L’AQUILA: CAVALIERI IN PENSIONE, IL LICEO PERDE UN PEZZO DA 90

9 Giugno 2012 18:41

L’AQUILA – Il liceo scientifico “Bafile” dell’Aquila perde un pezzo da 90: il professore di storia e filosofia Walter Cavalieri, dopo anni di onorata carriera, si gode la meritata pensione.

Intere generazioni di aquilani si sono formati con lui, tra i banchi di via Maiella, a pochi passi dalla basilica di san Bernardino, e quelle più nuove di Pettino, fino alla definitiva collocazione nel complesso di Acquasanta a Colle Sapone.

Celebre la sua devozione per il filosofo Immanuel Kant e per la storia contemporanea. Un amore trasferito anche alle vicende della sua città, inserite in diversi libri, l’ultimo dei quali dedicato alla rilettura della figura di Adelchi Serena, podestà dell’Aquila, ministro dei Lavori pubblici e segretario del Partito nazionale fascista.

Cavalieri appartiene a quella generazione di professori di una scuola che non c’è più: quando gli studenti si alzavano in piedi dando il buongiorno all’ingresso degli insegnanti, non c’erano i cellulari e si poteva fumare sulla porta della classe, come Cavalieri era abituato a fare, prima che che sugli amanti delle sigarette si abbattesse la scure dell’ex ministro della Sanità Girolamo Sirchia.

Il prof, finalmente, potrà dedicarsi a tempo pieno alle sue passioni: la ricerca storica, le passeggiate in montagna con l’altro pensionato di lusso del “Bafile” Ezio Orzieri, L’Aquila Calcio e il Milan.




Attività a cui ha aggiunto, da qualche tempo, un ritorno di fiamma politico, dopo i suoi ardori giovanili consumati tra Pci e dintorni, militanza che comunque non lo ha mai condizionato nel suo lavoro.

Una politica con l’iniziale maiuscola, praticata e pensata, tutta concentrata alla rinascita del capoluogo dopo il sisma, senza velleità “poltronistiche”.

Chiude in grande stile la sua carriera, a 61 anni, come i calciatori che se ne vanno nel pieno delle forze e che rifiutano il lento declino nei campi di periferia.

Infatti, si dice che negli ultimi tempi stesse diventando troppo buono rispetto agli anni ’80 e ’90, quando bastava un suo colpo di tosse per far tremare anche le classi più ribelli: una debolezza che il rigidissimo filosofo di Koenigsberg che non gli avrebbe mai perdonato. (pi.bi.)

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