L’AQUILA – L’8 ottobre in conferenza dei capigruppo si stabilirà la data del prossima seduta del consiglio regionale ma soprattutto ci sarà un confronto sulle modalità di gestione della famigerata “legge mancia”, ora che per mancanza di coperture sono disponibili la metà dei circa 22 milioni di euro destinati a discrezione e a piene mani da tutti i consiglieri regionali, nel famigerato maxiemendamento di fine 2023 alla legge di Bilancio, a vantaggio di circa 2300 beneficiari, tra associazioni culturali e sportive, di protezione civile, Pro loco, parrocchie, per piccole opere pubbliche nei Comuni e tanto altro.
Intanto sabato alcuni capigruppo unitamente ad alcuni consiglieri regionali si sono visti informalmente sul tema del momento visto che tutti gli esponenti di maggioranza stanno puntando sul tesoretto disponibile, ma dimezzato. Durante il confronto è stata confermata la volontà di recuperare risorse alle minoranze perché si sono schierate, con determinazione capeggiate del capo della opposizione, l’ex rettore della Università di Teramo, Luciano D’Amico, contro i fondi a pioggia.
Ma c’è una novità destinata a causare polemiche anche nel centrodestra: togliere ai consiglieri di maggioranza non rieletti i fondi a pioggia da loro decisi, almeno per gli stanziamenti più “frivoli” e non quelli ad esempio a favore dei Comuni.
Una soluzione, e pure in fretta va trovata, però. Del resto non si sono verificate, come si temeva, in quantità adeguata, le “maggiori entrate tributarie ed extratributarie”, o “trasferimenti erariali compensativi”, a cui l’erogazione effettiva di quei finanziamenti era vincolata. C’è poi a complicare tutto anche la partita difficilissima del risanamento del buco della sanità, che nella migliore delle ipotesi sarà compresso dalle Asl a 130 milioni di euro.
Ferma è in ogni caso, la volontà di “punire” l’opposizione, che del resto sono pronte a dare battaglia presentando un apposito emendamento per cancellare tutti i fondi a pioggia decisi a dicembre 2023, definiti in modo spregiativo “leggi mancia”, bollati come una “vergognosa forma di clientelismo”, di distribuzione di soldi pubblici senza bandi, criteri e requisiti, e in base alla qualità e priorità delle proposte. E certo però che davanti alla forbice del centrodestra, i consiglieri di opposizione che erano in carica anche nella precedente legislatura, si troveranno nella imbarazzante condizione di non avere argomenti per difendere il loro tesoretto.
Il gruppo di consiglieri sabato ha parlato anche della promessa mancata dall’assessore regionale al Bilancio Mario Quaglieri, di FdI, che dopo aver vinto il braccio di ferro con il capogruppo, Massimo Verrecchia, a seguito dell’intervento d’autorità del presidente Marsilio che ha imposto al capogruppo il ritiro di tre emendamenti per la cancellazione dei finanziamenti ad hoc da 700.000 euro a tre comuni “amici” , inseriti nella legge di Assestamento dallo stesso Quaglieri. E la promessa, non ancora onorata per tenere a bada la truppa, era quella di mettere a disposizione ulteriori stanziamenti a disposizione degli altri consiglieri.






