LANCIANO, IL “LOCALE ATIPICO” CHE SFIDA IL DPCM: “QUI APRIAMO E PAGHIAMO GLI STIPENDI”

di Azzurra Caldi

28 Gennaio 2021 09:08

LANCIANO – “Non ho mai detto di non credere al virus, non sono un negazionista, al contrario di quello che vorrebbero far credere i miei detrattori. È un anno che siamo sotto norme imposte dal Governo. Per un anno intero mi sono adeguato alla nuova normalità dettata dall’emergenza sanitaria, pagando di tasca mia. Non voglio più essere preso in giro e quindi io apro”.

Massimiliano Serrapica non si arrende e, nonostante le continue visite delle forze dell’ordine, 5 in poco più di 10 giorni, continua a tenere aperto il suo ristorante “Ruvido-Locale Atipico”, in centro a Lanciano, sfidando il Dpcm mentre l’Abruzzo è ancora in zona arancione, dove è consentito solo l’asporto, e offrendo anche assistenza legale ai clienti che consumano all’interno del suo locale.

“Vorrei che mi presentassero qualcuno che è riuscito a sopravvivere alla vita, io non voglio rivolgermi ai leoni da tastiera, non è mai stato il mio obiettivo – spiega ad AbruzzoWeb – Io voglio solo lavorare, qualcuno in questi lunghi mesi ha mai provato a mettersi nei nostri panni?”.




C’è poi chi, lavorando solo con l’asporto, chiede se sia giusto che altri colleghi sfidino il Dpcm restando aperti al pubblico: “Chi resta chiuso evidentemente può permetterselo oppure pensa che sia giusto così. Non è comunque un mio problema, ognuno facesse quello che vuole. Il problema vero in questa società è l’invidia, perché quando ti armi di coraggio qualcuno si rende conto di non averne. Anche in questo caso, per me va bene lo stesso, l’importante è essere liberi di fare quel che si crede. Come dice la costituzione è un mio diritto lavorare e combatto per questo, non mi sento un untore”.

Per quanto riguarda le notizie diffuse in questi giorni circa i controlli e le sanzioni, soprattutto dopo aver ospitato anche una festa di matrimonio, Serrapica precisa: “Non ho ancora ricevuto multe ma solo verbali di accertamento: vengono consegnati dei fogli e non una multa, perché si deve aspettare 60 giorni per la multa del prefetto e potersi appellare. Credo che non si possa chiudere un locale che fa solo quello per cui è nato: far bere e servire cibo, non sto spacciando droga e altro che possa giustificare una chiusura”.

“In questi dieci giorni di lavoro siamo riusciti a pagare due stipendi e stiamo quasi riuscendo a pagare l’affitto e le spese. Ormai ho la carta d’identità e i documenti pronti per agevolare le forze dell’ordine durante i controlli, so che fanno solo il loro lavoro, come me del resto. Io dopo un anno non vi credo più, per quanto ancora dovremmo restare chiusi? Qual è il limite di tempo umanamente accettabile?”.

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