territoriali che svelano quote di povertà “inedite” molto più elevate; tra le regioni con più alta incidenza di “nuovi poveri” si distingue la Valle d’Aosta (61,1%,) la Campania (57,0), il Lazio (52,9), la Sardegna (51,5%) e il Trentino Alto Adige (50,8%).

L’Abruzzo insomma è sotto la media.

Accade però ovunque che quasi il 30 per cento dei ‘nuovi poveri’, quelli legati alla pandemia che mai si erano rivolti alla Caritas prima del 2020, ha continuato ad avere bisogno di aiuto anche in questo 2021.

Allargando infatti lo sguardo agli assistiti complessivi del 2021 la fotografia che emerge dai primi otto mesi dell’anno (gennaio-agosto) è la seguente: cresce del 7,6% il numero di persone assistite rispetto al 2020; nel post pandemia torna a calare l’incidenza dei nuovi poveri che costituiscono il 37,0% del totale; il dato, se confermato, tornerebbe ad allinearsi a quello degli anni del pre-Covid-19.

La  povertà assoluta, si scopre poi, è strettamente correlata all’età, tende cioè ad aumentare al diminuire di quest’ultima tanto che l’incidenza maggiore si registra proprio tra bambini e ragazzi under 18 (13,5%), a fronte di un’incidenza del 5,4% per le persone over 65.

Una persona su cinque di quelle accompagnate nel 2020 dalla Caritas, dichiara di percepire il Reddito di Cittadinanza. Tra gli italiani l’incidenza dei percettori sale al 30,1%, scende invece al 9,1% tra gli assistiti stranieri.

La crisi socio-sanitaria, tuttavia, se da un lato ha favorito la nascita di nuove fragilità, al tempo stesso è andata ad acuire anche quelle pre-esistenti e magari più severe; nel 2020 cresce infatti anche la quota di poveri cronici, in carico al circuito delle Caritas da 5 anni e più (anche in modo intermittente) che passa dal 25,6% del 2019 appunto al 27,5%.

“Preoccupa anche la situazione dei poveri ‘intermittenti’, il 19,2%, che oscillano tra il ‘dentro- fuori’ la condizione di bisogno, collocandosi a volte – sottolinea Caritas – appena al di sopra della soglia di povertà e che appaiono in qualche modo in balia degli eventi, economici/occupazionali (perdita del lavoro, precariato, lavoratori nell’economia informale) e/o familiari (separazioni, divorzi, isolamento relazionale”, si legge nel rapporto.

 

 

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