L’AQUILA: CITTADINANZA A LILIANA SEGRE, PD ”BENVENUTA TRA NOI”

12 Febbraio 2020 14:37

L'AQUILA – “Il conferimento della cittadinanza onoraria a Liliana Segre, che le democratiche hanno proposto al Comune dell’Aquila e che in tanti, al di là delle appartenenze, hanno accolto e fatto propria, per questo li ringraziamo, ci riempie di gioia e di orgoglio, ci commuove. Una donna eccezionale entrerà a far parte della nostra comunità, divenendo cittadina della città capoluogo di regione, arricchendo L’Aquila di civiltà e onore”.

Così in una nota la deputata del Pd Stefania Pezzopane, e Gilda Panella, coordinatrice provinciale delle Donne democratiche, dopo che il Consiglio comunale dell'Aquila ha approvato all'unanimità la mozione, primo firmatario Paolo Romano (Italia Viva), che impegna l'esecutivo comunale al riconoscimento della cittadinanza onoraria alla senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di sterminio nazista di Auschwitz 

“Liliana Segre oggi ha 89 anni – esordisce la nota -, nasce il 10 settembre 1930, ed è senatrice a vita della Repubblica Italiana, ma era solo una ragazzina, aveva tredici anni, quando, il 30 gennaio 1944, fu caricata su un vagone bestiame al binario 21 della Stazione Centrale di Milano. Tra il 1943 e il 1945, per le persecuzioni nazifasciste, da quel binario dell’orrore, partirono migliaia di ebrei destinati ai campi di sterminio”. 





“Furono 776 i bambini italiani di età inferiore ai 14 anni ad essere deportati nei campi di concentramento, solo 25 sopravvissero, tra loro una ragazzina di nome Liliana. La ferocia di uomini indegni ha prodotto violenze inenarrabili: doveva mettersi in fila, nuda, la piccola Liliana, per la selezione, per la baracca alla quale era destinata, e poi il marchio che la rendeva solo un numero, una non persona, il freddo, i pidocchi, il terrore quotidiano di quell’inferno che durò fino alla metà di gennaio del 1945 quando, con l’avanzare dei russi, i nazisti decisero di evacuare il campo. Iniziò così per le prigioniere e i prigionieri, fino ad allora miracolosamente sopravvissuti alla cieca ferocia nazista, una marcia di settimane fino al campo di Malchow, in Germania”. 

“Nel campo di concentramento tedesco, Liliana Segre restò fino all’aprile del 1945; la liberazione arrivò il 1° maggio e Liliana, sopravvissuta all’inferno dell’odio, potè, dopo un po’, fare ritorno in Italia. Un altro viaggio in treno, ma da persona libera; i vagoni aperti, i finestrini, l’aria, la luce del sole. Era estate, Liliana era viva e tornava in Italia. Liliana Segre ha saputo trasformare, con la forza di una donna libera, il dolore per l’odio subìto in un messaggio di civiltà, consegnando una testimonianza che è pietra miliare, che esige e merita rispetto. Il suo documento che ripudia ogni forma d’odio è espressione altissima di civiltà. La proposta limpida, netta, preziosa, universale di una donna di 89 anni. Un concetto libero dalla politica che è principio morale; un limpido desiderio di giustizia”.

 

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