L’AQUILA: PSICODRAMMA CENTROSINISTRA, DOPO BUFERE SOCIAL ASSEMBLEA CANDIDATI, PALUMBO DISERTA

CAPOGRUPPO PD USCENTE, DOPO ACCUSE A CANDIDATA SINDACO PEZZOPANE, E INVITO A LASCIARE POSTO IN CONSIGLIO, NON PARTECIPA A RIUNIONE. BENEDETTI, "NON SIAMO A MERCATO DEL PESCE, BASTA POLEMICHE SOCIAL". TETTAMANTI, "CANDIDATURA SBAGLIATA, SINISTRA ISTITUZIONALE LONTANA DA BISOGNI E PROBLEMI DELLE PERSONE, DEI GIOVANI E DEI PRECARI"

di Filippo Tronca

17 Giugno 2022 10:07

L'Aquila - Politica

L’AQUILA – Una riunione partecipatissima, quella di ieri sera nel comitato elettorale del centrosinistra di via XX settembre, la prima dopo la batosta elettorale delle comunali, che hanno visto la riconferma al primo turno del sindaco Pierluigi Biondi, di Fdi. La candidata sindaca della coalizione, la deputata del partito democratico, Stefania Pezzopane, ha ringraziato tutti i candidati, per l’impegno e le energie spese. Nei vari interventi, la parola d’ordine è stata quella di non disperdere l’esperienza del gruppo che si è formato, con una opposizione in consiglio senza sconti, e un  radicamento nel territorio, tornando a parlare con la gente, a riallacciare una connessione sentimentale con la città. Molti hanno stigmatizzato il voto disgiunto, a favore del candidato civico Americo Di Benedetto. Tanti gli inviti ad abbassare i toni delle polemiche, in particolare nella piazza dei social.

Ma un appello tardivo, quest’ultimo, dopo giorni che proprio sulle bacheche di facebook si è consumata una sanguinosa resa dei conti.

E assenza vistosa ieri era proprio quella di Stefano Palumbo, il capogruppo 45enne del Pd uscente al Consiglio comunale dell’Aquila, rieletto con 541 voti, il secondo più votato tra i candidati del centrosinistra, dopo Paolo Romano (L’Aquila Nuova) con 811 preferenze, e che aveva vibrato bordate a Pezzopane, invitandola a fare un passo indietro, e lasciare il suo posto in consiglio comunale, se proprio come lei dice, ci tiene al rinnovamento, anche generazionale del partito e del centrosinistra

È stata infatti la stessa Pezzopane ad innescare le dure reazioni di chi la vorrebbe “dietro le quinte”, quando tirando dritto ha avvertito ieri: “Non mi ritiro”, aggiungendo che “la sconfitta è colpa di tutti” alludendo poi a “colpi bassi, tradimenti malcelati, attacchi personali, voci false, doppiezze e ambiguità”.

Il lavare i panni sporchi in piazza è stato stigmatizzato, su Fb, dall’avvocato Carlo Benedetti, non rieletto con il Pd per soli 5 voti, ex presidente del consiglio comunale, della vecchia scuola Pci: “Quello che si fa e si dice in questo momento, pubblicamente, sulla stampa è più grave della stessa sconfitta. Non è mai successo. Questo se si è dirigenti di un partito non è possibile: è un comportamento, di per sé, scorretto e censurabile. Sempre che si voglia continuare a far parte di una comunità politica. Non fa parte della mia cultura, della nostra cultura. Ciò a prescindere dal merito delle questioni. Non serve essere Gramsci per capirlo. Invito, però , tutti ad un atteggiamento più responsabile e corretto. Non siamo al mercato del pesce.”.

Un appello anche questo arrivato troppo tardi, quando i buoi erano già fuggiti dalle sedi di partito. A prendere le distanze da Pezzopane, a lanciare l’offensiva, oltre a Palumbo, anche il candidato di L’Aquila coraggiosa, Alessandro Tettamanti, non eletto per pochi voti, anche lui assente ieri all’assemblea: “Se sapessi Stefania quanta fatica ho fatto io, nel mondo più reale distante dalla sinistra istituzionale – dalle sue strutture e dalle sue famiglie – per farmi votare perché il tuo nome proprio non transitava”, ha scritto. Per non parlare delle chilometrate di commenti postati, grondanti di fiele e accuse incrociate.

Aveva scritto Palumbo: “No, non ci si può lavare le mani dicendo che abbiamo perso tutti. Ha perso lei e la sua proposta, ritenuta la meno convincente tra le tre in campo. Né si può giustificare il pessimo risultato parlando genericamente di colpi bassi e tradimenti. Io che purtroppo ho nella correttezza il mio punto debole in un ambiente di gente senza scrupoli, non lo consento. Dirò di più, se fosse stato un confronto tra soli candidati sindaci, senza la spinta dei candidati consiglieri, la situazione sarebbe stata per lei drammaticamente peggiore”.

Uno “sfogo” in linea con l’invito lanciato del consigliere regionale dem Pierpaolo Pietrucci per cui “Stefania potrebbe essere la prima a dare l’esempio e a favorire un ricambio, un investimento e una responsabilità sul gruppo bello e affiatato di consiglieri del centrosinistra che è stato eletto”.

Se il colpo è stato avvertito forte e chiaro da tutta la coalizione – Pezzopane era sostenuta da 6 liste: Partito democratico, L’Aquila coraggiosa, L’Aquila nuova, 99 L’Aquila, Demos e Movimento 5 stelle – il dato che non passa inosservato, in quanto in controtendenza rispetto a quello nazionale, è il flop del Partito democratico che con l’ 8,6% ha perso quasi 10 punti rispetto a 5 anni fa.

E in molti nel Pd ora invocano rinnovamento, cambio generazionale, mettono in discussione l’intera classe dirigente del Pd, incardinato sulla  “trimurti”, o anche “triade”, che ha fatto le fortune del partito in città, composta come noto, dalla stessa Pezzopane, dall’ex sindaco per dieci anni Massimo Cialente e dall’ex parlamentare ed ex presidente della Regione vicario, Giovanni Lolli.

Triade di cui Pezzopane ha però nell’intervista al centro negato l’esistenza: “La triade? Ma per piacere. Siamo nell’era di Marco Marsilio, Pierluigi Biondi e Guido Liris, la vera triade, e parliamo ancora di persone preziose e straordinarie che da anni non svolgono più ruoli decisivi nelle istituzioni e nel Pd? È un alibi sciocco, una vergognosa semplificazione che produce solo danni. Massimo ha fatto per due anni il medico vaccinatore seriale, tanto di cappello per lui; Giovanni non ha ruoli dalle Regionali, 4 anni fa. Basta con questo spauracchio, sono entrambi occupatissimi a fare i nonni”, ha dichiarato Pezzopane.

Nella nota di ieri Pezzopane non ha risparmiato pesanti critiche al civico Americo Di Benedetto, che, nonostante la sconfitta è arrivato secondo, al 23.7% pari a 8.947 voti, davanti al centrosinistra, con 7.758 voti pari al 20.6%. Pezzopane gli ricorda infatti che anche lui ha perso come nelle elezioni del 2017, dove era anche lì candidato sindaco, questa volta dell’intera colazione di centrosinistra. Salvo poi assicurare: “Lavorerò per riavvicinare questi due mondi e con Americo dai banchi del consiglio comunale così come si lavora e si sta insieme in consiglio regionale”.

Da qui le considerazioni di Palumbo: “Adesso bisogna ripartire dalle macerie, e rimango senza parole quando leggo che si propone lei come ricucitrice del rapporto con il gruppo di Americo Di Benedetto (senza mancare però di precisare che ha perso pure lui) o addirittura come garante del ricambio generazionale che insieme ad altri ha finora ostacolato”.

Infine: “Sono costretto allora ad essere molto diretto, se veramente vuole consentire tutto questo sia coerente, si dimetta dal consiglio comunale favorendo l’ingresso del quarantenne Gianni Padovani e, dopo avere avuto tantissimo da una comunità politica che le ha consentito di fare 40 anni di onorata carriera nelle istituzioni, si metta finalmente a disposizione da dietro le quinte. È quello che la città ha chiesto attraverso il voto, in maniera inequivocabile. ‘Mi rialzerò anche questa volta’ è l’evidenza di come invece il destino personale viene prima di tutto, prima del futuro di un’area politica e della città”.

“Affettuoso” nella forma, ma duro nei contenuti l’intervento anche di Tettamanti, con una lettera aperta postata anch’essa su Fb.

“Non è vero che accanto a te, a tuo sostegno, ci sono state le donne e i giovani. Una parte – certamente sì – ma è una parte risicata e si tratta in larga parte di donne già politicizzate e giovani che sono di struttura, già perfettamente inseriti nel ceto politico, o limitrofi: centinaia di voti. Se sapessi Stefania quanta fatica invece ho fatto io, nel mondo più reale distante dalla sinistra istituzionale – dalle sue strutture e dalle sue famiglie – per farmi votare perché il tuo nome proprio non transitava. Molti pur di votare me disgiungevano con Di Benedetto, proprio per esprimere un voto contro di te. Mi sono più volte chiesto da dove venisse tutta questa ostilità – che io comprendo solo in parte – però è un dato, anche politico di cui non si può non tener conto. È un dato di realtà grande tanto quanto per me lo è stato quello della tua candidatura, che ho accettato senza però sceglierla come sai tu e come sanno tutti i partecipanti al tavolo della coalizione”, esordisce il candidato.

“Ho letto pure che sostieni, finalmente, che la città sia cambiata. E’ vero, Stefania, è cambiata tantissimo e temo tu non te ne sia resa conto del tutto quando ti sei fatta avanti facendo in modo che quel tavolo di coalizione partorisse a maggioranza l’investitura a candidata sindaca, e forse non l’hai ancora del tutto compreso questo cambiamento – prosegue Tettamanti. Ricordi? Durante i lavori di quel tavolo ti ho detto che il tuo nome come candidata non era quello giusto perché di fronte la città sarebbe significato per prima cosa la voglia di conservazione di un potere radicato a L’Aquila dinanzi al quale Biondi avrebbe avuto gioco facile a dire di “tenere accesso il cambiamento”. Ero sincero e ti suggerivo bene. Altri, che oggi ancora cercano qualche appiglio, asserivano che il tuo era l’unico nome possibile per battere Biondi. Quanto si sono sbagliati? Di poco? No, di molto. Ti hanno mal suggerito per incapacità di leggere la città e quindi di fare politica o per un loro spietato tornaconto, non lo so”.

“Tu ti sei sacrificata in campagna elettorale, ti ho più volte detto e te lo ripeto che hai fatto tanto. Peccato non ci fossero le condizioni di base. Probabilmente avremmo perso con chiunque, ma di certo un candidato diverso, più giovane, unitario, avrebbe aiutato ad arrivare al ballottaggio. Non sono tra coloro che con il sangue alla bocca ieri come oggi cercano colpevoli e vogliono scaricare in pochi minuti un’intera classe politica e la tua storia. C’è bisogno di un tempo ma il segno di un tempo diverso deve partire ora. Deve partire subito una stagione per un rinnovato progetto di città e di classe dirigente, deve partire inesorabilmente il cambiamento, non può essere altrimenti e anche tu lo sai e da donna molto intelligente dovresti facilitarlo. Però bisogna dirsi tutto e dirsi il vero anche se il vero fa male, perché fuori la campana di vetro della sinistra delle stanze rimaste dei partiti o presunti tali e le bolle costruite ad hoc che durano una campagna elettorale, c’è una città che ha bisogno di sinistra perché si è impoverita e vive con disagio e precarietà il quotidiano e non è detto sia vocata a buttarsi a destra se le si propone una valida alternativa. Questa alternativa per me è la sinistra, non raccontata ma sociale, che sta in strada, si relaziona con le persone, sta in mezzo alle difficoltà, vivendole e cercando di risolverle avendo in mente che i problemi delle persone non si risolvono semplicemente distribuendo qualche spiccio a qualche associazione quando a qualcuno capita di governare, ma entrando nel vivo delle disuguaglianza e delle contraddizioni. Se non si fa questo non ci sono i presupposti, oggi come domani, per alcun rinnovamento e ti prego di leggere in tal senso questo mio messaggio”, conclude Tettamanti.

Nel dibattito in corso nell’allargato centrosinistra interviene anche Alfonso D’Alfonso, coordinatore regionale Demos Abruzzo, lista che ha ottenuto l’1.06% dei consensi, che osserva: “Bisogna evitare lo scarica-barile o le auto-assoluzioni che portano all’inutile caccia al responsabile e al conseguente tutti contro tutti. Ogni forza politica deve prioritariamente guardare al proprio interno, facendo passaggi utili per rimuovere le cause della sconfitta, evitando così di intossicare la parte sana della coalizione, e solo quando saranno state individuate e rimosse le cause della sconfitta ritrovando l’assetto giusto e autorevole di ogni singolo partito si potrà riprendere il percorso per ricomporre un campo largo dove nessuno potrà pensare di recitare il peso di azionista di maggioranza o ancora peggio di amministratore delegato”.

Tra i non rieletti, commenta su Fb Lelio De Santis, consigliere uscente, candidato con 99 L’Aquila:  “Ora bisogna rimboccarsi le maniche, ognuno svolgendo il proprio ruolo, solo nell”interesse della città, perché i problemi da affrontare sono tanti ed impegnativi. Non interessa a nessuno lo sterile ed inutile scontro sui social o nei gruppi dirigenti sulle responsabilità della sonora sconfitta, che deve imporre una seria autocritica da parte di tanti che si ricordano dei cittadini solo in campagna elettorale. La sconfitta viene da lontano ed ha diversi volti. Ma ora bisogna da subito riprendere l’attività amministrativa, anteponendo gli interessi generali agli interessi personali o partitici.
Io continuerò a dare il mio contributo in un ruolo e in un modo diversi, ma sempre dalla parte dei cittadini, soprattutto di quelli che non hanno voce! Adesso serve solo: silenzio, riflessione, autocritica!”

 

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