LAVORO: STABILIZZAZIONE PER 560 BIDELLI PRECARI, 300 SONO DEL TERAMANO

1 Marzo 2019 12:56

TERAMO – Sono 560 in Abruzzo, più di 300 nel Teramano, gli addetti alle pulizie nelle scuole precari da oltre 20 anni e che adesso veranno stabilizzati.

A dare la notizia il quotidiano Il Centro, l'annuncio invece arriva dall'Usb, l'Unione sindacale di base.

“Gli ex Lsu e il personale degli appalti storici  impiegati nei servizi in appalto di pulizia nella scuola nel 2020 vedranno finalmente riconosciuto il loro diritto alla stabilità lavorativa – è stato il commento di Luigi Iasci, responsabile dell'Usb Abruzzo – nell'ultima legge di bilancio si prevede che dall'1 gennaio 2020 finiranno gli appalti e gli ex Lsu e gli operatori degli appalti storici saranno assunti dallo Stato: sono richiesti i soli requisiti di essere impegnati per almeno 10 anni, anche non continuativo, purchè includano il 2018 e il 2019 nei servizi esternalizzati”.

Il sindacalista ha parlato di personale che svolge, nei fatti, gli stessi compiti del personale Ata, “anche se non ha la qualifica da bidello» e che anzi, proprio perchè precario viene in qualche modo sottoposto a maggiori carichi di lavoro. Si tenga conto, fa sempre notare Iasci, che si tratta per la maggior parte di donne, fra i 45 e i 65 anni, impiegate anche in lavori pesanti”.






“La parte più ardua del percorso è stata dunque fatta, ma ora mancano – come è stato ribadito ieri nella conferenza stampa dell'Usb – gli ultimi cento metri. Il sindacato di base ha già avanzato una richiesta di incontro al ministro dell'Istruzione Marco Bussetti per discutere del decreto ministeriale necessario a fissare le modalità di stabilizzazione del personale delle pulizie precario. La partita non è da poco: 12mila lavoratori in tutta Italia, soprattutto al Sud, di cui circa 560 in Abruzzo e più di 300 in provincia di Teramo. Secondo l'Usb il canovaccio è il decreto ministeriale usato per reinternalizzare i lavoratori a Palermo”.

E l'Usb – ha aggiunto Iasci – avanza 12 proposte, fra cui ad esempio, nel conteggio dei 10 anni includere anche l'aspettativa non retribuita o i permessi per la legge 104 o ancora i periodi di cassa integrazione o di Fis, molto comuni fra questi lavoratori. E anche prevedere un colloquio che verte sulla discussione di aspetti di ordine generale sulle attività e mansioni espressamente previste per il profilo per cui si concorre”.

“Noi finora stiamo stati i soli a sostenere questa battaglia, con caparbietà – ha chiarito – per dare stabilità lavorativa e giuste garanzie a persone finora inquadrate con contratti multiservizi, fra i più deboli esistenti. L'essere inquadrati nel contratto del pubblico impiego, invece, porterà una serie di innegabili miglioramenti”.

“E quindi uno stipendio più alto, ma anche la fine della spada di Damocle della necessità dei rinnovi annuali e quindi il ricorso a cassa integrazione o a Fis in media due volte all'anno”, ha concluso. 

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