L’AQUILA: SEQUESTRANO E RAPINANO OPERAIO PAKISTANO, TRE ARRESTI

9 Novembre 2021 12:10

L'Aquila: Cronaca

L’AQUILA – Questa mattina i carabinieri del comando provinciale di L’Aquila hanno arrestato due giovani italiani incensurati, un uomo e una donna, di età compresa tra i 25 e 35 anni, ritenuti responsabili dei reati di sequestro di persona a scopo di rapina, lesioni personali, danneggiamento e prelievo non autorizzato con carte di debito. Il tutto in danno di un 25enne pakistano, regolare sul territorio nazionale. Una terza persona è stata arrestata a Prato, in Toscana.

Gli arresti, effettuati in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di L’Aquila, Baldovino de Sensi, sono stati richiesti dal sostituto procuratore della repubblica di L’Aquila, Simonetta Ciccarelli, titolare dell’inchiesta.

Le complesse indagini sono state avviate alla fine della scorsa estate dalla Compagnia di L’Aquila. I militari delle stazioni carabinieri di L’Aquila e Sassa, coordinati dal comandante di compagnia Cap. Michele Massaro, sono stati chiamati ad investigare immediatamente dopo l’allarme lanciato dalla stessa vittima del sequestro.

Durante la scorsa estate il 25enne pakistano, operaio edile, era stato avvicinato per le vie cittadine dalla giovane italiana. La ragazza gli aveva prospettato la possibilità di ricevere prestazioni sessuali a pagamento, riuscendo nel frattempo a carpire notizie sullo straniero, tra cui il fatto che avrebbe ricevuto l’accredito dello stipendio pochi giorni dopo.

Nei giorni successivi la donna ha quindi invitato il giovane a raggiungerlo all’interno di un’abitazione in un quartiere periferico della città.

Durante l’incontro hanno fatto irruzione due uomini, complici della ragazza, che dopo aver immobilizzato l’uomo, lo hanno sottoposto a minacce e percosse. Dopo averlo privato dei documenti e aver distrutto il suo cellulare per impedirgli di chiedere soccorsi, gli hanno sottratto il denaro contante e una carta bancomat, facendosi rivelare il codice pin, utilizzando violenza e minaccia con un machete.

Mentre uno degli uomini restava a guardia del malcapitato, l’altro e la donna hanno prelevato più denaro possibile da vari sportelli ATM della città, raggiungendo il massimale consentito nella giornata. I tre sequestratori avevano progettato di tenere sotto custodia lo straniero fino al giorno dopo, in modo da poter ritirare altro contante dagli sportelli bancomat.

Nel corso della nottata, però, il giovane pakistano, approfittando di una distrazione dei suoi carcerieri, è riuscito a fuggire in strada chiedendo aiuto e richiamando così l’attenzione di alcuni vicini, che hanno allertato il 112. A quel punto i sequestratori si sono allontanati in fretta rendendosi irreperibili.

I carabinieri, intervenuti sul luogo poco dopo, hanno soccorso la vittima, riconosciuta poi dai sanitari del locale ospedale affetta da trauma cranico e ferite lacero contuse.

Sono stati poi compiuti i primi accertamenti, in particolare nell’abitazione teatro del sequestro, rinvenendo anche il machete utilizzato per le minacce. L’abitazione si è rivelata essere di proprietà della stessa donna che aveva adescato lo straniero. In poco tempo sono stati quindi identificati due responsabili del sequestro, esaminando le relazioni e i contatti della donna e analizzando numerose immagini del sistema di videosorveglianza del complesso di villette dove è ubicato l’appartamento.

I militari sono quindi risaliti alla lista delle operazioni di prelievo presso gli ATM, acquisendo le immagini di controllo degli sportelli. È inoltre emerso che oltre a ritirare i contanti, i sequestratori avevano anche eseguito dei pagamenti in diversi esercizi commerciali della città.

Completate le indagini, il quadro indiziario è risultato univoco e concordante, convincendo l’autorità giudiziaria ad emettere la misura cautelare degli arresti domiciliari per due dei concorrenti nei reati contestati. Gli stessi, localizzati e rintracciati a L’Aquila e Prato, dopo le operazioni di arresto sono stati sottoposti ai domiciliari presso le rispettive abitazioni, in attesa dell’interrogatorio di garanzia.

Le indagini, tenuto anche conto delle attività connesse agli arresti, proseguono e sono principalmente rivolte all’esatta identificazione del terzo indagato che ha concorso nei reati perseguiti.

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