COVID. CAPO MAXI-EMERGENZE IN ABRUZZO PER UN INTERVENTO DECISO: ''AGIRE SUBITO, OSPEDALI SOTTO PRESSIONE, INEFFICACE CLASSIFICAZIONE REGIONI ROSSE, ARANCIONI E GIALLE''. ''CONTAGI A L’AQUILA E TERAMO STANNO SCENDENDO''. COME MARSILIO ACCUSE A GOVERNO: ''PAGHIAMO DUE MESI PERSI PER RITARDO NEL TRASFERIRE POTERI A REGIONI''

“LOCKDOWN PER SPERARE IN NATALE SERENO”, ALBANI: “PREOCCUPA CURVA IN PROVINCIA CHIETI”

di Filippo Tronca

11 Novembre 2020 08:05

PESCARA – “È assolutamente necessario che in tutta Italia si torni in tempi brevi ad un lockdown completo e generalizzato, per almeno tre settimane, superando le classificazioni delle singole regioni in gialle, arancioni e rosse. Solo in questo modo potremo frenare i contagi e sperare di trascorrere un Natale più sereno”.

Suggerisce un motivo di speranza, ma non nasconde certo la situazione di grave emergenza in cui anche l’Abruzzo, assieme a  tutto il Paese, è ripiombato con la seconda ondata di coronavirus, il dottor Alberto Albani, referente regionale per le maxi emergenze sanitarie, che da fine gennaio sta guidando anche la task force regionale sul Covid 19, nonché direttore del Dipartimento Emergenza-Urgenza della Asl pescarese. Nominato a capo delle emergenze nel 2017 dall’ex governatore di centrosinistra, Luciano D’Alfonso, ora senatore del Pd, Albani è stato confermato dal centrodestra di Marco Marsilio, e dell’assessore alla Salute Nicoletta Verì.

“I decessi  – prosegue Albani  – purtroppo non sono una sorpresa: a smentire ancora una volta i negazionisti, sono proporzionali al numero dei contagi, e il tasso di mortalità di questo virus è molto elevato. Per di più si constata che si è abbassata anche l’età media di chi non ce la fa, rispetto agli 80enni della prima ondata, oggi muoiono anche tanti 60enni e 50enni, e si può morire anche ventenni, e senza altre patologie”, riferendosi alla giovane mamma di un bimbo di tredici mesi deceduta lunedì a Torino.

Argomenti che portano dunque Albani, in concomitanza con la odierna entrata in vigore dell’inasprimento delle restrizioni con l’Abruzzo che è stato declassato a regione arancione, ad allinearsi a quanto sostenuto ieri dal governatore, Marsilio: “io temo che avendo di fatto accumulato questo ritardo di 4-5 mesi e non avendoci messo nelle condizioni di poter reggere l’urto fra 10 o 15 giorni, questo tema della giallo arancione sarà superato perché saremo tutti in zona rossa”.

Del resto, l’ipotesi di lockdown generalizzato invocata da giorni dai medici italiani, si fa strada anche nel governo, se dal monitoraggio che potrà essere fatto già tra una settimana, le misure finora adottate, delle chiusure morbide e diversificate dovesse rivelarsi inefficaci, innescando una drammatica carenza di posti letto che imporrebbe la creazione a tempo di record di nuovi Covid hospital, anche da campo.

“Da tecnico condivido l’idea che sia necessario fare un lockdown completo e generalizzato – ribadisce Albani -, come quello adottato a primavera, per intenderci, per due o tre settimane, e per poi per sperare in un Natale decisamente più tranquillo. È fondamentale infatti ridurre la  pressione sugli ospedali, finché siamo in tempo. Non entro nel merito dei 21 criteri per classificare le regioni con i tre colori e restrizioni crescenti, senz’altro basate su parametri oggettivi, il punto è che ad oggi se ci si sposta per motivi di lavoro, da una regione rossa ad una gialla, per fare un esempio, diventa difficile contrastare con efficacia l’epidemia, il rischio di ulteriori contagi”.

In questi mesi non è stata facile l’azione di Albani: tra i “generali” che affrontano in questi mesi un nemico invisibile e implacabile, anche il capo delle maxi-emergenze è finito spesso al centro di attacchi, accusato dalla sanità e politica aquilana e teramana di aver favorito scelte giudicate più attente alle esigenze della costa rispetto all’Abruzzo interno, che ora a differenza della prima ondata, è quello che subisce gli effetti più devastanti dell’epidemia. Una bufera lo ha poi investito quando ha affermato che in Abruzzo può esserci un solo ospedale di secondo livello con tutte le specialità, da individuare in quello di Pescara.

Sul tavolo delle riunioni della task force a cui ieri Albani ha partecipato, i numeri aggiornati del drammatico bollettino: 746 i nuovi contagiati, record assoluto, di cui 449 sono riferiti a tracciamenti di focolai già noti, e con un bilancio di pazienti deceduti che sale a 628, con 26  nuove vittime, tutti residenti in provincia dell’Aquila, di cui 21  verificatisi nelle 3 settimane precedenti, ma comunicati solo oggi dalla Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila,




Dei nuovi contagi 272 in provincia dell’Aquila, 178 in  provincia di Chieti, 143 in provincia di Pescara e 142 in provincia di Teramo.

Numeri allarmanti, non può che confermare Albani che spiega: “abbiamo effettuato un’analisi epidemiologica su base provinciale, ed emerge che la curva nella provincia di Teramo L’Aquila sta scendendo, mentre sta aumentando in modo significativo in provincia di Chieti, resta stabile in provincia di Pescara. Non dobbiamo guardare infatti solo al numero dei contagi, ma a quello dei focolai attivi, ed è per questo che a preoccupare, ripeto, è in particolare la provincia di Chieti”.

Altro tema caldo, anzi incandescente, è la tempestività dei tamponi alla popolazione, la capacità di tracciamento, e il rischio che a pagare un alto prezzo siano anche i pazienti no covid, che non possono in questa fase di emergenza acuta ricevere cure e assistenza adeguate. A proposito di tamponi, l’ex sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, medico pneumologo, ieri ha tuonato: “il referto arriva a sette giorni ed è un pericolo, un danno, una delle cause della situazione pandemica aquilana, una vergogna”. ll sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto ha rabbiosamente chiesto più tamponi sull’intero territorio e supporto alla Asl anche con l’allestimento di nuove aree per i test drive-in.

“Il numero di tamponi in Abruzzo è elevato – spiega il medico -, e abbiamo ancora la possibilità di fare un tracciamento abbastanza importante dei contatti a rischio con i contagiati. Per quanto riguarda le altre patologie: attualmente, a differenza di marzo, tutte le attività ambulatoriali e chirurgiche sono aperte, questo consente di fare accertamenti e  garantire le cure. Ricordo poi che la risposta alle patologie tempo-dipendenti sono state sempre garantite e lo sono tuttora. Non c’è questo rischio e non c’è stato nemmeno nella prima ondata”.

In Abruzzo anche la giornata di ieri è stata segnata dalle feroci polemiche sulla situazione di drammatica emergenza che si vive in particolare nella Marsica, dove il sindaco di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio, a nome di decine di altri primi cittadini, parlando di “ospedali al collasso” è arrivato a invocare l’intervento dell’esercito con un ospedale da campo. Bordate dal capogruppo del Pd in Regione, ex assessore alla Sanità, Silvio Paolucci, secondo il quale “in otto mesi di Covid la grande assente in Abruzzo è stata l’Amministrazione Regionale sul fronte sanitario e non solo quello”.

“La Marsica è uno dei territori più colpiti – afferma a questo proposito Albani -, e la pressione è importante, ma stiamo facendo tutto il possibile per allentare questa pressione, trasferendo i pazienti in altri nosocomi, montando ad esempio la tensostruttura per favorire il pre-triage davanti all’ospedale di Avezzano”.

Aggiungendo infine, ancora in linea con le accuse al governo Conte del presidente Marsilio: “Dopo la prima ondata c’è stato un ritardo da parte dello Stato centrale nel dare la delega come soggetti attuatori ai presidenti di Regione, per aggiornare e acquistare attrezzature, per effettuare interventi di adeguamento edilizio negli ospedali, per  potenziare nel complesso il sistema sanitario. Si sono persi due mesi preziosi per poter prepararci al meglio ad affrontare la seconda ondata. Ora paghiamo le conseguenze di questo ritardo. Ed è per tale ragione che non possiamo far altro che tornare al lockdown generalizzato”.

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