LA SUGGESTIONE DELLE PROCESSIONI DEL VENERDI’ SANTO A CHIETI E L’AQUILA, TRA STORIA ANTICA E FUTURO INCERTO

20 Aprile 2019 10:48

L'AQUILA – Migliaia di persone ieri sera hanno riempito le vie di Chieti e L'Aquila per le solenni processioni del Cristo morto.

A Chieti, dove il rito è forse il più antico d'Italia, le fiaccole e gli incappucciati sulle note del Miserere del compositore teatino Saverio Selecchy hanno riproposto quell'atmosfera magica, quasi mistica che ogni anno avvolge il centro storico di un sentimento profondo anche per i non credenti.

“Una intera città che si fa processione essa stessa, un evento che scandisce e segna il trascorrere degli anni, il succedersi delle generazioni, il tempo del vivere e del morire”, ha spiegato Giampiero Perrotti, governatore dell'Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, i cui membri tramandano di padre in figlio l'onore di “portare” a spalla la statua dell'Addolorata, che indossa un abito di seta nera ricamata a fili d'oro, quella del Cristo morto, ricoperta da un velo trapunto di gioielli, e gli altri simboli della Passione: l'angelo, il sasso, il velo, le lance, la scala, la Croce.

Di “un evento eccezionalmente struggente e vissuto con intensa partecipazione” ha parlato l'arcivescovo, monsignor Bruno Forte.






“La resurrezione fissa un tempo che è il terzo giorno. E questo chiama L'Aquila a un impegno preciso sui tempi della ricostruzione che non può avvenire su parametri temporali indefiniti”, è invece stato il monito del cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell'Aquila, che ha associato la condizione della città alle sofferenze del Cristo, nel momento, forse, più intenso del calendario liturgico: il Venerdì santo.

“Risorgere non vuol dire ripristinare le cose com'erano, ma protendersi verso qualcosa di nuovo”, ha aggiunto il prelato.

Anche all'Aquila una piccola folla ha riempito il percorso della processione, uscita dalla basilica di San Bernardino e aperta dallo stemma della congregazione della Salus Populi aquilani e gli stemmi dei quartieri. La Croce Rossa accompagna la Sacra Sindone, prima del simulacro degli Angeli e del simbolo delle Vittime del sisma, con i familiari e l'associazione Gran Sasso Soccorso.

Ai vigili del fuoco l'onore di scortare quest'anno il simulacro del Cristo morto. Il corteo attraversa piazza Duomo per poi risalire lungo corso Vittorio Emanuele, per rientrare a San Bernardino.

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