MAFIA NIGERIANA A L’AQUILA: INTERROGATORIO AL BOSS OBASEKI CHE NON RISPONDE AI GIUDICI

7 Maggio 2021 09:49

L’AQUILA – Si è avvalso della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio di ieri dei magistrati il 36enne Solomon Obaseki, detto Titus, ora in carcere a Reggio Emilia, accusato di essere a capo  di una delle più potenti organizzazioni criminali nigeriane, in Italia, il “cult” di Black Axe, con centrale operativa a L’Aquila

Lo riferisce il quotidiano Il Messaggero. Obaseky, che è in quarantena nel carcere di Reggio Emilia, dopo aver contratto il covid-19 è assistito dall’avvocato Pina Di Credico, con origini abruzzesi.

Titus dirigeva l’organizzazione da L’Aquila, dove ha risieduto due anni, prima del trasferimento a Reggio Emilia, con collegamenti video dal suo appartamento di via Tito Pellicciotti. Potendo contare sul territorio aquilano di una dozzina di collaboratori, residenti a Pizzoli (L’Aquila). Utilizzati come corrieri della droga, come mendicanti agli ingressi dei supermercati, e nell’attività di riciclaggio. Tra questi spicca la figura di Uwadiae Esosa, detto Mummy, a capo del Forum dell’Aquila,

E’ quanto emerso dalla clamorosa inchiesta “Hello Bross” della procura distrettuale antimafia del capoluogo abruzzese, che si è poi sviluppata in altre 13 province italiane,  e che ha portato all’arresto di 30 persone e 25 denunce: tutte persone affiliate all’organizzazione mafiosa Zonal Head Italia, articolazione della Black Axe, che ha i suoi vertici in Nigeria. Province interessate quelle di Roma, Rieti, Bari, Caserta, Napoli, Reggio Emilia, Parma, Modena, Catania, Genova, Messina, Potenza e Terni.

Una vera e propria mafia, che compete in Campania con la Camorra e che, si è scoperto aveva il suo capo proprio a L’Aquila, rappresentata da un 35enne, arrivato attraverso i flussi dell’immigrazione clandestina nel 2014 a Pozzallo, molto probabilmente dalla Libia.

All’Aquila Titus è arrivato nel 2018, ospite di un centro di accoglienza, e poi prendendo in affitto due abitazioni, in via di Ciocca e poi in via Pellicciotti. Aiutato dai suoi sodali ad ottenere il permesso di soggiorno con una falsa cessione di due fabbricati. L’Aquila era stata scelta per la sua vicinanza con Roma e per l’essere una città tranquilla, lontano dai riflettori. In città si è svolto anche un matrimonio di un capo appartenente ad un altra articolazione dei Black Axe in Italia. Obaseki è già imputato al Tribunale dell’Aquila per un traffico di 4 chili di hashish e pasticche.

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