MARIO MAGNOTTA, SETTE ANNI FA IL TRISTE ADDIO ALLA SUA L’AQUILA

Autore dell'articolo: Roberto Santilli

5 Gennaio 2016 22:05

L'AQUILA – Non ci siamo dimenticati di lui.

Sette anni senza Mario Magnotta cominciano a essere tanti.

La sua L'Aquila è cambiata, ma era inevitabile.

Chissà cosa sta pensando mentre da lassù (o da laggiù, se qualcuno lo immagina all'inferno, ma non vogliamo crederci), guarda la città in parte, solo in parte, ricostruita dopo il terremoto del 6 aprile 2009 che lui ha evitato perché volato via la notte tra il 4 e il 5 gennaio, dopo una corsa di troppo, una di quelle che faceva sempre, spesso a notte fonda, per restare in forma.

Di lui, possiamo dirlo, rimane tanto. Pure se tanto a volte non basta.

Rimane la semplicità di un bidello di scuola che viene tempestato di scherzi al telefono, rimangono i suoi urli e i suoi colpi di genio, le bestemmie e le maledizioni finite prima su audiocassetta, poi su cd e poi su internet, rimane quel nervo aquilano che sarebbe servito ancora di più per affrontare sia il sisma che quel dopo dilatato all'infinito.






Ma rimane anche il senso di vuoto che ha lasciato in chi lo ha amato e grazie a lui ha riso, sul serio, per anni e anni ascoltando i leggendari scherzi telefonici che i geniacci, aquilani pure loro, ci mancherebbe, Maurizio Videtta Antonello De Dominicis gli hanno piazzato ormai quasi trent'anni fa.

Adesso, però, si pensi a intitolargli una via della città, affinché gli intellettualoidi da strapazzo possano fare “no” con la testa, e si metta mano al luogo in cui riposa al cimitero monumentale, perché è una vergogna vederlo ridotto così male.

Ti abbracciamo forte, Mario nostro. Arrivederci!

 

 

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