LA LEGA ANTI VIVISEZIONE: ''INFRANTO CODICE DEONTOLOGICO, VANNO RADIATI''

L’AQUILA: UCCISERO 9 CUCCIOLI, CONDANNATI DUE VETERINARI ASL

11 Ottobre 2011 14:55

L’AQUILA – È stata confermata dalla Corte d’Appello dell’Aquila la sentenza di primo grado a carico del direttore del servizio Veterinario di sanità animale della Asl dell’Aquila, e di un veterinario dello stesso servizio.

Entrambi sono stati condannati a due mesi e dieci giorni di reclusione per l’uccisione di nove cuccioli di cani randagi avvenuta nell’ottobre 2004.

La Corte ha quindi ha confermato l’applicazione dell’articolo 544 bis del Codice penale “uccisione per crudeltà o senza necessità” e dell’articolo 110 del codice penale “concorso in più azioni esecutive di uno stesso disegno criminoso”, già avvenuta con la sentenza del 2007.

Il 26 ottobre del 2004 il direttore del servizo veterinario aveva ordinato la soppressione dei nove cagnolini, poi materialmente eseguita dall’altro veterinario imputato con una iniezione di Tanax.

Gli animali erano stati trovati nel giardino di un uomo, che aveva chiesto l’intervento della Asl per portarli in canile.

Il dirigente della Asl, invece, decise di procedere alla soppressione, asserendo presunti motivi di “ordine pubblico”.




In sede d’udienza gli imputati hanno sostenuto di aver agito legittimamente poiché il proprietario del terreno in cui furono trovati i cuccioli avrebbe dichiarato che gli animali erano di sua proprietà e ne avrebbe quindi chiesto la soppressione: “la sentenza conferma invece che il rapporto tra animali e loro eventuali ‘padroni’ deve rispondere a nuovi obblighi e responsabilità per i quali il ‘proprietario’ non ha più la libera disponibilità dell’animale, né può infliggere sofferenze o togliergli la vita inutilmente”, dichiara l’avvocato Carla Campanaro, dell’ufficio legale della Lav.

La sentenza chiarisce inoltre che le uniche motivazioni valide legalmente in base alla legge 281 del 1981 per la soppressione di cani o gatti sono, in maniera eutanasica, la certificata incurabilità o la comprovata pericolosità.

“Siamo molto soddisfatti della conferma della sentenza di primo grado – aggiunge Ilaria Innocenti, responsabile Lav settore cani e gatti – Un simile reato è ancor più deprecabile perché commesso da medici veterinari che hanno il dovere di salvare e non uccidere gli animali”.

La Lav chiede ora la radiazione dei due veterinari dalla professione “per la chiara violazione del codice deontologico della professione” secondo il quale l’iscritto deve operare “alla promozione del rispetto degli animali e al loro benessere in quanto esseri senzienti”.

Principio base – osserva la Lav che si è costituita parte civile – che i due veterinari aquilani hanno non solo ignorato ma calpestato, danneggiando l’intera loro categoria. 

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