L’AQUILA: SEI CUCCIOLI DI PASTORE ABRUZZESE SEGREGATI IN UNA GABBIA PER GIORNI

17 Ottobre 2019 20:19

L'AQUILA – Sei cuccioli di pastore abruzzese rinchiusi da giorni in una gabbia di ferro, abbandonata in un ovile tra la frazione aquilana di Roio e la strada che conduce a Lucoli.

A denunciare il grave episodio di maltrattamento  sono due attiviste Antonietta Centofanti e Cristiana Graziani che hanno allertato carabinieri forestali.

Il comandante Enrico di Gregorio è prontamente arrivato sul posto e, rendendosi subito conto della gravità della situazione, ha richiesto l' intervento urgente della  Asl veterinaria dell'Aquila.

“Il medico ha tratto in salvo sei cuccioli di pastore abruzzese detenuti da giorni in condizioni di crudeltà e di incompatibilità con il benessere animale. Infatti – raccontano le attiviste –  i cuccioli, di circa 40 giorni, erano chiusi da due giorni in una piccola gabbia di ferro,  abbandonata su una specie di baldacchino, in una zona adibita a stazzo per la pecore nascosti in un ovile”. 






Carabinieri Forestali, Asl veterinaria, e l'attivista Cristiana Graziani, anche lei medico veterinario, hanno accertato le condizioni nelle quali versavano i cuccioli, disidratati, in grave ipoglicemia ed ipotermia, sommersi dai loro escrementi. Uno di loro è in fin di vita. Ora i sei piccoli si trovano presso il canile sanitario. 

“Non sappiamo se si salveranno o meno”, dicono le attiviste attiviste che lanciano un appello al direttore generale della Asl Veterinaria, dottor Mario Marzetti: “Chiediamo al dirigente Asl  di applicare urgentemente la legge di cui disponiamo la 281 del 91, la Legge regionale Abruzzo sul Randagismo, nonché il regolamento comunale della città dell'Aquila”. 

“I volontari lottano da anni e si impegnano sul territorio per la tutela degli animali randagi e troppo spesso ci sostituiamo alle istituzioni che sono da sempre assenti. Chiediamo che vengano effettuati controlli a tappeto con cadenza trimestrale in tutte le aziende zootecniche e nei Canili dei Cacciatori non solo per verificare lo stato di salute dei cani, la presenza del microchip, e fermare le nascite incontrollate ed indesiderate tramite sterilizzazione sul territorio. La fonte del randagismo viene alimentata da queste due categorie, non è un caso che i cani randagi sono tutti incroci di pastore abruzzese cane da caccia”.

“L'Aquila ha sete di cultura e sensibilizzazione con interventi mirati e improcrastinabili, in vista di una maggiore tutela  degli animali vittime della crudeltà i vittime della legge che non punisce malfattori. Quanto al responsabile di questo vergognoso gesto, ci auguriamo che venga al più presto individuato – non dovrebbe essere complicato – e punito a norma di legge.
Maltrattamenti e crudeltà nei confronti degli animali possono essere la spia di disagio o addirittura di forme di pericolosità sociale, un sintomo di una potenziale situazione esistenziale patogena”, concludono le attiviste.

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