MAFIA NIGERIANA A L’AQUILA: FURTO, AGGRESSIONI E MINACCE A CONNAZIONALI, 3 ARRESTI, 2 RICERCATI

OPERAZIONE SQUADRA MOBILE SCATTATA ALL'ALBA: CAPOBANDA 23ENNE GIA' INQUISITO NEL MAXI BLITZ CONTRO AFFILIATI CULT BLACK AXE, CON BASE NAZIONALE NEL CAPOLUOGO ABRUZZESE. DECISIVA DENUCIA TESTIMONE E VITTIMA PICCHIATA E DERUBATA DI VINCITA AL GIOCO

18 Maggio 2021 08:14

L’AQUILA – Un 23enne nigeriano aggredito e derubato da cinque connazionali, della sua vincita in una sala scommesse a L’Aquila. Un testimone 30enne, amico della vittima che ha provato a difenderlo, raggiunto poi la sera stessa nella sua abitazione, ferito alla testa con una bottiglia di vetro, e minacciato con un coltello intimandogli di non riferire a nessuno quello che aveva visto. Il leader della banda, E.I.B., 23enne, per dare forza all’intimidazione ha sostenuto di essere “il capo dei nigeriani” all’Aquila, risultando effettivamente affiliato alla famigerata associazione mafiosa dei Black axe, presente in città.

Con queste accuse, molto gravi, a seguito della coraggiosa denuncia della vittima e del testimone, è scattata questa mattina all’alba una operazione della squadra mobile dell’Aquila, che ha portato all’arresto di 3 nigeriani, tra cui il capo, mentre altri due sono irreperibili e sono in queste ore ricercati, anche all’estero. Gli indagati hanno una età compresa tra i 23 e i 30 anni, tutti con precedenti per minace, furto e reati contro il patrimonio, residenti in  città ma non in centri di accoglienza, bensì in abitazioni private o ospiti da amici.

I fatti si sono verificati a fine ottobre, e i dettagli dell’operazione scattata all’alba stati illustrati questa mattina in conferenza stampa da Danilo Di Laura, neo dirigente della Squadra Mobile dell’Aquila e dal capo di gabinetto della questura, Sandro De Angelis.

Il provvedimento è scaturito al termine dell’attività di indagine svolta dagli operatori della Squadra Mobile a seguito di un intervento della Volante richiesto dalla vittima dopo aver riconosciuto alcuni dei suoi aggressori, che stazionavano fuori il centro commerciale La Meridiana.

Le accuse sono quelle di lesioni e rapina aggravata, in concorso. Non sono stati forniti altri dettagli delle generalità delle persone arrestate e ricercate.

L’aspetto però più inquietante è che  il capobanda 23enne compare tra gli inquisiti nell’ambito dell’inchiesta “Hello bross” sfociata con la la maxi operazione del 26 aprile in tutta Italia, che ha portato all’arresto di 30 affiliati del “cult” di Black Axe, potente e ramificata articolazione della mafia nigeriana, presenti in 14 province italiane. Figura di spicco catturata il 36enne Solomon Obaseki, detto Titus, ora in carcere a Reggio Emilia, accusato di essere a capo di una delle più potenti organizzazioni criminali nigeriane, con centrale operativa a L’Aquila, dove ha vissuto per un paio d’anni.

“La nuova operazione scattata oggi – ha spiegato De Angelis – è uno sviluppo dell’inchiesta ‘Hello bross’, e ha stroncato sul nascere il tentativo di un sodalizio di prendere spazio in ambito criminale. La conferma che  stiamo conducendo una lotta senza quartiere contro le escalation criminali che possono minacciare una città bella e tranquilla come L’Aquila”.

Un rischio che è reso evidente dai dettagli dell’operazione illustrati dal dirigente della Squadra mobile Di Laura.

“Tutto è partito da una rapina violenta avvenuta a fine ottobre – ha spiegato Di Laura – ad opera di una banda di cinque nigeriani,  ai danni di un connazionale, che aveva appena vinto in una sala scommesse ben 5.500 euro. I cinque, venuti a sapere della vincita, non appena il giovane ha ritirato i primi 2 mila euro, gli hanno teso un agguato, lo hanno malmenato, costringendolo a recarsi al pronto soccorso, e gli hanno sottratto i soldi”.

È accaduto però che un connazionale 30enne che si trovava nei paraggi ha provato a difenderlo. E così pochi giorno dopo la banda, preoccupata che il testimone potesse parlare, si è recato nella sua abitazione, ha sfondato la porta e uno dei componenti gli ha spaccato una bottiglia in testa, minacciandolo con un coltello alla gola di non rivelare nulla a nessuno quello che aveva visto.

Sottolinea dunque Di Laura, che “il capo banda ha sottolineato con forza alle due vittime di essere ‘il capo dei neri a L’Aquila’, di far parte del famigerato sodalizio Black Axe, con il chiaro intento di rendere ancor di più convincenti le sue minacce, ha anche affermato che i soldi della vincita gli spettavano perché ‘a volerlo erano i nigeriani’”.

L’indagine in corso sta cercando di appurare l’effettivo ruolo ricoperto dal capobanda, che potrebbe aver anche millantato il suo essere una figura di vertice dell’organizzazione mafiosa.

Quello che è certo, spiega però Di Laura, è che il “suo nome compare tra gli indagati dell’operazione Hallo bross, seppure non in un ruolo di vertice”.

Le pesanti minacce non hanno però sortito l’effetto sperato: il testimone 30nne dopo pochi giorni ha chiamato la Polizia, facendo scattare le indagini, culminate, grazie alle sue preziose rivelazioni, con gli arresti di ieri. A riconoscere gli aggressori la stessa vittima.

“Non è la prima volta che registriamo collaborazione da parte della comunità dei migranti nigeriani  – commenta De Angelis -, composta in grandissima parte da persone oneste. Come lo era la vittima del furto e l’uomo che  ha avuto il coraggio di denunciare, nonostante i rischi che ciò poteva comportare. Ci sono poi gruppi che cercano di sfruttare il disagio per i loro interessi e i loro crimini, e nei loro confronti il contrasto sarà implacabile”.

Il denaro rubato non è stato recuperato, trattandosi di contanti andati spesi.

LA DIRETTA DELLA CONFERENZA STAMPA

 

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