“MARGINALITÀ E AREE INTERNE SONO PUNTI DI VISTA”, DIARIO DI UN ECONOMISTA COLOMBIANO IN ABRUZZO

INTERVISTA A DIEGO SILVA ARDILA, OSPITE A FONTECCHIO PER LABORATORIO DI CARTOGRAFIA SOCIALE DEL PROGETTO M.I.S.C.H.I.O., "REGIONE STUPENDA, SOSPESA COME LE GRU TRA PASSATO E FUTURO"; "IN UN MONDO INTERCONNESSO OGNI NODO DELLA RETE GLOBALE PUO’ ESSERE UN CROCEVIA”, “NELL’ERA DEL VIRTUALE OCCORRE  CURIOSITÀ  E ATTENZIONE  PER I  LUOGHI  DOVE SI VIVE QUOTIDIANAMENTE E ANCHE DOVE SI E’ DI PASSAGGIO”.

di Filppo Tronca

1 Aprile 2024 08:11

Regione - AbruzzoWeb Turismo

L’AQUILA – Il nome dell’Aquila deriva dal luogo chiamato Acquilis, vicino al fiume Aterno, dalla parola acqua, più che dal rapace imperiale, ma questo accende lo stesso lo sguardo di Diego, che rivela: “Città del Messico, dove ora vivo, fu fondata dagli aztechi, in cammino dal nord, sulle tracce di una profezia, che chiedeva loro di fermarsi solo quando avrebbero visto un’aquila, o forse un airone, che mangiava un serpente, sopra un cactus. Ciò accadde in un’isola in mezzo ad un lago. Ed è lì che, nonostante le grandi difficoltà logistiche, costruirono l’antica Tenochtitlán, oggi Città del Messico. La conferma forse della sacralità dell’abitare, del senso profondo, condiviso e collettivo, che deve sempre conservare il vivere i luoghi, e sceglierli”.

E’ un piacere fare da cicerone a L’Aquila, neo consacrata capitale della cultura nel 2026, al cartografo ed economista colombiano Diego Silva Ardila, direttore esecutivo dell’Osservatorio colombiano di scienza e tecnologia, dottore in Pianificazione e politica urbana presso l’Università dell’Illinois a Chicago. Arrivato nel contado aquilano, a Fontecchio, dove assieme al suo amico ed ex collega di studi Sebastian Alvarez, artista e ricercatore che abita e lavora da tre anni nel piccolo paese lungo la media valle dell’Aterno, ha condotto un partecipatissimo laboratorio di cartografia sociale, nell’ambito del progetto europeo M.i.s.c.h.i.o., che sta per sta per “Memory intercultural social collective heritage intergenerational opportunity”. Il corso di cartografia sociale avrà come secondo step un altro laboratorio, curato da Alvarez, dall’8 al 12 aprile.

“La cartografia sociale – spiega lo stesso Silva Ardila – è una metodologia per analizzare il territorio, non è uno sguardo panottico di un esperto che descrive il territorio dall’alto, ma parte dalla visione e dalle aspettative da parte di chi quel territorio lo abita e lo frequenta. Il territorio è una costruzione collettiva, in esso ci sono nuclei di valore ‘non istituzionali’,  e solo con questo presupposto si può meglio progettare, ed evitare la polarità tra centro e periferia, i ghetti e  i non luoghi, seguire le migliori potenzialità dei luoghi”.

Diego, rivela, aveva l’intenzione, terminato il laboratorio, di farsi un giro in Italia, da turista, a Venezia e Firenze, dopo essere stato, appena atterrato in Italia, a Pompei e ai Musei vaticani. E invece ha deciso di restare a Fontecchio, una settimana in più, per esplorare il territorio abruzzese, a godersi la tranquillità, la natura e la socialità di un piccolo paese, come tanti in Abruzzo definiti e autodefiniti, marginali, isolati e lontani. Scoprendo con gioia che a Fontecchio nacque tal Girolamo Pico Fonticulano, eclettico erudito rinascimentale, cartografo anche lui, autore della celebre pianta della città dell’Aquila del 1575 e che, urbanista ante litteram, diede alle stampe la Decrittio di sette città illustre d’Italia.

E anche questo ha a che fare con la cartografia sociale, a prescindere da problemi oggettivi e irrisolti, come la scarsità di lavoro, di servizi essenziali, presidi medici, front office amministrativi, trasporti, in assenza di incentivi fiscali alle poche attività commerciali che resistono.





Pienamente consapevole di questo spiega però Silva Ardila: “concetti come centro, periferia, marginale, distanza e isolamento sono relativi, se ci pensiamo bene. Oggi siamo immersi in una rete complessa di flussi, e ogni nodo di questa rete può essere considerato centrale o periferico, in questo senso un piccolo paese può diventare un capoluogo.  Il silenzio, il paesaggio, l’aria pura, la socialità semplice e vera, la possibilità di portare avanti progetti di vita appaganti, possono bastare per  essere centrali, rispetto ad una metropoli, che diventa così periferica”.

Del resto, ragiona l’economista e cartografo, “internet oggi consente ad una fetta importante di lavoratori del terziario avanzato di poter vivere ovunque, a differenza di quello che accadeva con le grandi concentrazioni di produzione del valore nelle fabbriche e uffici del Novecento”.

Ma  al di là di questo, sono fondamentali l’intensità e la frequenza, la fecondità di relazioni e interazioni, lungo le direttrici di questi flussi, che assomigliano al rizoma delle piante, dove appunto non esiste un centro e una periferia.

“Nel diciottesimo secolo Parigi era molto più vicina a Buenos Aires – spiega Diego Silva Ardila -,  rispetto ad Avignone, come attestano l’intensità di carteggi e comunicazioni che viaggiavano attraverso l’oceano. Oppure si pensi alla Via della seta che collegava l’estremo Oriente e l’Europa: i luoghi da essa attraversati erano molto più vicini rispetto a tutti gli altri in  termini di scambi di merci, idee, relazioni, anche con distanze geografiche nell’ordine delle migliaia di chilometri. Oggi una città come Minneapolis ha una enorme comunità etiope, e ha un rapporto intensissimo, favorito da internet, con Addis Abeba, piuttosto che con altre vicine città statunitensi. Lo stesso immagino che avvenga anche tra paesi e città abruzzesi, vicini o lontanissimi, a prescindere dalla mera distanza geografica,  e separatezza orografica, a seconda delle relazioni e dei flussi che riescono a generarsi”.

La chiacchierata, passeggiando per L’Aquila, verte poi su The Line, città in costruzione in  Arabia Saudita da 9 milioni di abitanti. Addirittura 170 chilometri di lunghezza, 500 metri di altezza e 200 metri di larghezza. “Un’impresa architettonica senza precedenti -, si legge in entusiastiche descrizioni -, che ospiterà comunità interconnesse, guidate dall’intelligenza artificiale, per una convivenza ottimizzata con l’ecosistema desertico circostante”. Luogo, si legge ancora “pensato attorno al benessere umano, questo progetto si distingue per la completa assenza di strade e automobili, promettendo un ambiente privo di emissioni attraverso l’uso esclusivo di energie rinnovabili”.

“Dietro The Line c’è il tentativo di abitare luoghi dove non sarebbe possibile vivere, come un deserto, ma non sarebbe certo la prima volta che accade – osserva invece Silva Ardila -. Questo progetto però rischia davvero di diventare non una utopia, ma una distopia, tenuto anche conto del carattere autoritario e assoluto del potere in Arabia Saudita. Sarà una città calata dall’alto, che non cresce come un organismo, in modo per così dire naturale, centralizzata nella proprietà, con barriere in ingresso e in uscita. Credo che alla fine più che una città sarà un enorme centro commerciale e un complesso turistico”.





Insomma, è chiaro che la cartografia sociale, nella sua visione urbanistica, molto si accorda alle parole di Italo Calvino, secondo  cui “le città sono un insieme di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio; sono luoghi di scambio, come spiegano tutti i libri di storia dell’economia, ma questi scambi non sono soltanto di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi”

Ed è quello che  un po’ quello che assieme a Sebastian Alvarez ha cercato di fare Diego Silva Ardila nel suo laboratorio, il primo di molti altri del progetto M.i.s.c.h.i.o., a cura delle associazioni Harp e Sari Sari, realizzato grazie al sostegno di The Care – Civil Actors for Rights and Empowerment, cofinanziata dall’Unione Europea e promosso dalla  fondazione Realizza il cambiamento e ActionAid International Italia E.T.Ssi.

“Abbiamo condiviso con persone di diverse generazioni quello che si prova per Fontecchio indicando i luoghi davvero significativi, guardando al passato ma anche al futuro, a ciò che possono diventare determinati luoghi. Anche per gli abitanti è stata una sorpresa scoprire i luoghi indicati da altri abitanti, che non erano affatto scontati e ovvi come potevano essere la fontana e la torre medioevale, o il bar e la scuola. Ecco perché è importante scrivere e condividere un racconto che faccia da trama e substrato all’abitare. Ed è quello che poi le amministrazioni pubbliche devono tenere in massima considerazione, per stabilire le loro priorità progettuali, a maggior ragione se si opera sempre di più in un regime di scarsità di risorse”.

Consapevolezza dei luoghi insomma, in un’epoca dove la quotidianità diventa sempre più virtuale, immersa in nuvole di bit, autoesiliata nei non luoghi immateriali. Con i centri storici che si gentrificano e diventano centri commerciali e alberghi diffusi, per i portafogli pieni e le orde di turisti, sempre meno per gli abitanti.

“Ci sono città come Tokyo dove parte importante della popolazione, in particolare i giovani, non escono mai di casa, vivono in una dimensione parallela, sempre connessa alla rete internet. Siamo agli antipodi della cartografia sociale, che presuppone al contrario il vivere concreto dei luoghi, la curiosità, l’attenzione, la materia, nei luoghi dove si vive quotidianamente. Ma anche nei luoghi dove si è di passaggio, come ora nel mio caso, in questa valle abruzzese, che ha una incredibile ricchezza e qualità ambientale, gamme di colori che cambiano con il girare del sole e il trascorrere delle ore. Di notte ho visto costellazioni di borghi medioevali, che poi ad entrarci dentro sembrano labirinti di pietra, quadri di Escher. Sono poi rimasto affascinato dal numero di gru che svettano sopra i tetti di questi paesi, per la ricostruzione post sisma, perché disegnano nel paesaggio il segno di una trasformazione, di un cambiamento in atto. Una ricchezza antica, e una apertura al futuro, di cui gli abitanti devono essere pienamente consapevoli”, sostiene Silva Ardila.

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