LISTE ATTESA ASL PESCARA: APERTA INCHIESTA,
PRELEVATI DOCUMENTI ASSESSORATO-DIPARTIMENTO SALUTE

INDAGINI PROCURA PER ORA CONTRO IGNOTI E SENZA IPOTESI REATO, POLIZIA GIUDIZIARIA IN STABILIE VIA CONTE RUVO

20 Giugno 2024 19:54

Pescara - Cronaca, Sanità

PESCARA – La Procura della Repubblica di Pescara ha aperto un’inchiesta, per ora contro ignoti e senza ipotesi di reato, in merito alle liste d’attesa della Asl di Pescara.

Questa mattina la polizia giudiziaria ha acquisito una grossa mole di documenti nella sede dell’Assessorato regionale alla Salute e in quella del Dipartimento regionale alla salute che sono nello stesso stabile in via Conte di Ruvo.

Gli inquirenti sono anche andati presso la sede della Asl.

Gli stessi hanno anche ascoltato i vertici dirigenziali della Agenzia sanitaria regionale, nella stessa sede della Asr per chiedere informazioni sulle liste d’attesa, problematica sulla quale l’Ageniza sanitaria aveva nei mesi scorsi ricevuto un incarico per verificare lo stato dell’arte e identificare soluzioni.





Il caso è esploso nelle scorse settimane con un servizio della trasmissione Fuori dal Coro di Rete4, quando l’inviata Costanza Tosi ha provato ad intervistare il direttore generale della Asl di Pescara, Vero Michitelli, in merito ai rimborsi negati a quei cittadini costretti a pagare anche centinaia di euro per le visite mediche  intramoenia.

Un diritto, secondo la trasmissione condotta da Mario Giordano, previsto dal decreto legislativo 124 dell’aprile 1998, nel caso in cui una Asl non riesca a garantire esami e visite entro i tempi stabiliti. Una legge che non sempre viene applicata, nemmeno in Abruzzo.

Ad essere intervistato un paziente che si è sottoposto ad una risonanza magnetica per un dolore sospetto alla spalla, e che come tanti altri, a causa delle liste di attesa interminabili, si è dovuto rivolgere a pagamento in intramoenia, ovvero pagare un medico della Asl che però opera dentro l’ospedale come libero professionista, al di fuori del normale orario di lavoro.

L’uomo ha poi fatto domanda di rimborso alla Asl, che ha risposto per mail che non era possibile, in quanto il decreto legislativo 124 ha cessato di avere una validità giuridica con l’entrata in vigore delle discipline regionali.

Stessa sorte di un’anziana paziente che ha forti dolori alle mani e a cui era stata prescritta un elettromiografia entro 60 giorni: anche qui nessun posto disponibile per essere visitata, e poi nessun rimborso per la prestazione intramoenia pagata dalla signora di tasca propria.





La voce è stata data anche a pazienti in fila al cup, stanchi e inviperiti, che si sentono dire che la loro visita potranno farla tra un anno, oppure che non ci sono possibilità, essendo le liste di attesa già chiuse. Però pagando, la visita la si può ottenere in intramoenia anche dopo due giorni.

Il problema è che tante persone, in particolare anziane con pensioni di poche centinaia di euro, non hanno una disponibilità economica tale per andare per le vie brevi.

All’ufficio relazioni con il pubblico le addette hanno spiegato alla cronista che la linea aziendale è quella di non dare rimborsi. Ma la responsabile ha ammesso di non essere a conoscenza dell’esistenza della legge nazionale che invece prevede rimborsi. Assicurando comunque che poi che se la sarebbe letta e studiata, per poi dare eventualmente una risposta.

E così la cronista è andata a trovare direttamente il direttore generale Vero Michitelli, nominato dal centrodestra in Regione a settembre, che però ha tirato dritto, allungando il passo, spiegando con tono molto infastidito che “ho altro da fare”, e di dover andare ad “onorare un appuntamento”. Aggiungendo che “è sgradevole essere inseguiti così”.

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