L’ASCESA DI BIONDI: CON TRIONFO FDI E MELONI, RUOLI NAZIONALI IN VISTA PER SINDACO DELL’AQUILA

30 Settembre 2022 08:33

Regione - Politica

L’AQUILA – Da Sun Tzu a Machiavelli, passando per Clausewitz, segreto del potere è quello di calcolare le mosse, non avere fretta, per poi cogliere l’attimo giusto e irripetibile, quando arriverà, con “virtù” e “fortuna”.

Deve averlo capito bene il 47enne sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, di Fratelli d’Italia, che in questi giorni festeggia la vittoria alle elezioni del centrodestra, del suo partito, e di Giorgia Meloni, sua amica di vecchia data, ai tempi della militanza al fronte della Gioventù, ed ora futura presidente del Consiglio. Candidata ed eletta, per di più, al proporzionale alla Camera, proprio nel collegio aquilano e teramano, con il sindaco che ha avuto un ruolo importante per il risultato del centrodestra e di Fdi ben superiore alla media nazionale, grazie alla rete che ha creato come coordinatore provinciale, e ancor prima avendo un ruolo nella scelta delle candidature.

Le elezioni appena passate, che hanno mandato a Roma sei parlamentari, hanno consacrato Biondi come figura di spicco in Fratelli d’Italia con l’Abruzzo che si è confermata roccaforte del partito dopo essere stata la terra dove, nel 2017, è cominciata l’ascesa dei meloniani proprio con la prima elezione, a sorpresa, dell’ex sindaco di Villa Sant’Angelo nel primo capoluogo di Regione in Italia conquistato da Fdi. E poi proseguita, nel 2019, con la elezione di Marsilio, anche in questo caso primo governatore di Fdi. Ed ora in queste elezioni che hanno per altri coronato il sogno della conquista degli scranni a Montecitorio e palazzo Madama, Biondi, lontano dai riflettori, ha giocato come un uomo squadra, come vero allenatore, responsabile della organizzazione e, dietro le quinte, controllore di ogni attività messa in campo. Impegnandosi anche per i futuri parlamentari. Un lavoro molto apprezzato a Roma.

Con quali prospettive? A Roma è l’uomo di riferimento dell’Abruzzo, un dirigente che sta studiando, sempre a fari spenti, per una poltrona importante di livello nazionale, in un futuro non tanto lontano: e si sta preparando esercitando il ruolo di sindaco dell’Aquila, fino al 2027, anno in cui si voterà di nuovo per il Parlamento. Un ruolo che nel suo esercizio ordinario lo porta a contatto diretto con personaggi ai vertici dei gangli determinanti dello Stato.

Vista anche la sua giovane età, c’è chi dunque prevede per lui un posto di primo piano, se non subito, in un futuro prossimo, come ministro o sottosegretario, come minimo candidato parlamentare alle prossime elezioni politiche, altri lo vedono ancor prima come candidato presidente di Regione a primavera del 2023, anche se questa seconda ipotesi è improbabile, non essendo scelta facile abbandonare la carica da sindaco, quando per di più si possono aprire le porte del parlamento.

La lunga marcia di Biondi è iniziata da giornalista in Regione Abruzzo e nello staff del senatore Fabrizio Di Stefano, poi con questa testata e, successivamente, come dipendente del Comune di Ocre. È diventato sindaco della piccola Villa Sant’Angelo, comune a pochi chilometri dal capoluogo, eletto nel 2004, e poi confermato per un secondo mandato, salendo alla ribalta nazionale, dopo il terrificante terremoto del 2009, sul fronte dell’emergenza. E’ diventato poi nel 2017 sindaco dell’Aquila, la prima volta a sorpresa e contro i pronostici, lanciato nell’agone come agnello sacrificale, la seconda, a giugno scorso, senza partita e sbaragliando gli avversari.

A Biondi va attribuita anche quota parte della vittoria del centrodestra alle regionali del 2019, con Marco Marsilio, senatore romano di Fratelli d’Italia, solo abruzzese di origini, amico di vecchia data di Biondi, che, assieme a Meloni, è stato abile ad imporre agli alleati, rispetto ad altre candidature.

Oggi Biondi è sempre più dentro  ai meccanismi del potere che conta, dovendo gestire, a stretto contatto con i ministeri, e con i potentissimi alti papaveri della burocrazia, come il direttore generale del Tesoro, l’aquilano Alessandro Rivera, oltre un miliardo di euro tra fondi ordinari del Pnrr e quelli dedicati esclusivamente ai crateri sismici del 2009 e  2016, che si sommano ai fondi della ricostruzione post sisma, che significano opere pubbliche, denaro e appalti, e dunque consenso e potere.

Fratelli d’Italia, domenica scorsa, ha eletto in Abruzzo, prima volta della storia, ben sei parlamentari: oltre a Meloni, Guido Liris, medico aquilano ormai ex assessore regionale al Bilancio, e che è stato vicesindaco di Biondi nella prima consiliatura, il quasi aquilano Etel Sigismondi, originario di Vasto, segretario regionale del partito, capo di gabinetto della Giunta regionale, marito dell’assessore comunale dell’Aquila Ersilia Lancia, e poi il consigliere regionale Guerino Testa, pescarese, infine i “paracadutati” Fabio Roscani, presidente nazionale di Gioventù nazionale, e Rachele Silvestri, parlamentare uscente marchigiana.

C’è chi ha osservato che a lavorare pancia a terra per il suo partito, e in primis per l’amica Meloni,   sia stato innanzitutto Biondi e la sua squadra di fedelissimi, visto che ad esempio Roscani e Silvestri non si sono mai visti, e anche Sigismondi e Liris, certi della elezione grazie alla legge elettorale Rosatellum, che non prevede preferenze, blinda i capolista al proporzionale, o i candidati unici al maggioritario, non si sono spremuti più di tanto, in termini di comunicazione, incontri pubblici, eventi in piazza e lavoro di propaganda porta a porta.

Pur nel ruolo di mediano, Biondi può rivendicare anche come suo merito dunque il grande successo nel territorio di Fratelli d’Italia. Si guardi infatti ai numeri: a livello nazionale Fdi ha preso il 26% alla Camera e il 27,5% al Senato. In Abruzzo ha fatto ancor meglio, il 27,2% alla Camera e il 27,9% al senato, ma quello che più conta è che in provincia dell’Aquila ha segnato i risultati più eclatanti: il 30,6% nel collegio L’Aquila-Interno Teramo,  con un 28,7% a L’Aquila città alla camera, e il 30,2% al Senato, il risultato di gran lunga migliore tra i comuni capoluogo. A cui si sommano gli autentici trionfi a Collepietro, con il 59,7%, a Navelli con il 54%, a Castelvecchio Calvisio con il 52,1%. e ancora il 49,5% di Castellafiume, il 48% di Molina Aterno, il 46% a Scurcola Marsicana, il 45,7%, di Ovindoli, il 44% a Rivisondoli, al 42% a Fontecchio, il 41,4% a Trasacco, il 40% o giù di lì di Cappadocia, Lecce dei Marsi, Magliano dei Marsi e Ofena, il 39% di Barrea, il 38% a Calascio. Molti degli amministratori di questi comuni sono vicini e sodali di Biondi.

Sono parole che pesano, per il futuro politico di Biondi, quelle di Meloni, che ha più volte ricordato che la scalata al cielo di Fdi, solo pochi anni fa al 4%, è cominciata a L’Aquila, primo comune capoluogo in Italia conquistato, e poi con la vittoria di Marsilio in Regione Abruzzo.

Biondi dovrà ora subito misurare la sua forza nella partita del rimpasto che si sta aprendo in giunta regionale: al posto di Liris diventerà consigliere regionale effettivo il meloniano Mario Quaglieri, di Avezzano, e Quaglieri potrebbe anche sostituire Liris nell’esecutivo. A quel punto, il capo di gabinetto di Marsilio, Massimo Verrecchia, dirigente di Fdi di Avezzano, farebbe il suo ingresso in Consiglio. Ipotesi funesta per Biondi, perché L’Aquila perderebbe una postazione in Giunta, per di più pesantissima, a favore della Marsica, ed ecco allora l’ipotesi di un assessore esterno, scelto da Biondi, aquilano, sacrificando l’assessore esterno incarica, l’unico consentito dallo statuto, Daniele D’Amario di Forza Italia.

Tornando a dove davvero tutto è cominciato, alle elezioni comunali del 2017: il centrodestra lacerato e indeciso su chi candidare, ha tirato fuori dal mazzo Biondi, nonostante gli strali che gli piovevano addosso per i suoi trascorsi con Casapound, a cui è stato iscritto da dal 2011 al 2016,  e perché arrivava da un comune del contado, dunque non era un aquilano doc e “intramoenia”. Qualcuno, non c’è dubbio, lo aveva scelto come agnello sacrificale, dando persa la partita, sopravvalutando la potenza e la presa sulla città del centrosinistra, dopo dieci anni del sindaco del Partito democratico, Massimo Cialente. E invece Biondi ha messo a segno una clamorosa vittoria al ballottaggio, recuperando lo svantaggio del primo turno, contro l’ora consigliere regionale Americo Di Benedetto, azzoppato dallo stesso centrosinistra che lo aveva candidato dopo laceranti primarie, tanto per cambiare facendo esercizio di harakiri.

Poi la conferma alle elezioni comunali giugno, per il secondo mandato, e questa volta non c’è stata partita, con una netta vittoria al primo turno, con il centrodestra al 54% e Fratelli d’Italia al 20%, contro la deputata Stefania Pezzopane, candidata del centrosinistra e ancora volta Americo Di Benedetto, candidato civico, entrambi sbaragliati.

Segno che Biondi, il potere, non solo è stato abile  a prenderselo, ma ha saputo anche tenerselo ben stretto.

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