L’AQUILA: QUADRI PELLICCIOTTI SPARITI, CIALENTE A BIONDI, “INFORMATI E NON FARE IL BAMBINO”

4 Agosto 2021 09:54

L'Aquila: Politica

L’AQUILA – “Mi dispiace sempre dover rispondere al Sindaco Biondi che, come certi bambini, bambini con qualche problema relazionale, accusa sempre gli altri di qualcosa che non va. Essendo egli un ragazzo in gamba ed intelligente, credo che il suo comportamento, in questi casi, sia da ricondurre alla sua modesta esperienza istituzionale. Spero che con il tempo acquisisca la dimensione giusta e coerente di rappresentante del popolo”.

Esordisce così l’ex sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, del Partito democratico, contro il sindaco Pierluigi Biondi, di Fratelli d’Italia. Al centro della polemica il giallo dei dipinti dell’artista Tito Pellicciotti, originario di Barisciano, donati al Comune dell’Aquila nel 1996,  L’amministrazione comunale ha dovuto restituire agli eredi, dopo tre sentenze di tribunale, Corte d’Appello e Tar, la collezione delle 91 opere d’arte da cui mancano, però, dieci dipinti, spariti nel nulla.

In una nota congiunta Biondi e dell’assessore Vito Colonna hanno però affermato che abbiamo rintracciato una lettera del 2012 in cui l’allora sindaco di Navelli, offriva il restaurato palazzo De Roccis per ospitare i quadri, la cui mancata esposizione è stata alla base del contenzioso che si è concluso con l’obbligo della restituzione agli eredi. Distratto l’ex sindaco, Massimo Cialente, distratta l’ex assessore alla Cultura, Stefania Pezzopane, cui era indirizzata la lettera”.

A seguire la replica di Cialente.

LA NOTA COMPLETA

Oggi Biondi, con controfirma dell’ex Presidente del Consiglio Comunale Vito Colonna, attualmente assessore ai lavori pubblici (anche se chi decide i lavori pubblici è il Vice Sindaco Daniele), firmano un comunicato stampa sulla vicenda delle opere donate 25 anni fa, al Comune dell’Aquila, dagli eredi del maestro Tito Pellicciotti, ai quali , dopo un azione legale (della quale sarebbe utile al sindaco conoscere le fasi, sin dall’avvio), dovranno essere rese perché mai esposte.. Ora il problema è sorto sulla stampa perché non se ne ritrovano dieci, secondo quanto denuncia il consigliere De Santis.

Il Sindaco addossa la responsabilità della causa persa a me ed all’allora assessore Stefania Pezzopane, in quanto non avremmo inviato le opere a Navelli nel 2012, come richiesto dall’allora Sindaco del vicino comune.

Occorre ricordare che prima del sisma le opere del Maestro erano esposte nella sala preconsiliare (capisco che Biondi non sia mai entrato prima del 2009 nella sede di Palazzo Margherita, ma Vito Colonna lo sa bene), e che le stesse, dopo il terremoto, furono trasportate, come tutte le altre opere di proprietà comunale, in un deposito, sia quelle rimaste integre che quelle danneggiate.

Poiché nel 2012 avevamo ancora la speranza che la ricostruzione pubblica potesse , non dico correre, ma almeno camminare spedita, ritenemmo che fosse più utile, pur ringraziando il Comune di Navelli, trattenere le nostre opere all’Aquila, in attesa della ricostruzione dei tanti edifici di nostra proprietà. Pensavamo al piano terra di Palazzo Margherita, da trasformare in piccolo museo di tutte le nostre opere, una volta liberato dall’Archivio Notarile e dagli archivi comunali.

Perché tutto ciò? Ricostruire la vicenda.

La donazione fu fatta nel dicembre del 1996; al primo articolo dell’atto vi era scritto che la donazione era concessa purché le opere fossero state esposte nella Pinacoteca Comunale, nella Città dell’Aquila, in una sala intitolata a Tito Pellicciotti.

Nel 2004 gli eredi promossero una prima causa, non essendo state rispettate le clausole. Le opere furono allora esposte, in gran parte, nella sala pre-consiliare, ma ciò non fu ritenuto sufficiente da parte del tribunale che, proprio a ridosso del sisma, condannò il Comune alla restituzione dei dipinti. Fu quindi proposto appello nel 2010, appello perso nel 2016, per le stesse motivazioni: niente Pinacoteca nella città capoluogo.

Come Comune tentammo anche di trattenere le opere chiedendo alla Soprintendenza di apporre un vincolo complessivo sulla collezione, richiesta che fu bocciata dai funzionari della stessa che ritennero non ve ne fossero i presupposti.

Ergo, una trasferta delle opere a Navelli sarebbe stata del tutto inutile, proprio perché le tele sarebbero state esposte fuori della città.

L’unica strada percorribile sarebbe stata, una volta realizzata la pinacoteca comunale, trattare con gli eredi, cercando di recuperare il tempo perso, anche a causa del sisma.

Ora, visto che il Sindaco me ne offre l’occasione, sono io che chiedo a lui di spiegarci quali contatti ha avuto, se ne ha avuti, con gli eredi Pellicciotti in questi quattro anni successivi alla sentenza d’appello, ma soprattutto cosa sta facendo per ritrovare le opere scomparse.

Un ultimo gratuito ed amicale consiglio: prima di affidarsi agli addetti stampa per attizzare polemiche e sgravarsi di qualche piccola responsabilità, si informi meglio sull’argomento che vuol far trattare. Non sempre si discute del vasetto di marmellata sparito.

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