L’AQUILA, LEGA APRE CRISI MAGGIORANZA:
RESA DEI CONTI IN AULA, BIONDI CHIEDE LUMI

14 Luglio 2020 20:32

L'AQUILA – Tra battute infelici, una visione differente sul tema dell'esperienza e dell'età, tra chi si loda e chi decide di redarguire i colleghi di scranno, si è aperta in Consiglio comunale, in un clima di “tutti contro tutti” da film western, una crisi di maggioranza al Comune dell'Aquila. 

Non si tratta certamente dei primi malumori sorti all’interno del centrodestra aquilano, alla guida della città ormai da 3 anni, ma dell’ennesima spaccatura, già preannunciata dal clima di tensione che si è venuto a creare ieri in sede di Commissione, terreno di scontro tra la Lega e Forza Italia. 

Una discussione andata avanti in Consiglio comunale, riunito stamane nella sala Ipogea di palazzo dell’Emiciclo, per discutere sulle “Misure di sostegno per il periodo emergenza Covid, in favore del settore commercio, riguardanti l’intero territorio comunale”, su proposta del consigliere Roberto Junior Silveri (Gruppo misto). 

Lo scontro Fi-Lega è certamente un film già visto a Chieti e ad Avezzano, città alle prese con il rinnovo del Consiglio comunale a settembre: nel capoluogo marsicano Fi ha scelto di non appoggiare il candidati della Lega Tiziano Genovesi e ha lanciato un proprio candidato sindaco Annamaria Taccone, docente universitaria e titolare dal 1995 di uno Studio di Consulenza fiscale e tributaria.

A Chieti addirittura Mauro Febbo si è autosospeso da Forza Italia proprio in forte contrasto con la candidatura di Fabrizio Di Stefano (Lega) e ha annunciato il suo appoggio al candidato Bruno Di Iorio. 

Il sospetto, che emerge dagli ambienti politici aquilani, è che ogni passo, almeno fino al 20-21 settembre, sia fatto per tenere botta sulle partite delle candidature alle prossime elezioni. Ma la situazione odierna ben rispecchia anche gli equilibri regionali: Il governo abruzzese, infatti, governato dal centrodestra, ha visto sin dal mese di febbraio del 2019 una Lega non allineata con gli alleati di Fi e Fdi.

Durante le prime fasi dei lavori si è parlato di commercio e dei problemi che stanno affrontando le attività che hanno scelto di riaprire nel centro storico del capoluogo abruzzese, ma ben presto, come ha ben descritto nel suo intervento il consigliere Stefano Palumbo (Pd), l’Aula “si è trasformata nella resa dei conti all'interno della maggioranza”.

A innescare la crisi è stato il capogruppo della Lega Francesco De Santis, che nel suo intervento ha puntato il dito contro il centrodestra aquilano, con tanto di “mea culpa”, sottolineando di “vergognarsi” in alcuni momenti.

“È inaccettabile l’atteggiamento di chi, persino nel giorno in cui in Consiglio comunale vengono annunciati 6,5 milioni di euro a fondo perduto a sostegno delle attività produttive del cratere e un Piano del Commercio che la città attende da quasi vent’anni, getta fango sull’amministrazione di cui è parte integrante”, ha replicato in una nota il sindaco dell'Aquila Pierluigi Biondi, di Fratelli d'Italia.

“Se il capogruppo nell’assise civica comunale del partito che a livello nazionale esprime la maggioranza relativa della coalizione di centrodestra ritiene utile questa condotta, condita da atteggiamenti derisori e offensivi nei confronti dei suoi stessi alleati, illustri alla città qual è il suo obiettivo e per quale motivo sente di provare vergogna, come ha dichiarato in aula”, ha presicato il primo cittadino. E infine: “Il partito spieghi se si tratta di una posizione condivisa o personale”.





“Inizio a ringraziare lei presidente Roberto Tinari, perché ci troviamo finalmente qui, hanno riaperto le discoteche in tutt'Italia e adesso anche il Consiglio comunale del capoluogo riesce a riunirsi e per questo è un giorno importante”, ha detto riferendosi al fatto che si tratta della prima seduta in presenza dopo il lockdown.

E subito il primo affondo, “Le faccio solo un appunto dal basso della mia 'poca età', come è stato detto prima: È stato poco carino da parte sua ringraziare dopo un certo tipo di intervento – il riferimento è alle parole di Angelo Mancini, polemico nei confronti di De Santis – Io l'ho votata come presidente di questo Consiglio comunale, forse oggi non lo rifarei!”.

“Abbiamo dato alle associazioni di categoria una spettacolarità imbarazzante come siamo soliti fare negli ultimi mesi”, parole che hanno risuonato nel silenzio dell’Aula, tanto che il presidente Tinari ha deciso di uscire, chiedendo al vice, il capogruppo di Fdi, Ersilia Lancia, di sostituirlo.

“Non credo ci sia più nulla da dire sul commercio, di cui non si è parlato, non credo che ci sia più nulla da dire su queste beghe politiche alle quali la città intera assiste da settimane e che imbarazzano tutti e in particolare noi della Lega, partito tirato in ballo negli ultimi 15 minuti almeno 40 volte… Eh la Lega fa, propone, c'è e la Lega si confronta con chi c'è intorno”, ha aggiunto.

Poi lo scontro vero e proprio con Giorgio De Matteis (Fi) e Luciano Bontempo (Udc) iniziato ieri in Commissione e proseguito oggi, con un botta e risposta (anche se nessuno dei due nomina mai l'altro): “Diventa difficile entrare nel merito quando le critiche, le prese in giro o gli sberleffi arrivano da personaggi che sono presenti in quest'Aula, ma dei quali non conosciamo neanche il timbro vocale, la mia voce qui dentro la conosce chiunque, non ho mai avuto paura di prendere la parola, non mi sono mai stato zitto, non ho mai lasciato cadere mezza insinuazione, perché credo che se ci facciamo votare per venire in Consiglio abbiamo qualcosa da dire, se abbiamo paura beh forse questo non è il luogo giusto – ha spiegato De Santis – Certo, poi chi viene qui a fare la morale, e ha anche ruoli apicali all'interno di questa amministrazione, ha preso meno della metà dei voti di chi oggi è l'ultimo dei consiglieri comunali a 20 anni, forse farebbe bene a chiedersi se il suo ruolo lo ha svolto davvero nel migliore dei modi negli anni in cui lo ha fatto in precedenza”.

“Io non l'ho fatto bene prima, perché ho iniziato a farlo dal 2017 e spero di farlo bene nel 2022, se il mio partito mi chiederà di ricandidarmi io lo rifarò, andando a raccogliere ciò che è stato fatto e seminato insieme al mio partito e alla mia squadra. Chi arriva invece a ricoprire ruoli apicali con giochettini d o non esce mai dai suoi uffici, dai suoi ospedali, dalle sue stanze segrete della politica, che ormai hanno imbarazzato e ridicolizzato il centrodestra aquilano, allora il paternalismo e le morali se le può tenere per lui, perché a noi non ce ne frega assolutamente niente”, ha tuonato il giovane leghista.

“Abbiamo regalato un sogno all'Aquila quando nel 2017 abbiamo vinto in maniera inaspettata, incredibile, forse rivoluzionaria con quell'onda che stavamo cavalcando per rinnovare questa città e ci siamo ritrovati imbrigliati a dover scegliere come vestire questo 'pupo siciliano', di questo io mi vergogno; Inoltre, da questo momento in poi non succederà mai più che chi verrà a fare la paternale con 100 voti presi in Consiglio si presenta qui a dire ‘impara’, ‘studia’, ma vogliamo ritrovare un po' di rispetto? Dite che ‘non sappiamo chi è il componente dell'opposizione per la consulta del commercio’, ma perché chi è quello della maggioranza?”, ha tuonato ancora De Santis.

“Qualche giovanotto prima di parlare di altri dovrebbe guardare in casa propria”, ha risposto nel suo intervento De Matteis, che ha redarguito anche il consigliere Pd Stefano Albano, uscito dall'Aula poco dopo aver preso la parola: “Mi dispiace per Albano perché è un bravo ragazzo, ma si è rovinato con il tempo; il nonno si rivolterebbe nella tomba”. (a.c.p.)

 

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