L'AQUILA. LETTERA DEL 3 MAGGIO, CHIESTI AL COMMISSARIO 3,6 MILIONILAPIDI ESPLOSE, ERBACCE, INCURIA, TRANSENNE RIMOSSE: E LE SPESE LIEVITANO

L’AQUILA,CIMITERO IN ROVINA. IL COMUNE: CHIODI SA TUTTO

di Alberto Orsini

29 Ottobre 2010 08:40

Regione -

L’AQUILA – “Il commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi non sa nulla della scandalosa situazione del cimitero dell’Aquila? Questa è la lettera del 3 maggio scorso con la situazione e la richiesta di fondi che ho inviato alla Regione Abruzzo e alla struttura commissariale”.

Tira fuori le carte l’assessore comunale alle Opere pubbliche, Ermanno Lisi, venendo a sapere che il governatore ha dichiarato di non sapere nulla dello stato di semiabbandono, dei loculi crollati e, in alcuni casi, delle bare a vista che spuntano vergognosamente nel camposanto monumentale del capoluogo.

“Non conoscevo nemmeno l’esistenza del problema!”, ha detto ad AbruzzoWeb il presidente e commissario. “Può darsi – ribatte Lisi – che Chiodi direttamente non sia informato, ma io di sicuro ho fatto scrivere agli Enti, perché questa è una problematica importante, non solo di decoro, ma anche di salute e incolumità pubblica”.

LA LETTERA

E l’assessore suffraga la sua affermazione disvelando la lettera, firmata da lui stesso e dal sindaco, Massimo Cialente, con cui già il 3 maggio scorso si chiedevano i fondi per ricostruire il cimitero al “sig. governatore Regione Abruzzo, commissario dott. Gianni Chiodi”.

Nel documento si fa presente che per i cimiteri “l’unico intervento messo in opera è consistito nel transennare gli edifici pericolanti, vietandone l’accesso al pubblico”: misura peraltro poi venuta meno perché gli stessi aquilani hanno tagliato il filo di ferro e spostato le transenne.

Dopo i primi parziali sopralluoghi, continua la lettera, l’ufficio “ha quantificato in 3 milioni 600 mila euro la somma necessaria per poter procedere alla riparazione dei danni rilevati”. Segue una lista di interventi programmati, il più corposo da 1,2 milioni all’edificio dei Nove martiri aquilani.

Insomma, la struttura commissariale che il cimitero dell’Aquila è devastato lo sa eccome, così come sa quanti soldi ci vorrebbero per sistemarlo.





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LA SITUAZIONE

E di soldi da spendere ce ne vorrebbero parecchi, vista la gravità della situazione.

Il terremoto infatti ha fatto danni un po’ dappertutto, perfino ad alcune palazzine di costruzione moderna, in particolare l'”edificio 96″: pericolante, è stato transennato, ma gli aquilani, tenaglie alla mano, hanno tranciato il filo di ferro e vanno a trovare tutti i giorni i propri cari dentro una struttura inagibile.

I danni maggiori il sisma li ha fatti però alla parte più antica, quella monumentale: la camera mortuaria e il monumento ai Nove martiri aquilani, giustiziati nel 1943, sono stati transennati e completamente abbandonati.

La palazzina “Banca d'Italia”, realizzata negli anni Quaranta, presenta il clou del degrado: il soffitto è crollato, più di 50 lapidi sono esplose e le erbacce crescono senza controllo.

Spettacolo simile nel viale degli “Archetti”, un tratto caratteristico della parte monumentale: anche qui lapidi saltate e situazione indecorosa.

Tra le altre emergenze, spicca il “cimitero mai nato”, un migliaio di loculi costruiti negli anni Settanta e mai utilizzati, che forse andranno abbattuti.

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IL PROGETTO

Secondo l’assessore Lisi, “la progettazione di massima è già pronta: l’abbiamo fatta realizzare – ricorda – dal dipartimento di Protezione civile del Veneto, che si trovava al campo di Pianola. Mi sono mosso in maniera forte, ora manca la parte più importante, mancano i soldi. Se me li danno, io opero”.

Con il passare dei mesi e dopo nuovi sopralluoghi, è lievitata la somma prevista all’inizio: “Avevamo richiesto 3,6 milioni – afferma Lisi – ma dopo una nuova ricognizione totale posso dire che servono 6 milioni per ripristinare il camposanto del capoluogo e quelli delle frazioni, che in totale sono 20”.

Lisi conclude dicendo che farà preparare “una nuova lettera di sollecito”. Questa volta l’appello arriverà fino a Chiodi? Non è dato saperlo, ma una cosa ora è certa: l’allarme è stato lanciato a maggio, sei mesi fa, e lo scandalo del cimitero è ancora lì.

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