L’AQUILA, SMANTELLATA MAFIA NIGERIANA,
ARRESTATI CIRCA 30 AFFILIATI A “BLACK AXE”

OPERAZIONE IN 14 PROVINCE ITALIANE, BOSS PER L'INTERA ITALIA VIVEVA NEL CAPOLUOGO. DIRAMAZIONI IN TUTTO IL PAESE. 30 FINORA LE PERSONE IN CARCERE, OLTRE MILLE GLI INDAGATI; ORGANIZZAZIONE DEDITA A SFRUTTAMENTO PROSTITUZIONE, TRAFFICO DI DROGA, TRUFFE INFORMATICHE E ROMANTICHE, IMMIGRAZIONE CLANDESTINA E RICICLAGGIO

26 Aprile 2021 07:42

L’AQUILA – Una criminalità “economica con modalità moderne” che punta a realizzare, attraverso frodi informatiche, veicolate da fondi ottenuti in maniera illecita, una serie di operazioni di riciclaggio in beni mobili (acquisti su siti e-commerce) e immobili (proprietà in Nigeria) per una economia globale parallela apparentemente lecita che danneggia il sistema economico italiano.

Un’ indagine partita dall’Aquila, diventata fulcro dell’inchiesta “Hello Bross” della procura distrettuale antimafia del capoluogo abruzzese, che si è poi sviluppata in altre 13 province italiane per il fatto che abitava all’Aquila il nigeriano a capo della consorteria criminale, finito in carcere insieme ad altre 29 persone nell’ambito della operazione scattata stamattina per mano della squadra mobile aquilana: si tratta di un 35enne che dirigeva i traffici dal capoluogo abruzzese, dove era arrivato dopo lo sbarco a Pozzallo nel 2014, molto probabilmente proviene dalla Libia.

Lo Zonal Head Italia, che appartiene dell’organizzazione denominata Black Axe, che ha i suoi vertici in Nigeria, viveva all’Aquila, in un appartamento regolarmente affittato e pagato, in maniera insospettabile con qualche spostamento nei territori finiti sotto la attenzione degli investigatori tra cui Reggio Emilia, dove è in carcere e dove ha ricevuto la ordinanza cautelare di stamani.

Proprio seguendo il capo per due anni, la polizia ha ricostruito la complessa attività che ha toccato le province nelle province di Roma, Rieti, Bari, Caserta, Napoli, Reggio Emilia, Parma, Modena, Catania, Genova, Messina, Potenza e Terni. Le complesse verifiche hanno messo in luce la presenza di un’organizzazione gerarchica molto snella ed innovativa, caratterizzata “da aggressività e violenza, dotata di rigide regole di condotta che ne disciplinano l’accesso e dalle quali discendono, per gli appartenenti, precisi obblighi la cui osservanza è finalizzata al rafforzamento della consorteria e del vincolo associativo”.

Della struttura dell’organizzazione criminale sono stati individuati i vertici nazionali e i componenti delle articolazioni periferiche (Forum) presenti in diverse città italiane: tutti gestivano azioni finalizzate al compimento di numerosi reati tra cui traffico di stupefacenti, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, truffe romantiche, truffe informatiche e riciclaggio anche attraverso la compravendita di bitcoin, per un totale di quasi 100 capi di imputazione. Nella conferenza stampa si stamani all’Aquila tenuta stamani è stata illustrata l’attività di indagine condotta dalla Squadra Mobile de L’Aquila, dalla Sezione di Polizia Giudiziaria e dal Servizio Centrale Operativo, collaborati dal Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia e dal Servizio Polizia Scientifica.

Gli indagati si sono resi autori di numerosi reati, in prevalenza rientranti nel cybercrime, realizzando così cospicui guadagni che in parte investivano in Nigeria per acquistare immobili: le evidenze investigative hanno delineato una struttura, operante anche a livello transnazionale, dedita alla commissione dei delitti con compiti svolti in modo modulare da ciascun appartenente.
Una particolare forma di truffa informatica consisteva nell’acquisto di bitcoin con i quali venivano poi reperiti, nel mercato del darknet, i numeri delle carte di credito clonate che venivano a loro volta utilizzate per comprare sui siti e-commerce numerosi beni e servizi, quali cellulari, televisori, computer, abbigliamento e scarpe di marca, biglietti aerei etc.

L’attività investigativa e gli accertamenti patrimoniali, questi ultimi condotti anche grazie alla preziosa collaborazione dell’Unità Informativa Finanziaria della Banca d’Italia e dell’Ufficio Antiriciclaggio di Poste Italiane, hanno permesso di cristallizzare solidi elementi di responsabilità nei confronti degli appartenenti al gruppo criminale mafioso, dotato di cospicue disponibilità di denaro e diffuso in vari paesi europei ed extraeuropei.

Il denaro provento dei vari delitti veniva reinvestito in un vero e proprio reticolo di transazioni finanziarie che rendevano più difficile la tracciabilità del denaro, nel tentativo di dissimulare l’origine illecita dei fondi. Altre peculiarità emerse nel corso delle investigazioni sono l’utilizzo di determinate terminologie, simbologie e gestualità, riti di affiliazione, collegamenti con la casa madre nigeriane con le altre Zone, cioè delle macroaree corrispondente a una o più nazioni; il gruppo criminale effettuava anche delle raccolte di denaro in favore dei sodali arrestati con la presenza di una cassa comune con la tenuta di un libro mastro.

I dettagli dell’operazione sono stati illustrati stamane nel corso di una conferenza stampa, presso la Questura dell’Aquila, alla presenza del Procuratore Capo, Dr. Michele Renzo, del Direttore Centrale Anticrimine, Prefetto Francesco Messina e del Questore di L’Aquila, Gennaro Capoluongo.

“Le indagini non nascono dal nulla, ma da un terreno di conoscenze e nel momento si ragione tanto sulla presenza e integrazione degli stranieri in Italia dobbiamo tener presente che non c’è integrazione senza regole” ha detto Renzo nel corso della conferenza stampa.

In particolare sono partite nel 2018, ha spiegato ancora Renzo “ricostruendo con puntiglio l’attività di questa organizzazione che risponde agli schemi dell’associazione mafiosa, ovvero dominio di un gruppo, imposizione del dominio con l’uso della minaccia della violenza, capacità di imporre le proprie regole”.

“Black Axe è una confraternita universitaria nata negli anni ‘50 con le migliori intenzioni anti razzista e anti-colonialista, per poi degenerare in organizzazione mafiosa – ha aggiunto -. Quando si pensa alla mafia nigeriana non dobbiamo pensare solo a spaccio e prostituzione, è una organizzazione che ha metodi sofisticati di criminalità economica. Una mafia che sta compiendo un ulteriore il passo dalla violenza del fragrante che incide sugli individui alla violenza sul sistema, perché questo è la criminalità economica. Nelle intercettazioni ha trovato conferma la consapevolezza propria pericolosità, la necessità di non dare nell’occhio, aspetto a cui attribuivano moltissima importanza.”

In particolare, l’organizzazione mafiosa era finalizzata al compimento di numerosi reati tra cui traffico di stupefacenti, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, truffe romantiche, truffe informatiche e riciclaggio anche attraverso la compravendita di bitcoin, per un totale di quasi 100 capi di imputazione.

Nel corso delle indagini è stata ricostruita l’intera struttura dell’organizzazione criminale, individuandone i vertici nazionali e i componenti delle articolazioni periferiche (Forum) presenti in diverse città italiane, tutti appartenenti ad una struttura associativa unitaria facente capo, in Italia, al predetto nigeriano stanziale a L’Aquila.

“Il capo di questa organizzazione riveste un particolare prestigio, anche in Nigeria, in quanto proviene da una famiglia di tradizione criminale” – ha aggiunto il prefetto Francesco Messina.

Gli indagati si sono resi autori di numerosi reati, in prevalenza rientranti nel cybercrime, realizzando così cospicui guadagni: le evidenze investigative hanno delineato una struttura, operante anche a livello transnazionale, dedita alla commissione dei delitti con compiti svolti in modo modulare da ciascun appartenente.

Una particolare forma di truffa informatica consisteva nell’acquisto di bitcoin con i quali venivano poi reperiti, nel mercato del darknet, i numeri delle carte di credito clonate che venivano a loro volta utilizzate per comprare sui siti e-commerce numerosi beni e servizi, quali cellulari, televisori, computer, abbigliamento e scarpe di marca, biglietti aerei etc.

“Per riciclare il denaro veniva usato un sistema antico e raffinato, che consente di riciclare ingenti somme, di illecita provenienza, inviando i soldi in Nigeria ma anche col criterio delle somme regolarmente acquisite attraverso attività come gli African Shop diventati punto di riferimento per coloro che vogliono trasferire somme in Nigeria, sia da proventi leciti che illeciti”, ha aggiunto il procuratore capo Fausto Lamparelli.

L’attività investigativa e gli accertamenti patrimoniali, questi ultimi condotti anche grazie alla preziosa collaborazione dell’Unità Informativa Finanziaria della Banca d’Italia e dell’Ufficio Antiriciclaggio di Poste Italiane, hanno permesso di cristallizzare solidi elementi di responsabilità nei confronti degli appartenenti al gruppo criminale mafioso, dotato di cospicue disponibilità di denaro e diffuso in vari paesi europei ed extraeuropei.

Il denaro provento dei vari delitti veniva reinvestito in un vero e proprio reticolo di transazioni finanziarie che rendevano più difficile la tracciabilità del denaro, nel tentativo di dissimulare l’origine illecita dei fondi.

Nonostante il tentativo di adottare un basso profilo da parte del capo del gruppo criminale “Zonal Head Italia”, le indagini hanno messo in luce la presenza di un’organizzazione gerarchica, caratterizzata da aggressività e violenza, dotata di rigide regole di condotta che ne disciplinano l’accesso e dalle quali discendono, per gli appartenenti, precisi obblighi la cui osservanza è finalizzata al rafforzamento della consorteria e del vincolo associativo.

Queste sono solo parte delle evidenze investigative emerse nei due anni in cui la Polizia di Stato di L’Aquila ha svolto le indagini che hanno visto gli investigatori della Squadra Mobile della Questura e della Sezione di Polizia Giudiziaria aquilane e del Servizio Centrale Operativo impegnati nelle attività di raccolta, analisi, approfondimento e riscontro di un notevole quantitativo di conversazioni telefoniche, ambientali e telematiche, comunicazioni sui social e sulla posta elettronica, nonché l’analisi di conti correnti, il tracciamento dei flussi di denaro e delle cripto valute, servizi di osservazione e pedinamento effettuati su tutto il territorio nazionale.

Grazie a tale serrata attività, si sono accesi i riflettori su una radicata organizzazione criminale mafiosa di origine nigeriana, presente in Italia ed in Europa, che non è dedita soltanto a commettere crimini comuni ma che si è ben strutturata anche per rivolgersi a network criminali più evoluti e raffinati.

“La peculiarità dell’operazione odierna, che più ci ha colpito sta nell’aspetto patrimoniale dell’impegno criminale, deriva significatine nel campo del riciclaggio di denaro. L’organizzazione però non ha affatto disdegnato il traffico di stupefacenti, prostituzione e accattonaggio Quest’ultimo praticato fuori i supermercati, rappresenta anzi uno dei passaggi iniziatici – ha commentato ancora il prefetto Messina – Queste organizzazioni nigeriane sono sempre più pericolose, basti pensare che in Campania, hanno oramai un livello di pariteticità con la camorra autoctona”.

REAZIONI

“Complimenti a forze dell’ordine e inquirenti che hanno ripulito l’Aquila e altre tredici province italiane dalla mafia nigeriana”.

Lo scrive in una nota il leader della Lega Matteo Salvini: “Per l’ennesima volta, la cronaca smentisce chi – per motivi ideologici – ha sempre negato l’esistenza di grandi organizzazioni criminali extracomunitarie. Tolleranza zero contro i delinquenti di ogni colore”.

“Congratulazioni alla Polizia di Stato e alla DDA dell’Aquila per la maxi-operazione ‘Hello Bross’ contro la mafia nigeriana. Decine di arresti e tra questi anche il capo in Italia della Black Axe, tra le organizzazioni più pericolose e che dal capoluogo abruzzese gestiva la rete criminale nel resto del territorio nazionale”, le parole del presidente di FdI, Giorgia Meloni: “Fratelli d’Italia è stata la prima forza politica a richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle Istituzioni sulla mafia nigeriana ma per anni siamo stati ignorati o addirittura accusati di razzismo. Lo Stato non deve cedere e continuerà senza sosta la guerra ad ogni mafia, italiana e straniera”.

“Desidero ringraziare le forze della Polizia di Stato dell’Aquila e la Magistratura per il loro grande impegno ed esprimere il plauso della Giunta che presiedo per l’operazione che questa mattina ha permesso di stroncare un’organizzazione mafiosa nigeriana, le parole del presidente della Regione, Marco Marsilio.

“Il costante controllo del territorio garantisce a tutti noi cittadini di poter vivere in tranquillità anche in questo difficile momento dovuto alla pandemia. Una brillante operazione che conferma come la presenza dello Stato e delle Forze dell’ordine sia tanto più determinante quanto più i territori possano sembrare tranquilli. L’odierna operazione dimostra che non bisogna abbassare la guardia sul fenomeno mafioso”.

“Ringraziamenti ed encomi” sono stati rivolti dal sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, alla Procura della Repubblica e alla Polizia di Stato della questura del capoluogo: “Alla direzione investigativa distrettuale antimafia e antiterrorismo della Procura della Repubblica, al questore, alla Squadra mobile e alla polizia giudiziaria, che hanno condotto brillantemente le indagini per un lungo periodo, alle donne e agli uomini della polizia impegnati in tale difficile operazione contro questo filone della criminalità organizzata vanno le più fervide congratulazioni per la brillante azione che stanno conducendo – aggiunge il sindaco Biondi – Certo, apprendere che per due anni il boss di questa organizzazione, che aveva un’ampia diffusione e che gli inquirenti hanno considerato di elevatissima pericolosità, abbia vissuto nella nostra città fa nascere più di un’apprensione. Ma è tranquillizzante la circostanza che il leader di questa struttura malavitosa, dedita al traffico di droga, all’immigrazione clandestina, allo sfruttamento della prostituzione ed altri reati gravissimi, sia stato comunque tenuto sotto controllo dalla nostra polizia, che merita il ringraziamento dell’intera comunità aquilana”.

“È anche in virtù dell’attenzione e delle capacità delle forze dell’ordine, oltre che alla correttezza generale dei cittadini, che il capoluogo abruzzese risulta ogni anno tra le città più tranquille e sicure in campo nazionale nelle varie indagini sulla qualità della vita”, conclude Biondi.

“Alla Polizia, alla Direzione distrettuale antimafia e alla Procura dell’Aquila vanno i più sentiti ringraziamenti per la maxi operazione che ha sgominato un’organizzazione mafiosa nigeriana, radicata in diverse regioni italiane e anche in Abruzzo; una rete criminale molto pericolosa che operava su diversi fronti, con gravissime ripercussioni sulle comunità”, dichiara il coordinatore regionale della Lega Abruzzo, il deputato Luigi D’Eramo.

“Al di là dell’encomiabile lavoro di indagine portato avanti da forze dell’ordine inquirenti, non si può non rilevare la gravissima circostanza della presenza di così pericolose frange criminali nel nostro Paese e addirittura nel territorio regionale. Questioni su cui la Lega ha sempre prestato un’attenzione massima e, senza ombra di dubbio, proseguiremo sempre la nostra battaglia contro ogni mafia e contro ogni criminalità, chiedendo a gran voce e operando fattivamente per garantire sempre il diritto alla sicurezza”, conclude D’Eramo.

In una nota, la deputata abruzzese del Pd Stefania Pezzopane, della Presidenza del Gruppo dem alla Camera, esprime “soddisfazione alla Procura antimafia ed Polizia di Stato dell’Aquila per aver portato a termine un’operazione che ha prodotto decine di misure cautelari in carcere e perquisizioni nei confronti di 30 persone, indagate per associazione a delinquere di stampo mafioso e ritenuti membri dell’organizzazione mafiosa nigeriana denominata Black Axe, con base centrale proprio a L’Aquila”.

“Un plauso alle forze dell’ordine e alla magistratura, che per mesi hanno indagato nei confronti di questa associazione mafiosa intenta al compimento di numerosi reati tra cui traffico di stupefacenti, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, truffe romantiche, truffe informatiche e riciclaggio anche attraverso la compravendita di bitcoin, per un totale di quasi 100 capi di imputazione”, conclude Pezzopane.

“Apprendo con soddisfazione la notizia diffusa dagli organi di stampa circa l’operazione della Polizia dell’Aquila che ha consentito lo smantellamento di un organizzazione criminale con base nella nostra città e ramificata in tutta Italia”, scrive in una nota il vice presidente vicario del Consiglio regionale Roberto Santangelo.

“In virtù del ruolo istituzionale da me ricoperto e sicuramente a nome di tutta la cittadinanza, rivolgo un doveroso ringraziamento alle donne e agli uomini del Corpo di Polizia ed al Questore Gennaro Capoluogo per l’impegno profuso a tutela della comunità per le attività di controllo del territorio, svolte con grande spirito di abnegazione e professionalità. La nostra città ha sicuramente stimolato gli appetiti della criminalità organizzata in virtù della ferita che il sisma del 2009 ha inferto al territorio; la pandemia ha continuato a minare la stabilità economica e sociale della nostra comunità; è per questo che oggi, a fianco delle forze dell’ordine, insieme dobbiamo contribuire a gettare le basi di una rinascita sana, all’insegna della legalità, del rispetto delle regole, della denuncia degli abusi, del rifiuto di qualsivoglia prospettiva di facile arricchimento; lo dobbiamo a noi stessi, alla nostra città e soprattutto alle nuove generazioni”, conclude Santangelo.

“Il Pd esprime ancora una volta tutta la loro preoccupazione per le evidenti infiltrazioni della criminalità organizzata anche di matrice straniera come dimostra l’ultima inchiesta portata avanti dalla Dda dell’Aquila”: lo dichiarano Teresa Nannarone, Francesco Piacente ed Emanuela Di Giovambattista rispettivamente responsabile del Forum contro le mafie del Pd Abruzzo, segretario del Pd della provincia dell’Aquila e segretaria del Pd dell’Aquila.

Gli esponenti del Pd esprimono “il plauso al lavoro della Magistratura e della Questura dell’Aquila, e rinnoviamo come partito politico il nostro impegno per contrastare le infiltrazioni della criminalità, collaborando alla creazione di una coscienza critica e vigile nella nostra Regione e nella nostra Provincia e sollecitando ancora una volta la Regione all’adozione di un Protocollo per la legalità”.

 

 

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