LOLLI, ''QUESTO NON E' UN 'CIALENTE-PRIDE' MA SPERIAMO IN UN RIPENSAMENTO''

L’AQUILA: MILLE IN PIAZZA PER IL CENTROSINISTRA, MA CIALENTE: ‘LICENZIATO DA GOVERNO, NON TORNO’

di Roberto Santilli

17 Gennaio 2014 18:23

L'Aquila: Cronaca

L’AQUILA – Sono stati almeno un migliaio i partecipanti all’assemblea pubblica “A testa alta per la città”, convocata oggi all’Aquila in un tendone davanti all’Auditorium del Parco del Castello, alle porte del centro storico terremotato.

Tra la folla numerose bandiere neroverdi, assenti invece quelle di partito, anche se l’evento era organizzato dal centrosinistra cittadino.

Si tratta della reazione della coalizione dopo le dimissioni del sindaco, Massimo Cialente, a seguito dell’inchiesta su tangenti e appalti post-sisma che ha travolto l’amministrazione comunale e portato a 4 arresti ai domiciliari.

Per via delle indagini si è dimesso il vice sindaco, Roberto Riga, indagato, mentre Cialente, non indagato, ma che già meditava l’addio, si è deciso al passo dopo l’uscita negli stessi giorni sui media nazionali di alcuni articoli fortemente critici contro esponenti della sua famiglia per pratiche di ricostruzione.

Proprio a Cialente è stato chiesto di tornare in sella, ma il sindaco, che non si è fatto vedere, ha dichiarato: “Non ci sono spazi per un ripensamento, mi ha licenziato il governo”.

Tra i presenti l’ex sottosegretario e parlamentare Giovanni Lolli, che ha parlato dell’addio del primo cittadino. “Ribadisco che speriamo in un ripensamento di Massimo ma questo non è il Cialente-pride, come qualcuno vuole far passare”, ha detto.

Se entro il 31 gennaio Cialente non ritirasse le dimissioni, mandando il Comune capoluogo ancora alle urne dopo soli due anni, Lolli sarebbe tra i più accreditati candidati del centrosinistra a raccoglierne l’eredità.

“Bisogna smetterla con l’opera di sputtanamento mediatico a livello nazionale – ha aggiunto – Non sappiamo come fare a contrastare i media nazionali dopo che hanno fatto passare L’Aquila come un covo di ladri. Per fortuna ci sono i media locali che raccontano come stanno realmente le cose”.

A prendere la parola anche il segretario comunale del Partito democratico, Stefano Albano. “Il ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia deve riconsegnare la delega perché lui fa parte del progetto di chi non vuole dare più fondi all’Aquila, facendola passare come una città in cui si ruba. Un conto sono le responsabilità individuali, per queste c’è la magistratura, un conto quelle collettive – ha ricordato – e all’Aquila non c’è un sistema di tangenti”.

Presente anche l’ex sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso: “Fa un bell’effetto vedere tanta gente in una manifestazione che non ha colorazione politica ma è una bella risposta di popolo – ha commentato – È evidente che la questione aquilana vada riportata a un livello nazionale, spero che la regione tutta si mobiliti per riportare l’attenzione sulla ricostruzione del capoluogo”.

D'Alfonso potrebbe essere il candidato del Pd alle primarie e alla presidenza della Regione e, prima che si scatenasse il putiferio politico, Lolli veniva accreditato come suo possibile vice in un ticket Pescara-L'Aquila.

Presenti alla kermesse anche altri uomini del Pd come Giovanni D'Amico, vice presidente del Consiglio regionale,

MA CIALENTE DICE: ''NON TORNO''

“MI HA LICENZIATO IL GOVERNO, NON CI SONO SPAZI”

“Non ci sono spazi per un mio ripensamento, sono stato licenziato dal governo per un avviso di garanzia al mio vice sindaco”.

Così il sindaco dimissionario dell’Aquila, Massimo Cialente, proprio mentre è in corso l’evento “A testa alta per la città” in cui la coalizione di centrosinistra gli ha chiesto di nuovo, pubblicamente, di ritirare le dimissioni presentate domenica scorsa.

“L’Italia è piena di avvisi di garanzia – sbotta Cialente – è come se il ministero competente dicesse che non invierà più soldi a Roberto Cota”, il presidente della Regione Piemonte indagato per peculato e per il quale è stato chiesto il rinvio a giudizio con altri 37 in un’inchiesta sui rimborsi e spese nell’amministrazione regionale.

“Non ho sentito nessuno del governo negli ultimi giorni – ribadisce Cialente – Fate due più due e capirete che non posso tornare indietro”.

“AVREI DOVUTO DARMI FUOCO”

Sulle accuse di responsabilità politica nella vicenda appalti, a suo dire “l’unica colpa che ho è quella di non essermi dato fuoco o aver fatto lo sciopero della fame”.

Il primo cittadino rivolge un appello alla magistratura, “faccia in fretta, la imploro, perché ogni giorno che passa aumenta il danno grave e irreversibile per la città”.

Secondo Cialente, “quando si chiarirà tutto, e cioè che il sistema c’era, ma contro L’Aquila, e verrà fuori l’ingiustizia di questa vicenda, molte persone dovranno chiedere scusa alla città. Quando si saprà di quale appalto si parla – aggiunge – verrà fuori che è la ricostruzione pesante il grande affare, per la quale ho chiesto regole al governo ma senza avere risposte”.

In ultimo un attacco ai media nazionali, “politici e giornalisti hanno fatto cose vergognose”, chiude.

PEZZOPANE SHOW, ''CHIODI CI HA LASCIATI CON LE PEZZE AL C..O, STERMINIAMOLO''

Un vero e proprio show, quello della senatrice del Pd, Stefania Pezzopane, che in un lunghissimo monologo ha tirato dentro chi secondo lei è uno sciacallo, dal locale, al regionale, al nazionale, come il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, ex commissario per la Ricostruzione, “che ci ha lasciato con le pezze al culo. Mentre il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, è sempre al fianco di chi lotta per la sua regione al governo, io sono da sola. Chiodi non c'è mai stato”.

“Non lo sopportiamo più, sterminiamolo”, ha detto la Pezzopane, travolta da un'ovazione.

“A Massimo diciamo: torna, torna a fare il sindaco”, le parole della senatrice.

 

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