LUTTO PER LA SCOMPARSA DEL PROFESSOR ENRICO BELLOTTI, PRIMO DIRETTORE DEI LABORATORI DEL GRAN SASSO

13 Settembre 2021 17:05

L’AQUILA – “Ci ha lasciati Enrico Bellotti, per tutti quelli che lo conoscevano affettuosamente Puccio”.

Inizia così la nota della comunità scientifica dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso.

Professore di Fisica prima all’Università Statale di Milano e quindi all’Università di Milano Bicocca, Bellotti è stato il primo direttore dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, “fornendo un contributo incommensurabile alla realizzazione di quello che oggi è internazionalmente riconosciuto essere il più importante laboratorio sotterraneo al mondo e fiore all’occhiello dell’Infn nell’ambito della fisica delle astroparticelle”.

“Ricordo Puccio professore all’Università Statale di Milano come un docente di laboratorio capace di coinvolgere ed interessare gli studenti – ricorda Ezio Previtali, professore all’Università di Milano Bicocca e attuale direttore Lngs – e del suo ruolo da direttore Lngs la lucidità nella strategia per approntare il nuovo laboratorio. Ritengo che il contributo dato da Puccio alla fisica delle astroparticelle sia enorme: il suo lascito è tangibile visitando i Lngs e ci accompagnerà ancora per molti anni a venire”.

“Studente presso l’Università di Pavia- ricorda Oliviero Cremonesi, presidente della Commissione Scientifica II dell’Infn e componente della collaborazione Cuore- andai a Milano per cercare una tesi in fisica teorica. Tra i tanti docenti incontrai anche Puccio e infine scelsi una tesi in fisica sperimentale sul decadimento del protone. Essere convincente gli era naturale. Maestro per molte generazioni di studenti che amavano passare il tempo in laboratorio con lui, posso sinceramente dire che ha cambiato il corso della mia vita”.

“La mia collaborazione con Enrico Bellotti è iniziata negli anni ’60 e tantissimi sono gli eventi scientifici e personali che ho condiviso con lui. Voglio ricordarne la grande onestà intellettuale, la lealtà e il rispetto per i colleghi e un’innata capacità di intuire nuove opportunità – spiega il professore emerito Giampaolo Bellini dell’Università Statale di Milano e uno degli ideatori dell’esperimento Borexino – Fondamentale fu il contributo dato da Enrico, durante la sua direzione dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, alla realizzazione di Borexino, un esperimento considerato all’inizio degli anni 90 una sfida tecnologica.”

Enrico Bellotti si è laureato Fisica a Milano negli anni ’60 e ha iniziato la sua carriera scientifica lavorando a esperimenti presso la camera a bolle Gargamelle al CERN.

L’interesse per lo studio delle interazioni dei neutrini in camera a bolle continua fino agli anni 70 inoltrati e Bellotti ha conseguito menzione della EPS per la scoperta delle correnti deboli neutre. Si è quindi interessato di ricerche di violazione di parità in reazioni nucleari per contribuire poi, all’inizio degli anni 80, all’esperimento NUSEX sul decadimento del protone al Monte Bianco: in questo ambito, importanti sono le sue intuizioni e contributi allo studio dei neutrini atmosferici. Sempre al Monte Bianco Bellotti ed Ettore Fiorini allestirono uno dei primi esperimenti in sotterranea sulla Ricerca del Decadimento Doppio Beta del Ge76.

Negli anni 80, in concomitanza con la sua attività di direttore LNGS, inizia la sua collaborazione con GALLEX che continuerà per molti anni e lo porterà ad essere lo spokesperson di GNO. Come direttore LNGS stimola l’installazione di un piccolo acceleratore sotterraneo per lo studio di reazioni nucleari di interesse astrofisico: LUNA. Promuove inoltre ricerche in altri settori della Scienza, convinto che i laboratori non debbano essere solo un’occasione per la fisica astroparticellare.

Prima di ritirarsi si dedica a ricerche di fisica fondamentale, studiando la possibile dipendenza dal tempo delle costanti di decadimento nucleare. Tutta la sua carriera è stata inoltre pervasa da un grande interesse per il doppio decadimento beta. Dagli esperimenti con i primi rivelatori a germanio al Monte Bianco negli anni 80, alla camera multiproporzionale a Xenon durante il periodo di direzione LNGS. Infine con il contributo a GERDA, in prosecuzione di quegli studi pionieristici fatti presso il laboratorio del Monte Bianco.

Commenti da Facebook
RIPRODUZIONE RISERVATA
    Articolo

    Ti potrebbe interessare: