MAFIA, PERICOLO INFILTRAZIONI IIN ABRUZZO: “PROVINCIA DI CHIETI E MARSICA PIU’ ESPOSTE”

11 Novembre 2022 16:49

Regione - Cronaca

L’AQUILA – “La zona meridionale dell’ Abruzzo è caratterizzata del pericolo di infiltrazioni mafiose, soprattutto a sud della provincia di Chieti e nella zona del tribunale di Vasto”.

Così Aldo Manfredi, presidente della Sezione penale Corte d’Appello dell’Aquila, nell’ambito del Convegno Come la Società civile e Terzo settore organizzato dalla prof Lina Maria Calandra del Dipartimento di Scienza Umane dell’Università dell’Aquila, in collaborazione con l’ Associazione di volontariato Vittime del Dovere.

“Nella relazione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario che sto preparando sottolineerò questo pericolo. Il dato abruzzese è riportato nella relazione semestrale della Dia (Direzione Distrettuale antimafia) trasmessa al Parlamento. Le presenze attengono a infiltrazioni nell’attività economica di attività economica sana, in zone adiacenti a regioni caratterizzate da forti presenze di infiltrazioni come Puglia”.

“Nella sezione Misure di Prevenzioni affrontiamo questioni che riguardano infiltrazioni in investimenti immobiliari, anche in altre zone d’Abruzzo, come la Marsica. Infiltrazioni nel mercato economico legale sbilanciano tutto il sistema imprenditoriale delle imprese sane. Con il metodo ‘Follow Money’, tecnica sviluppata da Giovanni Falcone, seguire il flusso dei soldi dell’attività criminale per smantellare le organizzazioni. Ai criminali fa più paura la confisca dei beni che il carcere”, sottolinea Manfredi.





L’avvocato Giuseppe Busia, presidente dell’Anac, durante l’incontro, ha spiegato che “la competenza delle Amministrazioni è la garanzia per evitare le infiltrazioni mafiose”.

Busia ha parlato del metodo sviluppato e delle linee individuate per mantenere la criminalità fuori dalla pubblica amministrazione: per realizzare la competenza ci sono degli ambiti di tre interventi individuati: la digitalizzazione è la base. Il secondo è la “qualificazione” delle stazioni appaltanti basata su due elementi: “l’organizzazione” che consente alle amministrazioni di gestire gli appalti o di rivolgersi a
centrali di acquisti. Il “personale qualificato” è l’altro elemento dell’organizzazione.

“La vera arma contro la corruzione pubblica è disporre di persone capaci nel loro lavoro. Il terzo elemento è la ‘collaborazione’ perché un’amministrazione sola è debole. Nei momenti di debolezza si cede alle lusinghe delle mafie”.

Antonio D’Amato, magistrato, componente del Consiglio Superiore della Magistratura, è intervenuto sull’evoluzione e azione di contrasto a 40 anni dalla introduzioni del 416-bis.

“Negli ultimi 15 anni c’è stato ulteriore passo in avanti dell’azion complessiva di contrasto alla mafia. Il testo unico di leggi antimafia prevede la possibilità di intervenire sugli assetti organizzativi anti statuali, spesso composti da centinaia di famiglie che vivono dei proventi illeciti della mafia. Le mafie riescono ad allineare tante famiglie facendo leva sul basso o inesistente livelle culturale”.





La Dia ha evidenziato che tra 2019 e 2020 le transazioni sospette sono cresciute da 106.818 a 113.624: “Le infiltrazioni crescono al crescere delle difficoltà delle imprese. Trasferimenti quote, aziende, cambiamento capitali per inserirsi in affari connessi alla gestione dei fondi per la pandemia. Nello stesso periodo aumentati del 20% i reati di usura”.

Ambra Minervini, vicepresidente dell’Associazione Vittime del Dovere: “Il messaggio che vogliamo trasmettere ai ragazzi con
queste iniziative è di guardare la realtà in cui vivono, non come normale, ma da un punto di vista diverso. Essi sono gli uomini del domani che potranno fare la differenza”.

Roberto Russo, direttore generale Link Campus University e professore di diritto costituzionale nel suo intervento sull’ ergastolo
ostativo ha paragonato la società a un organismo vivente e la maniera migliore di mantenerlo in buona salute è renderlo ben ossigenato di valori della legalità.

Il geografo Giuseppe Muti ha sottolineato l’importanza della memoria per la lotta alla mafia anche nell’intitolazione dei luoghi. “In Abruzzo ci sono 124 luoghi con odonomastica antimafia. Nessun odonimo è rilevato all’Aquila. Il vero motore dell’associazionismo antimafia in Italia è costituito dagli insegnanti e dalle reti antimafia locali”, ha concluso Muti.

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