L’AQUILA: FEDERICO PALMERINI DIVENTA DIACONO, ”AVEVO LA RAGAZZA MA MI MANCAVA QUALCOSA”

Autore dell'articolo: Sandra Console

26 Ottobre 2013 08:03

L’AQUILA – “Quando ero fidanzato, con una ragazza splendida, un vero tesoro, sentivo che mi mancava qualcosa”.

Così confessa la sua vocazione spirituale ad AbruzzoWeb il giovane Federico Palmerini, una ‘mosca bianca’ nella spesso citata crisi del sacerdozio della Chiesa cattolica che dilaga tra gli italiani.

Originario della popolosa frazione aquilana di Paganica, 26 anni, negli ultimi 6 ha intrapreso il percorso del sacerdozio nel seminario di Chieti, oggi verrà ordinato diacono in una cerimonia nella chiesa degli Angeli Custodi a partire dalle 10.30.

Palmerini fa parte di una famiglia notissima in città: suo padre Goffredo, 65 anni, è stato vice sindaco dell’Aquila, mentre il fratello Alessandro, 36, è un fonico impegnato nel cinema italiano e ha vinto di recente il David di Donatello con il film Diaz.

Una scelta coraggiosa da parte di questo giovane che, appena ventenne, si è accorto che alla sua vita mancava quel “tocco in più” come lo definisce lui.

“La mia formazione come uomo e cristiano avviene nella parrocchia di Paganica con la figura, per me importantissima, di don Dante Di Nardo – spiega –  La fede ha contribuito tantissimo alla mia crescita umana. In questo percorso mi sono reso conto in maniera forte dell’attrazione per quel mondo. Inizialmente è stato solo a livello di attrazione per il fascino nei confronti del parroco: una persona estremamente seria, appassionata e generosa nel suo ministero sacerdotale”.

Non si è mai sentito forzato, Federico, che, tra alti e bassi, si è accorto delle radici profonde di quel suo interesse per la fede cattolica. “Ho percepito che il Signore si faceva sentire, con un’opera silenziosa, senza forzature. Dio sa essere delicato e premuroso, quando serve sa darti i segni giusti e le conferme di cui hai bisogno”, aggiunge.

“La mia fede non nasce dal nulla, ho imparato a essere un uomo a casa, ho respirato un’aria che mia ha formato nella giusta direzione – racconta ancora – Io sono infinitamente  grato ai miei familiari, che hanno sempre dato fiducia alla strada di ognuno. La loro semplice preoccupazione era  che non si trattasse di un’infatuazione del momento”.






Nel futuro prossimo di Federico c’è l’ultimo anno di seminario, per completare la sua formazione teologica, e poi l’ordinazione sacerdotale che lo proietterà nel lavoro “full immersion” del sacerdote assorbito nella guida della sua comunità.

“Non escludo di provare esperienze all’estero, ma quello si potrà decidere solo durante il percorso – ipotizza – Per ora ho fatto solo piccole esperienze in Bolivia e Brasile, nella periferia di San Paolo, in occasione della giornata mondiale della gioventù”.

Oggi la Chiesa, minata dal suo interno da comportamenti amorali e criminosi di alcuni esponenti, per molti ha perso parte della sua credibilità. Su questo aspetto, tuttavia, il giovane Palmerini si esprime in maniera categorica.

“La Chiesa oggi si occupa di risolvere questi gravi crimini, che ogni volta che sono accertati non vengono affatto negati. Spesso sono stati compiuti in passato, quando il problema della pedofilia non si sapeva affrontare con i mezzi giusti e sono stati fatti da persone con una formazione risalente a 20, 30, 40 o forse 50 anni fa”.

Secondo il giovane seminarista “allora, a differenza di oggi, la formazione umana dei sacerdoti era meno curata, non potendosi avvalere anche dei contributi della psicologia come avviene ora. Ogni tanto ho sentito parlare di una relazione di causalità tra il celibato dei sacerdoti, richiesto dalla dottrina cattolica, e le violenze sessuali o gli abusi su donne e bambini. Credo sia un’enorme stupidaggine – obietta – perché sono molti i preti che dimostrano come, anche in una vita celibe, si possa essere davvero padri”.

“Le debolezze fanno parte di ciascun essere umano; un’altra cosa sono invece le devianze di chi ha compiuto gravi atti come quelli di pedofilia e che, come tali, vanno curate nel modo più appropriato”, assicura.

Sui rischi in cui si può incorrere, in conclusione, il giovane dimostra di avere le idee chiare. “Ogni sacerdote che perde di vista il proprio percorso di fede, incentrato nel rapporto personale con Cristo, può trasformarsi in un semplice mestierante”.

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