MAFIA NIGERIANA A L’AQUILA: BOSS “SEKI” DAVA ORDINI IN TUTTA ITALIA, NOZZE CON AFFILIATI IN CITTA’

27 Aprile 2021 07:45

L’AQUILA – Una delle più potenti organizzazioni criminali nigeriane, in Italia, il “cult” di Black Axe, prendeva ordini da L’Aquila, dal suo boss 35enne Solomon Obaseki, detto  Seki o anche Titus, con collegamenti video dal suo appartamento a L’Aquila di via Tito Pellicciotti. Potendo contare sul territorio aquilano di una dozzina di collaboratori, residenti a Pizzoli (L’Aquila) e uno di loro, Silva Jolly, 27 anni, domiciliato presso il Consorzio celestiniano. Utilizzati come corrieri della droga, come mendicanti agli ingressi dei supermercati, e nell’attività di riciclaggio.

Questo è emerso dalla clamorosa inchiesta “Hello Bross” della procura distrettuale antimafia del capoluogo abruzzese, che si è poi sviluppata in altre 13 province italiane,  e che ha portato all’arresto di 30 persone e 25 denunce: tutte persone affiliate all’organizzazione mafiosa Zonal Head Italia, articolazione della Black Axe, che ha i suoi vertici in Nigeria. Province interessate quelle di Roma, Rieti, Bari, Caserta, Napoli, Reggio Emilia, Parma, Modena, Catania, Genova, Messina, Potenza e Terni.

Numerosi i reati contestati, in prevalenza rientranti nel cybercrime, realizzando così cospicui guadagni che in parte investivano in Nigeria per acquistare immobili: le evidenze investigative hanno delineato una struttura, operante anche a livello transnazionale, dedita alla commissione dei delitti con compiti svolti in modo modulare da ciascun appartenente. Una particolare forma di truffa informatica consisteva nell’acquisto di bitcoin con i quali venivano poi reperiti, nel mercato del darknet, i numeri delle carte di credito clonate che venivano a loro volta utilizzate per comprare sui siti e-commerce numerosi beni e servizi, quali cellulari, televisori, computer, abbigliamento e scarpe di marca, biglietti aerei etc. L’organizzazione no disdegnava affatto però lo sfruttamento della prostituzione, lo spaccio di droga, e il racket dell’accattonaggio fuori i supermercati.

I dettagli dell’operazione sono stati illustrati ieri nel corso di una conferenza stampa, presso la Questura dell’Aquila, alla presenza del Procuratore Capo, Michele Renzo, del direttore Centrale Anticrimine, Prefetto Francesco Messina e del questore di L’Aquila, Gennaro Capoluongo, direttore del Servizio centrale operativo della Polizia, Fausto Lamparelli, il capo della Squadra mobile dell’Aquila, Marco Mastrangelo

L’indagine è stata condotta dalla Squadra Mobile dell’Aquila, dalla Sezione di Polizia Giudiziaria e dal Servizio Centrale Operativo, collaborati dal Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia e dal Servizio Polizia Scientifica.

Una vera e propria mafia, che compete in Campania con la Camorra e che, si scopre aveva il suo capo proprio a L’Aquila, rappresentata da un 35enne, arrivato attraverso i flussi dell’immigrazione clandestina nel 2014 a Pozzallo, molto probabilmente dalla Libia. All”Aquila è arrivato nel 2018, ospite di un centro di accoglienza, e poi prendendo in affitto due abitazioni, in via di Ciocca e poi in via Pellicciotti. Aiutato dai suoi sodali ad ottenere il permesso di soggiorno con una falsa cessione di due fabbricati. L’Aquila era stata scelta per la sua vicinanza con Roma e per l’essere una città tranquilla, lontano dai riflettori. In città si è svolto anche un matrimonio di un capo appartenente ad un altra articolazione dei Black Axe in Italia. Obaseki è già imputato al Tribunale dell’Aquila per un traffico di 4 chili di hashish e pasticche.

“Le indagini non nascono dal nulla, ma da un terreno di conoscenze e nel momento si ragiona tanto sulla presenza e integrazione degli stranieri in Italia dobbiamo tener presente che non c’è integrazione senza regole”, ha detto Renzo nel corso della conferenza stampa.

In particolare sono partite nel 2018, ha spiegato ancora Renzo “ricostruendo con puntiglio l’attività di questa organizzazione che risponde agli schemi dell’associazione mafiosa, ovvero dominio di un gruppo, imposizione del dominio con l’uso della minaccia della violenza, capacità di imporre le proprie regole”.

“Black Axe è una confraternita universitaria nata negli anni ‘50 con le migliori intenzioni, anti-razzista e anti-colonialista, per poi degenerare in organizzazione mafiosa – ha aggiunto -. Quando si pensa alla mafia nigeriana non dobbiamo pensare solo a spaccio e prostituzione, è una organizzazione che ha metodi sofisticati di criminalità economica. Una mafia che sta compiendo un ulteriore passo dalla violenza del ‘fragrante’, che incide sugli individui, alla violenza sul sistema, perché questo è la criminalità economica. Nelle intercettazioni ha trovato conferma la consapevolezza della propria pericolosità, la necessità di non dare nell’occhio, aspetto a cui attribuivano moltissima importanza.”

Per “riciclare il denaro veniva usato un sistema antico e raffinato, che consente di riciclare ingenti somme, di illecita provenienza, inviando i soldi in Nigeria ma anche col criterio delle somme regolarmente acquisite attraverso attività come gli African Shop diventati punto di riferimento per coloro che vogliono trasferire somme in Nigeria, sia da proventi leciti che illeciti”.

“L’attività di indagine – ha sottolineato il capo della Squadra mobile dell’Aquila, Marco Mastrangelo – complessa ed articolata, ci ha permesso di verificare partendo dallo spaccio di droga una attività criminale molto più estesa ed organizzata con metodi innovativi ed informatici. E lo abbiamo fatto seguendo il capo che viveva all’Aquila e che era al centro della organizzazione che opera in tutta Italia con collegamento anche all’estero”.

“La peculiarità dell’operazione odierna, che più ci ha colpito sta nell’aspetto patrimoniale dell’impegno criminale, deriva significatine nel campo del riciclaggio di denaro. L’organizzazione però non ha affatto disdegnato il traffico di stupefacenti, prostituzione e accattonaggio Quest’ultimo praticato fuori i supermercati, rappresenta anzi uno dei passaggi iniziatici – ha commentato ancora il prefetto Messina – Queste organizzazioni nigeriane sono sempre più pericolose, basti pensare che in Campania, hanno oramai un livello di pariteticità con la camorra autoctona”.

REAZIONI

“Complimenti a forze dell’ordine e inquirenti che hanno ripulito l’Aquila e altre tredici province italiane dalla mafia nigeriana”, scrivein una nota il leader della Lega Matteo Salvini: “Per l’ennesima volta, la cronaca smentisce chi – per motivi ideologici – ha sempre negato l’esistenza di grandi organizzazioni criminali extracomunitarie. Tolleranza zero contro i delinquenti di ogni colore”.

“Congratulazioni alla Polizia di Stato e alla Dda dell’Aquila per la maxi-operazione ‘Hello Bross’ contro la mafia nigeriana. Decine di arresti e tra questi anche il capo in Italia della Black Axe, tra le organizzazioni più pericolose e che dal capoluogo abruzzese gestiva la rete criminale nel resto del territorio nazionale”, le parole del presidente di FdI, Giorgia Meloni: “Fratelli d’Italia è stata la prima forza politica a richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle Istituzioni sulla mafia nigeriana ma per anni siamo stati ignorati o addirittura accusati di razzismo. Lo Stato non deve cedere e continuerà senza sosta la guerra ad ogni mafia, italiana e straniera”.

“Desidero ringraziare le forze della Polizia di Stato dell’Aquila e la Magistratura per il loro grande impegno ed esprimere il plauso della Giunta che presiedo per l’operazione che questa mattina ha permesso di stroncare un’organizzazione mafiosa nigeriana, le parole del presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio.

“Il costante controllo del territorio garantisce a tutti noi cittadini di poter vivere in tranquillità anche in questo difficile momento dovuto alla pandemia. Una brillante operazione che conferma come la presenza dello Stato e delle Forze dell’ordine sia tanto più determinante quanto più i territori possano sembrare tranquilli. L’odierna operazione dimostra che non bisogna abbassare la guardia sul fenomeno mafioso”.

“Ringraziamenti ed encomi” sono stati rivolti dal sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, alla Procura della Repubblica e alla Polizia di Stato della questura del capoluogo: “Alla direzione investigativa distrettuale antimafia e antiterrorismo della Procura della Repubblica, al questore, alla Squadra mobile e alla polizia giudiziaria, che hanno condotto brillantemente le indagini per un lungo periodo, alle donne e agli uomini della polizia impegnati in tale difficile operazione contro questo filone della criminalità organizzata vanno le più fervide congratulazioni per la brillante azione che stanno conducendo – aggiunge il sindaco Biondi – Certo, apprendere che per due anni il boss di questa organizzazione, che aveva un’ampia diffusione e che gli inquirenti hanno considerato di elevatissima pericolosità, abbia vissuto nella nostra città fa nascere più di un’apprensione. Ma è tranquillizzante la circostanza che il leader di questa struttura malavitosa, dedita al traffico di droga, all’immigrazione clandestina, allo sfruttamento della prostituzione ed altri reati gravissimi, sia stato comunque tenuto sotto controllo dalla nostra polizia, che merita il ringraziamento dell’intera comunità aquilana”.

“È anche in virtù dell’attenzione e delle capacità delle forze dell’ordine, oltre che alla correttezza generale dei cittadini, che il capoluogo abruzzese risulta ogni anno tra le città più tranquille e sicure in campo nazionale nelle varie indagini sulla qualità della vita”, conclude Biondi.

“Alla Polizia, alla Direzione distrettuale antimafia e alla Procura dell’Aquila vanno i più sentiti ringraziamenti per la maxi operazione che ha sgominato un’organizzazione mafiosa nigeriana, radicata in diverse regioni italiane e anche in Abruzzo; una rete criminale molto pericolosa che operava su diversi fronti, con gravissime ripercussioni sulle comunità”, dichiara il coordinatore regionale della Lega Abruzzo, il deputato Luigi D’Eramo.

“Al di là dell’encomiabile lavoro di indagine portato avanti da forze dell’ordine inquirenti, non si può non rilevare la gravissima circostanza della presenza di così pericolose frange criminali nel nostro Paese e addirittura nel territorio regionale. Questioni su cui la Lega ha sempre prestato un’attenzione massima e, senza ombra di dubbio, proseguiremo sempre la nostra battaglia contro ogni mafia e contro ogni criminalità, chiedendo a gran voce e operando fattivamente per garantire sempre il diritto alla sicurezza”, conclude D’Eramo.

In una nota, la deputata abruzzese del Pd Stefania Pezzopane, della Presidenza del Gruppo dem alla Camera, esprime “soddisfazione alla Procura antimafia ed Polizia di Stato dell’Aquila per aver portato a termine un’operazione che ha prodotto decine di misure cautelari in carcere e perquisizioni nei confronti di 30 persone, indagate per associazione a delinquere di stampo mafioso e ritenuti membri dell’organizzazione mafiosa nigeriana denominata Black Axe, con base centrale proprio a L’Aquila”.

“Un plauso alle forze dell’ordine e alla magistratura, che per mesi hanno indagato nei confronti di questa associazione mafiosa intenta al compimento di numerosi reati tra cui traffico di stupefacenti, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, truffe romantiche, truffe informatiche e riciclaggio anche attraverso la compravendita di bitcoin, per un totale di quasi 100 capi di imputazione”, conclude Pezzopane.

“Apprendo con soddisfazione la notizia diffusa dagli organi di stampa circa l’operazione della Polizia dell’Aquila che ha consentito lo smantellamento di un organizzazione criminale con base nella nostra città e ramificata in tutta Italia”, scrive in una nota il vice presidente vicario del Consiglio regionale Roberto Santangelo.

“In virtù del ruolo istituzionale da me ricoperto e sicuramente a nome di tutta la cittadinanza, rivolgo un doveroso ringraziamento alle donne e agli uomini del Corpo di Polizia ed al Questore Gennaro Capoluogo per l’impegno profuso a tutela della comunità per le attività di controllo del territorio, svolte con grande spirito di abnegazione e professionalità. La nostra città ha sicuramente stimolato gli appetiti della criminalità organizzata in virtù della ferita che il sisma del 2009 ha inferto al territorio; la pandemia ha continuato a minare la stabilità economica e sociale della nostra comunità; è per questo che oggi, a fianco delle forze dell’ordine, insieme dobbiamo contribuire a gettare le basi di una rinascita sana, all’insegna della legalità, del rispetto delle regole, della denuncia degli abusi, del rifiuto di qualsivoglia prospettiva di facile arricchimento; lo dobbiamo a noi stessi, alla nostra città e soprattutto alle nuove generazioni”, conclude Santangelo.

“Il Pd esprime ancora una volta tutta la loro preoccupazione per le evidenti infiltrazioni della criminalità organizzata anche di matrice straniera come dimostra l’ultima inchiesta portata avanti dalla Dda dell’Aquila”: lo dichiarano Teresa Nannarone, Francesco Piacente ed Emanuela Di Giovambattista rispettivamente responsabile del Forum contro le mafie del Pd Abruzzo, segretario del Pd della provincia dell’Aquila e segretaria del Pd dell’Aquila.

Gli esponenti del Pd esprimono “il plauso al lavoro della Magistratura e della Questura dell’Aquila, e rinnoviamo come partito politico il nostro impegno per contrastare le infiltrazioni della criminalità, collaborando alla creazione di una coscienza critica e vigile nella nostra Regione e nella nostra Provincia e sollecitando ancora una volta la Regione all’adozione di un Protocollo per la legalità”.

 

 

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