L’AQUILA: NUOVO PROCURATORE CONTRO LA MAFIA, ”VIGILANZA ALTA”

Autore dell'articolo: Alberto Orsini

11 Gennaio 2013 14:33

L’AQUILA – Lotta serrata alle infiltrazioni mafiose e un impegno particolare a rinforzare la squadra di polizia giudiziaria e di funzionari che affiancano i sostituti procuratori nelle indagini di tutti i giorni.

Questi i due impegni principali del nuovo procuratore della Repubblica dell’Aquila, Fausto Cardella, che si è insediato da poche settimane e ha rilasciato un’intervista a tutto campo ad AbruzzoWeb.

Sul tema della criminalità organizzata il magistrato ammette il pericolo intatto e anzi crescente con l’arrivo dei fondi ma spiega anche che “le forze di polizia e le istituzioni stanno attuando un livello di vigilanza e di possibile contrasto molto buono”.

Quanto al tema dell’organico, viene definito “eccellente da un punto di vista qualitativo” mentre la quantità di persone è “carente e preoccupante” e Cardella promette, “cercherò di rinforzarlo”.

Ma c’è tempo anche per parlare della maxi inchiesta crolli, della ricostruzione del tribunale e del rapporto tra stampa e giudici: “Si lavora meglio se si è sotto il controllo dei giornali”.

Il pericolo di cui si parla da quasi quattro anni è quello delle infiltrazioni mafiose.

Con l’inevitabile flusso di denaro, la ricostruzione potrebbe costituire occasione di infiltrazioni o presenza di criminalità organizzata. Ma mi sembra che le forze di polizia e le istituzioni territoriali siano pienamente consapevoli di questo e stiano attuando un livello di vigilanza e di possibile contrasto molto buono. La procura distrettuale antimafia dell’Aquila farà la sua parte. Il rischio di infiltrazioni obiettivamente c’è, sapendo come agiscono le organizzazioni criminali: cercano il massimo utile dove c’è la possibilità di averlo. Il pericolo che si possano verificare infiltrazioni e contatti esiste, cercheremo di tenere la vigilanza alta.

Il suo ufficio ha avviato una maxi inchiesta sui crolli con oltre 200 filoni, ci sono già state alcune sentenze, a che punto è secondo lei?

Preferisco non parlare specificamente delle indagini in corso, ma mi sembra che si sia lavorato bene e anche velocemente, pare che tutto sia a buon punto.

Esaurito l’argomento sisma, quali altre priorità investigative ci sono?






La prima impressione che ho avuto è di un territorio sano, abitato da gente onesta e laboriosa, almeno nella stragrande maggioranza. Il problema della criminalità comune c’è, come in tutto il Paese, ma è sicuramente gestibile e inferiore ad altre situazioni.

È soddisfatto dell’organico come qualità e quantità?

C’è molto da lavorare. A me la dotazione di organico sia dei magistrati, sia del personale amministrativo, sia della polizia giudiziaria, mi sembra eccellente da un punto di vista qualitativo: sono molto fiero di lavorare con queste persone. Mi sembra invece carente e preoccupante dal punto di vista quantitativo, dei magistrati ma ancor più del personale amministrativo e della sezione di polizia Giudiziaria. Anzi, cercherò in qualche modo di rinforzare nei limiti del possibile.

Anche il “Palazzaccio” deve essere ricostruito, ci vorrà tempo?

Ci sono stati diversi incontri propiziati dal presidente della Corte e dal procuratore generale. Mi pare che la situazione sia in cantiere, che si stia lavorando. Speriamo che possano essere definiti in tempi ragionevolmente celeri.

Negli ultimi mesi il panorama aquilano è stato sconvolto dall’arresto del direttore generale della Provincia, Valter Specchio. Il controllo sulla politica e le istituzioni sarà più attenta?

La vigilanza della procura della Repubblica, che avviene sempre dopo, non abbiamo funzioni di prevenzione, c’è e riguarda tutti i settori, non uno in particolare.

Media e giustizia. L’entrata e l’uscita di informazioni da questi uffici è sempre un processo delicato, lei come la pensa in materia?

I giornalisti devono fare il loro mestiere perché è importante non solo come presidio e difesa della democrazia ma anche e specificamente come controllo e difesa dell’attività delle istituzioni. Anche la giustizia funziona meglio se sa di essere nella lente di ingrandimento e nel controllo del giornalismo. Quindi i giornalisti facciano il loro mestiere e noi cercheremo di fare il nostro.

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