MAFIA DEL PASCOLI: SEI GLI ABRUZZESI SOTTO INCHIESTA PER TRUFFA MILIONARIA ALL’UNIONE EUROPEA

27 Settembre 2023 09:33

Regione - Cronaca

L’AQUILA – Ci sono sei  abruzzesi  o persone comunque residenti nella regione tra gli indagati  nell’inchiesta sulla mafia dei pascoli  scattata ieri all’alba. Si tratta di una indagine della Procura dell’Aquila e della Finanza di  Pescara che ha nel mirino la malavita  foggiana. Una frode con fatture false, prestanome  e contratti fittizi.

Tra  gli inquisiti  locali  ci sono Francesca Federico di Popoli residente a Navelli e Americo Pezzopane dell’Aquila, Luca Federico di Popoli, residente a Navelli, Renata Mysliwy polacca residente all’Aquila, Marina Casarin di Venezia, residente all’Aquila, Fabio Giuseppe Borda, di Saluzzo (Cuneo) e residente all’Aquila.





Le accuse, a vario titolo, sono rilevanti: reimpiego di proventi illeciti, ricettazione, truffa aggravata ai danni dello Stato e per il conseguimento di erogazioni pubbliche, autoriciclaggio.

Tra i principali indagati pugliesi, che in tutto sono una quindicina,  ci sono  i fratelli Armando e Mariano Berasi e Angelo Tarantino. Una indagine laboriosa, durata due anni, con 100 mila intercettazioni telefoniche e 8.000 interrogazioni alle banche dati e accertamenti bancari su 270 conti correnti

Nel complesso sono  75 i coinvolti, con 25 misure cautelari personali, 16 perquisizioni e sequestri preventivi in esecuzione, in tutta Italia, tra Abruzzo, Puglia, Trentino Alto Adige, Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Lazio e Campania.





Per truffare  l’Unione Europea  l’associazione per delinquere, operativa dal 2014, avrebbe simulato il possesso dei requisiti necessari per ottenere la disponibilità di terreni e di corrispondenti titoli ‘Pac’, rilasciati gratuitamente dalla Riserva Nazionale dei Titoli ai nuovi giovani imprenditori agricoli.

Secondo gli investigatori, le nuove imprese agricole fittizie sarebbero state in combutta con  società cooperative agricole o associazioni temporanee di imprese, costituite per ottenere  vasti terreni la cui concessione ad uso civico veniva messa a bando dai Comuni.

Le frodi, accertate dai finanzieri, ammonterebbero a circa 5 milioni di euro.

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