L’AQUILA: MIGRANTI SANT’ELIA, FLASH MOB LEGA CONTRO NUOVI ARRIVI; DIREZIONE CAS SMENTISCE, “PROCEDEREMO PER VIE LEGALI”

9 Settembre 2020 20:12

L’AQUILA – “Per trasparenza e veridicità di informazione la Direzione del Centro di accoglienza La Rondine intende precisare che l’ultimo ingresso autorizzato dalla prefettura risale al 4 marzo 2020 come da atti in nostra disposizione. La struttura procederà per le vie legali per tutelare la propria immagine per le errate informazioni fornite che hanno destato allarme tra la popolazione”.

Arriva così, al termine di una lunga giornata di polemiche, la nota del Cas La Rondine di Sant’Elia, all’Aquila, davanti al quale questa mattina si è svolto il flash mob della Lega contro l’arrivo dei migranti che dovevano essere inizialmente collocati in un ex centro di formazione professionale, poi risultato non idoneo, a Paterno, frazione di Avezzano (L’Aquila).

Ma secondo quanto riferito dalla direzione del centro “La struttura d’accoglienza Cas la Rondine nasce nel 2015 con sede a Roio via Palitti 8/a; il 17 agosto 2020 si è trasferita a Sant’Elia in una struttura indipendente e circondata dal verde. Ha in carico 32 migranti provenienti da diverse zone: Afghanistan, Pakistan, Libia, Somalia, Iraq e con diversa posizione giuridica e non conta nessun migrante nuovo proveniente da Paterno o da altre località e si è fermata alla normale gestione dei suoi utenti già collocati da tempo”.

Sullo striscione srotolato durante il flash mob, questa mattina, la scritta “Stop al business dell’immigrazione clandestina”.

A partecipare il consigliere comunale della Lega Francesco De Santis, il segretario cittadino della Lega, Giorgio Fioravanti, il segretario provinciale dei giovani, Andrea Costantini, assieme ad altri militanti salviniani.

Nella frazione di San’Elia, nei giorni scorsi, anche la protesta di un gruppo di residenti che hanno lasciato un messaggio chiaro alle istituzioni: “intervenire per rimuovere la problematica, altrimenti sarà mobilitazione”.

Fioravanti e Costantini oggi hanno dichiarato che “in seguito alle proteste scatenato dal collocamento di migranti presso una struttura (risultata poi inidonea) di Paterno ad Avezzano, la Prefettura ha deciso di spostarne una parte presso la frazione Aquilana di Sant’Elia, in un ex albergo in via Collevernesco. Per questo, stamattina la Lega si è riunita per un rapido flash mob proprio nei pressi dell’ex albergo della frazione di Sant’Elia, per manifestare contro questa scellerata scelta di inserire nel nostro territorio nuovi clandestini, con il rischio di positivi al Covid-19, che vagano indisturbati (come ci segnalano i residenti) nelle zone circostanti la struttura che li ospita”.




“Grave sarebbe l’intenzione da parte della Prefettura di collocare in una zona periferica residenziale della nostra città, migranti sbarcati nelle ultime settimane in Sicilia, e precedentemente destinati a Paterno, frazione di Avezzano. Con tutte le perplessità che i controlli anti covid stanno dimostrando: ultimo caso quello dei 5 immigrati ospitati all’hotel di Vasto, arrivati con test negativi, e poi risultati ad un secondo controllo positivi al coronavirus”, ha detto De Santis.

La questione, esplosa anche a livello regionale, riguarda i cinque migranti positivi nel centro di accoglienza di Vasto – all’Hotel Continental, dove ai 30 assegnati in precedenza, se ne sono aggiunti altri 13 proprio a seguito del trasferimento da Paterno – che avrà come conseguenza un esposto alle quattro procure abruzzesi da parte del presidente della Regione Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia.

“La massima attenzione alla tutela della salute – ha scritto in una nota Marsilio – ha portato a effettuare i tamponi ai 42 migranti arrivati da Lampedusa e alloggiati all’Hotel Continental di Vasto, nonostante fossero in possesso di un ‘tampone negativo’ effettuato alla partenza. Rimane lo sconcerto per la leggerezza con cui queste persone vengono fatte viaggiare attraverso le regioni italiane dopo controlli che non sempre sono veritieri”.

Ma nel caso di Sant’Elia, come sottolineato in giornata anche dal circolo aquilano di Sinistra italiana, “Il centro accoglienza di Sant’Elia non è altro che quello presente fino a poco tempo fa a Roio, il cui spostamento è stato autorizzato dalla Prefettura, informata l’Amministrazione comunale, di cui la Lega è parte… Forse non più, chissà! Ad oggi nessun nuovo ingresso è avvenuto nel centro accoglienza, mentre gli attuali ospiti hanno effettuato e superato tutte le procedure sanitarie di rito disposte dall’Asl”, ha precisato il segretario Pierluigi Iannarelli.

“Ancora una volta assistiamo ad uno spettacolo indegno da parte di amministratori della Lega aquilana, che improvvisando un sit-in dinanzi un centro di accoglienza ubicato nella frazione di Sant’Elia, incensano notizie false e intrise di odio al mero fine di creare immotivati allarmismi con lo scopo infimo di racimolare due voti tra i residenti”.

“Piuttosto che amministrare la Città con l’obiettivo di provare a risolvere le smisurate problematiche che la affliggono, questi infaticabili amministratori occupano le loro giornate a dare la ‘caccia’ al migrante, al presunto untore, oppure in taluni casi a veicolare immagini di persone in chiara difficoltà. È squallido e oltraggioso – ha aggiunto – fare leva sulle paure delle persone, soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria, alimentando così una campagna di odio verso lo straniero per ottenere qualche like sulla pelle degli ultimi e poi ci stupiamo o ci indigniamo se accadono disgrazie come quelle di cui la cronaca nazionale è protagonista”.

“Facciamo pertanto un appello al Prefetto, ma anche al sindaco affinché venga ripudiata in modo radicale ogni forma di razzismo o di paura mossa da odio e discriminazione. L’Aquila era e deve tornare ad essere una città aperta, solidale e cooperante. Un invito anche alle forze progressiste della Città, presenti o meno in Consiglio comunale, L’Aquila che vogliamo vivere è questa e non permetteremo che l’odio di chi predica muri, intolleranza, razzismo, nazionalismo si faccia strada. Valuterà la Procura della Repubblica se siffatte incaute dichiarazioni possano configurare reati penalmente rilevanti”.

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