L’AQUILA: ”CADONO SPESSO CALCINACCI DAL PONTE BELVEDERE”, LA RABBIA E LE PAURE DI UNA RESIDENTE

1 Dicembre 2018 07:00

L’AQUILA – “Il ponte che si appoggia sul tetto delle case, infiltrazioni d'acqua e il conseguente timore che possa accadere qualcosa di terribile, soprattutto alla luce dei fatti di Genova”.

Questa la situazione che preoccupa alcuni residenti di via Fontesecco all'Aquila.

Sopra le loro teste, in senso letterale, il Ponte Belvedere, che a seguito del terremoto del 2009, è stato transennato e interdetto al traffico.

Tra i residenti, la più “agguerrita” è Lina Aternini, storica commerciante aquilana, titolare del negozio Nihal, che prima del sisma si trovava sul Corso stretto, e che abita in un alloggio Ater a ridosso del ponte, di cui è proprietaria.

“Io sono molto preoccupata – spiega ad AbruzzoWeb – vivamo davvero con lo spettro che possa succedere qualcosa. Ci sono delle crepe enormi, cadono di continuo calcinacci e in inverno si formano dei blocchi di ghiaccio molto grandi, che potrebbero cadere in testa a qualcuno”.

Una situazione che si è riproposta di recente, anche a seguito del crollo del Ponte Morandi, il 14 agosto scorso, in cui hanno perso la vita 39 persone, ma che, come ricorda la donna, affonda le sue radici ad almeno 14 anni fa.






“Già nel 2004 – chiarisce – c'era stato il distaccamento di alcuni calcinacci, abbiamo scritto ripetutamente all'Ater senza avere mai nè una riposta nè una rassicurazione. Queste case sono state retaurate a seguito del sisma del 2009 e riconsegnate nel 2012 e già adesso presentano una serie di problematiche: c'è la muffa, sono appartamenti molto umidi dove non batte mai il sole e abbiamo anche questa 'spada di Damocle' sulla testa del ponte”.

“L'unico a darci una mano all'epoca – aggiunge – è stato Italo Grossi che si è prosigato affinchè il ponte venisse recintato per limitare la caudta dei calcinacci”.

Grossi, uomo politico aquilano, “si è sempre speso per la sua città, tramite il Centro per i diritti del cittadino”, di cui era presidente, fino alla prematura scomparsa 12 anni fa.

“Mi sento abbandonata, è una situazione sfiancante e angosciante, basterebbe tanto poco, non siamo molti. L'Ater dovrebbe occuparsi di noi che abbiamo investito e acquistato queste case. Dovrebbero garantirci un'esistenza decorosa e spostarci in un altro posto, dove potremmo vivere, nonostante le palesi difficoltà ancora 10 anni dopo il terremoto, con un minimo di serenità”, conclude.

In questi ultimi anni, va ricordato che intorno al Ponte Belvedere sono stati fatti tanti progetti di recupero e di riqualificazione, tra le proposte messe sul tavolo della discussione, si è parlato dell’abbattimento del condominio Ater sottostante per sostituirlo con un parcheggio, fino alla trasformazione del ponte in una sorta di “totem” cittadino.

Una riqualificazione che vedrebbe il Ponte Belvedere al centro di una progettazione internazionale, per trasformarlo in una vera e propria opera d’arte.

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