JACOPO FOGGI, AUTORE DEL LIBRO "TORNARE AL LAVORO", INTERVISTATO DA ABRUZZOWEB. "TUTTO IL PESO DELL'AGGIUSTAMENTO ECONOMICO SI STA SCARICANDO SUI LAVORATORI. ANCHE LO SMART WORKING VA NELLA DIREZIONE SBAGLIATA"

“LAVORO DI CITTADINANZA E PIENA OCCUPAZIONE PER CONTRASTARE LA CRISI”

Autore dell'articolo: Roberto Santilli

15 Settembre 2020 08:19

L’AQUILA – “Serve la piena occupazione, serve il lavoro di cittadinanza, per affrontare momenti difficili e imprevisti come l’emergenza Covid-19. Invece, le politiche in atto sono agli antipodi. E sui lavoratori si sta scaricando tutto il processo di aggiustamento economico derivato dalla crisi”.

Non si fa illusioni Jacopo Foggi, laureato in sociologia a Firenze che lavora come traduttore di saggistica di economia e scienze sociali in generale e che nel 2019 ha pubblicato il libro Tornare al lavoro. Lavoro di cittadinanza e piena occupazione (Castelvecchi editore).

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“In un periodo come questo, Confindustria alza ulteriormente la posta rispetto a un dibattito che sembrava avere un lumicino per il lavoro, cioè per la parte debole su sui si sono scaricati gli aggiustamenti economici”, afferma Foggi in una intervista telefonica ad AbruzzoWeb.





“Lo stesso è accaduto con lo smart working – continua – c’erano delle speranze all’inizio, nel dibattito si parlava di usarlo in maniera favorevole al benessere del lavoratore. Invece, in un Paese dai rapporti di forza molto sbilanciati, l’istituzione del lavoro agile sta avvenendo in modo tale da esternalizzare e ridurre i costi del lavoro”.

“Il pessimismo, quindi, è d’obbligo”, ammette Foggi, che non vede speranze nell’offerta politica attuale (“Addirittura il Partito democratico, con Nicola Zingaretti, parlava di lavoro di cittadinanza, citando Bernie Sanders negli Usa. E ne ha parlato Stefano Fassina. Ma poi…).

E che ritiene che neppure i sindacati siano all’altezza di una sfida che porterà all’intelligenza artificiale diffusa, con tutti i rischi che comporterebbe per l’occupazione che potrebbe schizzare a livelli mai visti prima: “Sarà molto difficile per loro riuscire, nel giro di pochi anni, a concepire e correggere le miriadi di rapporti di lavoro che si possono generare in un’economia di servizi, digitalizzata, estremamente flessibile e mutevole. Se il sindacato fosse forte… Ma purtroppo è debole. E non so se effettivamente la forma sindacale, per quanto sicuramente essenziale, possa da sola eguagliarne la forza e l’ampiezza”.

“Nel sistema Euro c’è spazio per una politica di questo tipo? Dei margini possono esserci. Chiaramente i margini sono molto più ristretti, andrebbe fatto tutto in maniera molto più attenta, calibrata sui territori, su alcune politiche di innovazione. Probabilmente, lo smantellamento del sistema Euro con accordi monetari più intelligenti sarebbe opportuno”, conclude.

 

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