L’AQUILA: “IL MIO INDIMENTICABILE AMICO ‘SANDRO'”, SPACCA RICORDA IL GRANDE GIORNALISTA ORSINI

di Roberto Santilli

9 Maggio 2021 09:30

L’AQUILA – “Con Sandro c’era un’amicizia antica. Aveva cominciato a scrivere di calcio quando io ancora mi cimentavo sui rettangoli verdi. I suoi articoli erano sempre estremamente tecnici ma con un ‘tocco di cuore’ per lo sport di cui scriveva”.

Per il dottor Giorgio Spacca, direttore del reparto di Medicina riabilitativa dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila, come per tutti quelli che lo hanno conosciuto e apprezzato, Alessandro Orsini, ancora oggi, a distanza di dodici anni esatti dalla sua scomparsa per un male infame a poco più di un mese dal sisma del 6 aprile 2009, è “Sandro”, storica firma del quotidiano il Messaggero e papà dell’ex caporedattore di AbruzzoWeb, oggi giornalista del Tgr Rai 3 d’Abruzzo, Alberto Orsini.

“L’indimenticabile Sandro”, scrive Spacca con una punta di sincera commozione a questo giornale. Lo stesso Spacca che di certe generazioni di (veri, non presunti) fenomeni ha visto prendere la via del cielo non solo il grande giornalista, ma anche persone come suo fratello, il professore, di italiano, Alvaro Spacca, tra i punti di riferimento della cultura aquilana e di una infinità di studenti, e come “Paolone” Rossi, che dell’Aquila Calcio, da capitano, ha segnato un’epoca.

“In Sandro e con tutti prevaleva sempre prima l’aspetto umano e poi quello tecnico – racconta il dottor Spacca – Lui entrava in empatia con un sorriso. Possedeva un garbo e una grazia unici! E all’epoca non c’erano ‘esempi’ da seguire. Ecco, lui, era un esempio da seguire per le generazioni successive!”.

“La nostra amicizia e dimestichezza lo indussero a rivolgersi a me come amico medico. Mi accorsi che qualcosa non quadrava – racconta quindi Spacca sul momento più buio della vita di Orsini – Fui io ad approfondire gli accertamenti. E purtroppo…”.

“Se mi si chiede cosa ricordo di lui in poche parole. Il suo sorriso, la sua amicizia e quella straziante maglia rossoblù sulla sua bara esposta davanti la chiesa di Pettino… Ciao Sandro, un bacio!”, conclude.

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