L’OMBRA DELL’USURA SULLE IMPRESE PIEGATE DAL COVID. IN ABRUZZO 5.911 IN SOFFERENZA E A RISCHIO

L'ALLARME DELLA CGIA DI MESTRE, A LIVELLO PROVINCIALE SITUAZIONE PIU' ALLARMANTE A TERAMO, CON 1.603 ATTIVITA' INSOLVENTI E PRECLUSE DALL'ACCESSO AL CREDITO. "A FAVORIRE IL FENOMENO ANCHE LE TANTE SCADENZE FISCALI IN AUTUNNO".

21 Settembre 2021 08:04

Regione: Abruzzo

L’AQUILA – Uno degli ultimi campanelli d’allarme in Abruzzo, è stato l’arresto da parte della Guardia di Finanza di Sulmona di  tre napoletani per ripetuti episodi di strozzinaggio nei confronti di diversi imprenditori dell’Alto Sangro, costretti con le minacce e la violenza a pagare interessi fino al 400%.

Del resto già a giugno dell’anno scorso, subito dopo l’uscita dalla prima ondata della pandemia del covid-19, il comandante regionale della Guardia di Finanza Gianluigi D’Alfonso, aveva lanciato un chiaro e perentorio allarme: “Questa pandemia economica  sta determinando anche in  Abruzzo una debolezza degli operatori economici e dunque un terreno favorevole per la malavita e la criminalità organizzata che dispongono di liquidità ingente che può essere messa a disposizione, attraverso in particolare il prestito ad usura. L’attenzione deve essere massima”.

A confermare ora quel timore è uno studio su base nazionale e regionale della Cgia di Mestre, in base al quale sono circa 176.400 le imprese italiane che si trovano in sofferenza e dunque a rischio di cadere nella rete dei cravattari. In Abruzzo sono ben 5.911 .

Parliamo di società non finanziarie e famiglie produttrici che sono state segnalate come insolventi dagli intermediari finanziari alla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia. Una “bollinatura” che, per legge, non consente a queste aziende di accedere ad alcun prestito erogato dal canale finanziario legale. Pertanto, non potendo beneficiare di liquidità, rischiano, molto più delle altre, di chiudere o di scivolare tra le braccia degli usurai.

Un dato quello abruzzese da metà di una classifica, nella quale in vetta troviamo Lombardia 27.250 imprese, Lazio 17.817 e Campania 15.870.

A livello territoriale le società in sofferenza abruzzesi sono 1.603  in provincia di Teramo , 1.567  in provincia di Chieti, 1.489  in provincia di Pescara e infine 1.252 in provincia dell’Aquila.

Nella classifica delle province italiane ecco i primi posti: Roma 13.310, Milano 9.931, Napoli 8.159, Torino 6.297, Firenze 4.278, Brescia 3.444, Salerno 3.407 e Perugia 3.341.

Le province meno interessate da questo fenomeno, invece, sono quelle che, in linea di massima, sono le meno popolate: come Belluno (con 360 aziende segnalate alla Centrale Rischi), Isernia (333), Verbano-Cusio-Ossola (332) e Aosta (239).

Analizzando i dati per ripartizione territoriale appare che l’area più a “rischio” è il Sud: qui si contano 57.992 aziende in sofferenza (pari al 32,9 per cento del totale), seguono il Centro con 44.854 imprese (25,4 per cento del totale), il Nordovest con 43.457 (24,6 per cento del totale) e infine il Nordest con 30.070 (17 per cento del totale).

La Cgia di Meste paventa anche una sorta di “autunno caldo” anche per il rischio di usura: “Da sempre le scadenze fiscali fungono da ”innesco”, spingendo molte piccole aziende in difficoltà economica a “contattare” usurai od organizzazioni criminali per acquisire la liquidità necessaria per onorare questi impegni. Quest’anno, poi, il mese di settembre è in
assoluto il più ricco di scadenze fiscali, anche perché riprende l’attività di riscossione e notifica di nuove cartelle esattoriali da parte dell’Agenzia delle Entrate”.

Entro il  15 e il 16 settembre scorsi, infatti le imprese soggette agli Isa, ovvero agli ex studi di settore, dovevano pagare l’Irpef, l’Ires, l’Irap e l’ Iva.

In scadenza il ravvedimento breve e il 30 settembre è prevista la scadenza per il versamento delle rate della rottamazione-ter e del saldo e stralcio scadute il 31 luglio 2020.

“Un vero e proprio tour de force che potrebbe mettere in seria difficoltà la tenuta finanziaria di tantissime attività che, tradizionalmente, sono a corto di liquidità: soprattutto in questa fase economica così delicata”, commenta la Cgia.

“Sebbene con le sole denunce effettuate all’Autorità giudiziaria non sia possibile dimensionare con precisione il fenomeno dell’usura, dopo la forte contrazione registrata tra il 2016 e il 2018, successivamente le stesse sono tornate a crescere  . Ancorché il numero assoluto sia molto inferiore delle punte registrate nella prima parte del decennio scorso, secondo il Ministero dell’Interno nel 2020, annus horribilis dovuto alla pandemia, le denunce sono salite a 222 (+16,2
per cento rispetto al 2019). Va altresì segnalato che l’anno scorso tra tutti i reati contro il patrimonio, le denunce per usura e le truffe, in particolar modo quelle informatiche, sono state le uniche a registrare una variazione positiva”, si legge ancora nello studio.

 

 

 

Commenti da Facebook
RIPRODUZIONE RISERVATA
    Articolo

    Ti potrebbe interessare: