LEGGE URBANISTICA: BLASIOLI, “GRAZIE AD EMENDAMENTI CENTROSINISTRA LIMITATI DANNI”

1 Ottobre 2020 14:51

L’AQUILA – “Alla fine di una lunga giornata consiliare non sappiamo ancora se l’Abruzzo avrà una nuova legge organica in materia di urbanistica entro dicembre, come asserisce il presidente del Consiglio regionale Sospiri e dopo 37 anni di attesa, oppure se le norme approvate due giorni fa di fatto saranno una sorta di revisione della disciplina a cui non seguirà alcun atto normativo, come invece siamo indotti a credere”.

Restano critici e scettici i consiglieri regionali di centrosinistra dei gruppi Pd, Legnini Presidente, Abruzzo in Comune e Gruppo misto sull’approvazione del progetto di legge n. 135 firmato dal centrodestra.

“In compenso grazie ad un vero e proprio placcaggio da parte di tutto il centrosinistra, siamo riusciti ad evitare alcuni degli aspetti più dubbi e sconcertanti della disciplina proposta”, sottolineano i consiglieri Silvio Paolucci, Antonio Blasioli, Dino Pepe, Pierpaolo Pietrucci, Americo Di Benedetto, Sandro Mariani e Marianna Scoccia – Portiamo a casa la soluzione ad alcune criticità, ma restano tanti dubbi sia sull’impianto che sulle finalità, che, ripetiamo, non siamo ancora in grado di cogliere, vista l’esigenza di una disciplina ampia e condivisa con Inu, categorie, territori e addetti ai lavori di cui ad oggi non esiste nulla di concreto”.

“Grazie al nostro lavoro alcuni problemi sono stati risolti – illustra il consigliere Antonio Blasioli fra i proponenti degli emendamenti al testo – il primo, riguarda il procedimento di integrazione fra procedure urbanistiche e valutazione ambientale strategica, l’articolo non è stato cassato come chiedevamo, ma abbiamo ottenuto che le nuove norme che disciplinano l’integrazione avranno bisogno del voto dell’aula del Consiglio Regionale e non della Giunta. Sull’articolo 13, è passata la soppressione dell’intero disposto e siamo felici che questa scelta sia stata avallata dalla Lega, contrariando il Presidente Sospiri, perché il testo consentiva nuove occupazioni di suolo pubblico o privato di uso pubblico, con opere contingenti e rimovibili a favore dei gestori degli esercizi pubblici, anche in deroga ai vigenti regolamenti edilizi e strumenti urbanistici comunali, nell’unico rispetto dei requisiti igienico sanitari e di sicurezza. Era una norma inutile, peraltro, perché parametrata al dato temporale del 31 ottobre (previsto dal decreto rilancio).





“Idem per l’articolo 15, che perde il comma 5 che consentiva la possibilità di destinare immobili pubblici a usi non consentiti dalla legge e per un termine di due anni, rimettendo ai Comuni, dopo i due anni, la possibilità di stabilizzare la nuova destinazione.  Resta la possibilità di fare usi diversi di immobili pubblici e privati, con tutto quello che produrrà in termine di rumore e inquinamento, ma solo per due anni. È passato il nostro emendamento che esclude dalle procedure di variante la retrocessione delle aree edificabili ad agricole e a verde privato. Una buona notizia per tante famiglie che non dovranno pagare più l’imu su terreni su cui non avevano intenzione di edificare, per tanti piccoli Comuni per i quali si semplificano le procedure e anche per l’ambiente, visto che si persegue nel limitare il consumo di suolo. Sono e resto contrariato all’articolo con cui si stabiliscono premialità di cubature fino al 65 per cento gli edifici residenziali, nei casi di demolizione e ricostruzione, modificando l’articolo 3 del decreto sviluppo regionale: in un momento in cui con il superbonus 110% c’è la possibilità di buttare a terra un intero edificio e di ricostruirlo praticamente gratis migliorandone la classe energetica e quella sismica, è eccessiva una nuova cubatura del 15 per cento, legata proprio al superamento della Classe Energetica A. Incremento che si aggiunge al 50 per cento già previsto del decreto sviluppo, portando così al 65 per cento la possibilità di aumento delle cubature”.

“Sarebbe stato interessante dare la possibilità ai Comuni di recepire in parte le norme contenute in questa nuova legge o di diversificarne l’applicazione sui territori, come chiedeva la consigliera Stella – concludono i consiglieri –  sarebbe stata una buona mediazione, purtroppo non accolta per la necessità di votaresubito un testo che non abbiamo ancora capito a chi o a cosa gioverà: visto che non è stato preso un impegno a costruire con Inu, categorie e territori un testo unico di vera riforma che non faccia propaganda, ma snellisca e semplifichi davvero il settore e che tenga conto di com’è cambiato l’Abruzzo in questi 37 anni, che sia snello e flessibile che consideri tali e tante diversità che abbiamo a livello urbanistico”.

 

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