MEDICI DI BASE, CANTARELLI: “LAVORO DIVENTATO IMPOSSIBILE, NON VEDO L’ORA DI ANDARE IN PENSIONE”

di Silvia Mosca

3 Dicembre 2023 08:27

Regione - Sanità

TERAMO – Attanagliati da trafile burocratiche e richieste di pazienti a tutte le ore, i medici di base dopo la pandemia si trovano sotto una nuova pressione, non più quella dell’emergenza sanitaria, ma quella dei risvolti dell’emergenza sanitaria. La loro professione infatti sembra aver preso pieghe più pervasive ed intricate di prima.

“A giorni vado in pensione e non vedo l’ora, sono distrutto. La mia qualità della vita non esiste. Oltre al lavoro, anche la quotidianità in generale è compromessa, ormai, tra assurde incombenze burocratiche e chiamate dei pazienti, con 80/90 telefonate al giorno su fisso, cellulare, Whatsapp, e poi messaggi e email, e ancora chiamate, anche alle 4 del mattino, anche durante le ferie estive e nei weekend. Io così devo sempre inviare ricette e parlare con i pazienti”.





Lo racconta ad Abruzzoweb il dottor Umberto Cantarelli, medico generale con studio a Teramo, battendo l’accento sulle complicazioni del proprio lavoro rispetto al periodo pre-pandemico. Il fenomeno del Covid-19, infatti, ha sdoganato la telematizzazione in più settori lavorativi, ma nel campo sanitario sembra averlo fatto seminando strascichi fuori controllo. I pazienti sembrano considerare le nuove forme di reperibilità dei medici come una loro dovuta e continua messa a disposizione anche per questioni non urgenti.

“Prima del Covid tutto questo non lo dovevamo fare. Con la pandemia abbiamo dovuto attivare tutti i sistemi informatici, possiamo ricettare anche tramite cellulare, e così i pazienti si sono abituati, per cui siamo sempre collegati. Prima del 2019, nel weekend si poteva benissimo non avere rapporti di lavoro, invece adesso è un continuo, adesso i pazienti chiedono, chiedono, chiamano. Sono decine di richieste. A cui d’altronde io rispondo, eseguo, per evitare di sovraccaricarmi durante le ore di studio”.





Il numero dei pazienti è sempre 1500 per ciascun dottore, la cifra non è aumentata dalla pandemia. Ma la percezione dei medici sì. Sembra di dover far fronte a molti più malati. Il problema infatti è che 1500 pazienti sembrano diventi troppi da gestire nel contesto delle nuove incombenze e gestioni delle richieste che ci si trova ad espletare. In tutto questo, infatti, vanno aggiunte le visite domiciliari, le vaccinazioni con le trafile burocratiche, i piani terapeutici, la gestione dei rapporti con gli ospedali.

“E poi i farmaci che hanno delle note da leggere. Ce ne è arrivato uno con 90 pagine da studiare. Come si fa? Insieme a tutto il resto, è impossibile. Ma non si tratta di una situazione solo teramana né solo abruzzese. Bensì generale, nazionale”, precisa Cantarelli.

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