L’AQUILA: “SEQUESTRO” PERSONA SETTEMBRE 2021, LEGALE SBAFFO, “PAKISTANO SOTTO PROCESSO PER CALUNNIA”

12 Settembre 2022 10:32

L'Aquila - Cronaca

L’AQUILA – I fatti risalgono al settembre del 2021, quelli dell’arresto operato da parte dei carabinieri del Comando provinciale di L’Aquila, coordinati dal comandante di compagnia Michele Massaro, nei confronti di tre giovani aquilani incensurati, Francesca Sbaffo, F.L. e G.C. .

L’accusa, che aveva destato molto scalpore, era quella di  sequestro e e rapina un operaio pakistano, Alì Ameer, all’epoca dei fatti venticinquenne, il quale sarebbe stato dapprima adescato dalla Sbaffo per fare sesso, poi sequestrato, picchiato e derubato dai tre.

Comunica oggi l’avvocato difensore di Sbaffo, Fabio Cassisa, del foro dell’Aquila: “con avviso di conclusione delle indagini preliminari del 9.9.22 il PM della Procura della Repubblica di L’Aquila, Dr.ssa Simonetta Ciccarelli, accertata la falsità della versione resa ai carabinieri dall’operaio pakistano ed acclarata di contro, mediante granitici riscontri difensivi, la veridicità della versione offerta dagli indagati dopo l’arresto, ha contestato ad Alì Ameer i reati di calunnia continuata ai danni dei tre e violazione di domicilio ai danni della sola Sbaffo”.

Quanto al reato di calunnia continuata ai danni dei tre, informa il legale, “il cittadino pakistano Alì Ameer viene ora indagato perché ‘… con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, ripetutamente incolpava, sapendoli innocenti, Sbaffo Francesca, F.L. e G.M.C. dei reati di sequestro di persona, rapina, danneggiamento e lesioni, nonché di uso indebito della propria
carta di credito, provocando l’apertura a carico dei medesimi del procedimento penale”.

In particolare, “dapprima con denuncia querela presentata ai Carabinieri della Stazione di L’Aquila (8.9.21) accusava Sbaffo Francesca, L.F. e C.G.M. che il 6.9.21 dalle ore 21.30 in poi lo avevano sequestrato presso l’abitazione della Sbaffo, ove picchiandolo con violenza e minacciandolo anche con l’uso di un grosso macete, lo avevano costretto a consegnare loro il denaro che aveva, gli avevano sottratto con forza il portafoglio e ivi prelevato la sua carta bancomat, che poi utilizzavano per effettuare vari prelevamenti per l’importo complessivo di 800,00 euro circa, impedendogli, altresì, di uscire dall’abitazione fino alla mezzanotte circa della sera tra il 7 e l’8.9.21 (per oltre 24 ore), nelle quali era stato rinchiuso in una camera dell’abitazione costantemente minacciato dai tre soggetti e sempre sorvegliato a vista sia dai medesimi, che mediante in grosso e feroce cane messo a guardia fuori dalla finestra”.

Successivamente, “confermava i prelevamenti indebiti dinanzi ai Carabinieri della Stazione di Sassa (SIT del 9.9.21) e poi, chiamato a testimoniare dinanzi al Giudice il 4.1.22, ribadiva la medesima versione dei fatti, riconoscendo i tre soggetti nella ricognizione di persona e confermando le accuse a loro carico già verbalizzate in querela”.

Si è poi scoperto che però “i fatti non corrispondevano a verità, atteso che i prelevamenti … erano stati fatti di comune accordo tra la Sbaffo e l’Alì e che L.F. e C.G.M. erano intervenuti solo nella tarda serata del 7.9.21, chiamati dalla Sbaffo per cacciare fuori l’Alì che non voleva lasciare l’abitazione”.

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