AVVISO DI GARANZIA

MELANIA: PAROLISI INDAGATO, LUI: ”SONO TRANQUILLO”

21 Giugno 2011 10:19

Teramo: Cronaca

TERAMO – Salvatore Parolisi, il marito di Melania Rea, la ventinovenne di Somma Vesuviana scomparsa il 18 aprile a Colle San Marco, vicino Ascoli Piceno e ritrovata morta due giorni dopo nei boschi del Teramano, è indagato per omicidio volontario. Lo ha appreso l’Ansa da fonti qualificate.

L’avviso di garanzia è stato notificato stamani a Parolisi in Campania, dove il caporalmaggiore si trova in licenza. L’uomo, che al momento resta a piede libero, verrà interrogato venerdì prossimo ad Ascoli Piceno. La notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati è stata confermata dal procuratore della Repubblica di Ascoli Piceno Michele Renzo.

Stando a quanto si è appreso, la svolta nelle indagini non è maturata grazie a un elemento nuovo, decisivo, raccolto dagli investigatori, ma dopo una rivalutazione complessiva degli elementi indizianti a carico del vedovo, incrociando gli esami medico legali, il traffico delle celle telefoniche, i test sui reperti esaminati dai carabinieri del Ris, le oltre 30 testimonianze verbalizzate fra chi il 18 pomeriggio, giorno della scomparsa di Melania, si trovava a Colle San Marco.

Immediate le reazioni dell’indagato, che ha dichiarato di “sentirsi tranquillo”, mentre sua madre ha dichiarato di non credere alla colpevolezza. Il papà di Melania, invece, è rimasto sorpreso dalla notizia dell’avviso di garanzia recapitato al marito di sua figlia.

Nel pomeriggio Parolisi è andato comunque al cimitero, si è recato sulla tomba di Melania e ha guardato con lo sguardo fisso la foto della moglie.

Più tardi Salvatore si è recato a casa della famiglia Rea. Secondo quanto racconta all’Ansa il fratello di Melania, Michele, nessuno, né Salvatore, né i Rea, hanno fatto riferimento alla vicenda giudiziaria.

SALVATORE: ”IO COME UN POVERO CRISTO, SONO INNOCENTE”

TERAMO – Si sente come “Cristo in croce” e soprattutto si sente “pulito dentro”.

Salvatore Parolisi parla all’Ansa al termine di una lunga giornata, che lo ha visto iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario, quello di sua moglie.

“È una prassi – dice – per me non è cambiato nulla, quello che ero ieri, sono anche stasera”.

“Non ho fatto nulla e arriverò fino alla cima della verità, non mi fermo alla prima montagna, sono stato un alpino”, ricorda.

A chi gli chiede dove trovi la forza per affrontare tutta questa complessa vicenda, prima sorride, poi bacia la piccola Vittoria e dice: “La trovo in lei, in mia figlia, nella voglia che ho e che ho sempre avuto di aiutare il prossimo”.

“Nessuno ha rispetto per il mio dolore – dice Parolisi – soprattutto i media, la pressione mediatica è forse la cosa più difficile che sto sopportando”.

Non si definisce forte, “lo ero prima, ora non lo sono più”.

E ripete spesso che è “cattolico, prego spesso”.

Poi, punta di nuovo il dito contro i media, “non state raccontando la verità”.

“Dicono che io sono freddo, scostante, procedo a muso duro – aggiunge – è che io mi sento inerme di fronte alle telecamere, non so gestirle. Se mi trovassi di fronte qualcuno con un’arma saprei affrontarlo, ma le telecamere no, non lo so fare”.

Qualcuno glielo ha detto spesso, “non piangi e, quindi, sei colpevole”.

Stasera Salvatore Parolisi spiega perché: “Non sono io che devo piangere, ma chi ha ucciso mia moglie”.

Porta sempre la fede. Camicia rossa, pantalone bianco, occhiali da sole sulla testa, ribadisce che “tutto quello che viene detto su di me, tutte le cattiverie, ormai mi scivolano addosso”.

“Chiedete, chiedete a tutti chi è Salvatore Parolisi – dice nel cortile di casa sua – Io sono lo specchio di me stesso, sono così pulito che posso specchiarmi e vedermi”.

“Io non mi sono mai tirato indietro e mai lo farò – aggiunge – gli stessi avvocati li ho presi per tenere a bada i giornalisti. Io non ho nulla da temere e credo nella giustizia, ho sempre detto la verità”.

IL MARITO: “MI SENTO TRANQUILLO”

TERAMO – “Mi sento tranquillo”, così Salvatore Parolisi a uno dei suoi difensori dopo aver ricevuto un avviso di garanzia per l’omicidio della moglie, Melania Rea.

L’uomo sta trascorrendo questi giorni a Frattaminore, insieme alla figlia. Con i suoi legali aveva più volte ribadito che lui col delitto non c’entrava nulla. Oggi “si è limitato a ripetere che si sente tranquillo”, ha spiegato uno dei suoi legali, l’avvocato Walter Biscotti.

L’avvocato Biscotti ha detto che nei prossimi giorni lui e l’altro difensore, Nicodemo Gentile, incontreranno Parolisi. “Attualmente – ha spiegato – non abbiamo in mano alcun atto ufficiale e quindi non sappiamo perché Parolisi sia stato indagato. Abbiamo solo appreso che nei prossimi giorni dovrà presentarsi in caserma per ritirare un atto”.

IL CRIMINOLOGO: ”NON E’ STATO LUI”

TERAMO – “Non credo assolutamente che Salvatore Parolisi sia implicato nell’omicidio di sua moglie Melania Rea”.

A dirlo all’Agi è il criminologo Francesco Bruno che esclude “categoricamente” il coinvolgimento dell’uomo nel delitto, dopo “un’analisi criminologica” da lui effettuata.

Sui delitti passionali in genere, non sorprende l’ipotesi di un partner che arrivi a uccidere: “la famiglia nella nostra società – spiega Bruno – può essere un inferno con odi, gelosie… Basti pensare al delitto di Avetrana. Non mi meraviglio quindi nel sentire di un marito che uccide la moglie o viceversa”.

Ovviamente alla base c’è sempre un motivo, non certo “ideologico, come invece ci può essere nei delitti di mafia o terrorismo”.

I delitti passionali ci sono sempre stati, poi constata Bruno, “ma con significati diversi”. “Prima un uomo uccideva la moglie perché, per esempio, voleva divorziare. Oggi, al contrario, un uomo ammazza la moglie perché non vuole essere lasciato”.

LO PSICHIATRA: ”INDIZI NON SONO PROVE”

TERAMO – “Parolisi offre dubbi in sede peritale, anche se non possiamo esprimere posizioni sul caso-Melania, in quanto l’immagine che abbiamo ad oggi è solo un convincimento morale, che vede il Parolisi che passa dal ruolo di persona offesa ad indagato. E indizi che si stanno concretizzando, anche se non sono ancora prove”.
 
Il professor Vincenzo Maria Mastronardi, psichiatra e direttore dell’osservatorio comportamentale della devianza, all’Agi sottolinea la sua prudenza sulla vicenda dell’incriminazione del marito di Melania.

“L’indagato – spiega – si presenta comunque con una certa dubbiosità di interpretazione. Negli omicidi di questa natura in testa, secondo i dati Istat-Unioncamere, vi è il motivo ‘passionale’, cioè per passione, seguito da ‘liti o dissapori’. Infine il terzo motivo è per ‘fatti economici'”.

PAROLISI BARRICATO IN CASA DEI GENITORI

FRATTAMAGGIORE – Barricato in casa, da ore. Sono i vicini a confermare che Salvatore Parolisi è nell’abitazione dei suoi genitori, a Frattamaggiore (Napoli).

Poco fa si è affacciato il papà Pasquale, ma solo per chiudere le imposte. Inutile bussare alla porta: nessuna risposta.

A rispondere a telefono è la mamma, poche parole, sempre le stesse, “Salvatore è uscito” e poi la comunicazione viene interrotta.

Ma i vicini confermano “lo abbiamo visto pochi minuti fa, stava parlando al telefono”.

SALVATORE SARA’ INTERROGATO VENERDI’ POMERIGGIO

TERAMO – Salvatore Parolisi sarà interrogato venerdì pomeriggio, negli uffici della procura della Repubblica di Ascoli Piceno, alla presenza dei suoi avvocati.

Un primo faccia a faccia con i pm, nella nuova veste di indagato per l’omicidio volontario della moglie, Melania Rea, e non più di parte offesa, come nei tre precedenti interrogatori, durati in totale oltre 23 ore. Stando a quanto si è appreso, i magistrati inquirenti aspettano ancora la relazione finale sul doppio esame autoptico che il medico legale Adriano Tagliabracci ha condotto sul cadavere di Melania, e anche alcuni dei risultati degli accertamenti tecnici dei Ris e del Ros.

Ma la sensazione è che chi indaga abbia già in mano alcune carte importanti per definire la posizione di Parolisi, e soprattutto una serie di testimonianze che smentiscono il suo racconto sulla presenza con moglie e figlia a Colle San Marco nel primo pomeriggio del 18 aprile, quando la donna sarebbe scomparsa. Nell’invito a comparire notificato stamani dai carabinieri al militare a Frattamaggiore, è indicato soltanto che l’uomo risulta indagato per l’omicidio volontario della moglie.

AVVOCATO FAMIGLIA: “UNICA COLPA DI MELANIA AVER AMATO IL MARITO”

TERAMO – “La famiglia Rea vuole la verità e che sia punito il responsabile dell’orrendo delitto di Melania, una donna colpevole solo di aver amato il proprio marito”.

Lo afferma l’avvocato Mauro Gionni, che ha depositato questa mattina la costituzione di parte offesa del fratello della vittima, Michele Rea. Nel pomeriggio il legale acquisirà la delega per conto dei genitori della donna assassinata, la madre Vittoria e il padre Gennaro, e domani depositerà la costituzione di parte offesa anche per loro.

“Se nel corso dell’inchiesta dovesse emergere che Salvatore Parolisi, il marito di Melania, ha veramente ucciso sua moglie, questo aggiungerebbe dolore ulteriore ad una sofferenza che per i genitori e il fratello di Melania e tutti gli altri familiari è già enorme”.

“La famiglia Rea – conclude Gionni – si è messa a disposizione della procura ascolana fin dall’inizio, ha fiducia nella magistratura, affinché si accerti la verità sulla morte di Melania”.

FAMIGLIA MELANIA SI COSTITUIRA’ PARTE CIVILE

TERAMO – La famiglia di Melania Rea si costituirà parte civile nell’inchiesta sull’omicidio della donna. Ieri il fratello Michele è stato ad Ascoli Piceno, per affidare l’incarico all’avvoccato Mauro Giommi, che domani raccoglierà anche la costituzione in giudizio dei genitori di Melania, Gennaro e Vittoria.

I familiari nomineranno anche un consulente medico legale.

Nella giornata di ieri, a due mesi esatti dal ritrovamento del cadavere di Melania nel bosco delle Casermette, il fratello e lo zio Rino si sono recati in quel luogo a deporre un mazzo di fiori.

IL PAPA’ DI MELANIA: “NON ME L’ASPETTAVO”

TERAMO – “Sono sorpreso, non me l’aspettavo”.

Gennaro Rea, il papà di Melania, raggiunto telefonicamente dall’Ansa, commenta con pochissime parole l’iscrizione nel registro degli indagati di Salvatore Parolisi con l’accusa di omicidio volontario per la morte della figlia.

“Lo ho appena saputo dalla stampa – dice Gennaro Rea – aspetto di sentire gli inquirenti, aspetto di capire”.

In questi mesi, Salvatore Parolisi ha sempre frequentato la casa dei Rea, soprattutto per la piccola Vittoria, accudita essenzialmente dai nonni Rea. A chi chiede a Gennaro se oggi ancora crede all’innocenza di Salvatore, risponde: “A questo punto non so più niente”.

LA MAMMA DI SALVATORE: “CREDO NELL’INNOCENZA DI MIO FIGLIO”

TERAMO – “Una brutta notizia ma io credo nell’innocenza di mio figlio”. Vittoria Parolisi, la mamma di Salvatore, apprende dall’Ansa la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati del figlio con l’accusa di omicidio volontario per la morte della moglie Melania.

La signora Vittoria resta in silenzio quando le viene comunicata la notizia. Poi lei, da sempre riservata sull’argomento, si limita a dire: “E’ una brutta notizia”. Salvatore lo definisce “tranquillo” in questi giorni.

“E’ uscito qualche ora fa, da solo – dice – la bimba è a casa dei nonni Rea. Non so dove sia andato. So che qui nessuno ci ha detto dell’iscrizione nel registro degli indagati. Non sapevamo nulla”.

SCONCERTO NEL PAESE DI SALVATORE: “NON PUO’ ESSERE STATO LUI”

TERAMO – A Frattamaggiore (Napoli) quasi tutti non fanno che ripetere la stessa cosa: “Salvatore Parolisi è un bravo ragazzo, non può essere stato lui a uccidere sua moglie”.

Il paese dove Parolisi è nato si stringe intorno al militare oggi indagato per omicidio volontario della moglie Melania. I commercianti lungo via Massimo Stanzione, la strada dove la famiglia Parolisi vive, difendono Salvatore.

Solo qualche voce è discordante e, quasi sorridendo, dice: “L’abbiamo sempre saputo che è stato lui”.

L’ultima volta che Salvatore è stato visto, è stato sabato mattina. “Portava la bimba a passeggio, con il carrozzino – racconta Pasquale, titolare di una pescheria proprio di fronte a casa di Parolisi – conosco Salvatore da molti anni, è un bravissimo ragazzo, non può essere stato lui. Secondo me è tutta opera di un maniaco, lui non c’entra. Per non parlare dei genitori, persone bravissime ed umili. Il papà si sveglia ogni mattina quando è ancora buio per andare a lavorare la terra. Ai figli hanno insegnato i principi sani della vita”.

Salvatore, la sua Frattamaggiore, sembra che in questi giorni non la frequentasse affatto. Nessuno lo ha visto in un bar, né in pizzeria.

“Stanno perdendo solo tempo, io metto la mano sul fuoco per quanto riguarda l’innocenza di Salvatore”, dice Giovanni. Stesse parole anche quelle della signora Anna, titolare di un negozio di bibite: “È stata una decisione affrettata, non hanno trovato altre strade da percorrere e se la sono presa con lui”.

BOCCHE CUCITE NELLA CASERMA DI SALVATORE

TERAMO – Bocche cucite alla Caserma Clementi di Ascoli Piceno dove Parolisi lavora come istruttore di reclute femminili.

Nessuno, a partire dal comandante, il colonnello Ciro Annicchiarico, intende al momento commentare la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati per omicidio volontario del caporalmaggiore, marito di Melania Rea, la 29enne di Somma Vesuviana trovata uccisa il 20 aprile scorso nel bosco delle Casermette, al confine tra Teramo e Ascoli.

PAROLISI UNICO INDAGATO, RIVALUTATI INDIZI SU DI LUI

TERAMO – Salvatore Parolisi è al momento l’unico indagato per l’omicidio della moglie Melania Rea. Nell’invito a comparire venerdì pomeriggio alle 16.30 in procura ad Ascoli Piceno, l’uomo risulta indagato per l’omicidio volontario aggravato della coniuge, avvenuto “fra Ascoli Piceno, Folignano (dove la famiglia risiedeva ndr), Colle San Marco e comunque Ripe di Civitella del Tronto”, in provincia di Teramo.

Stando a quanto si è appreso, la svolta nelle indagini non è maturata grazie a un elemento nuovo, decisivo, raccolto dagli investigatori, ma dopo una rivalutazione complessiva degli elementi indizianti a carico del vedovo, incrociando gli esami medico legali, il traffico delle celle telefoniche, i test sui reperti esaminati dai carabinieri del Ris, le oltre 30 testimonianze verbalizzate fra chi il 18 pomeriggio, giorno della scomparsa di Melania, si trovava a Colle San Marco.

L’invito a comparire poggia sulla valutazione delle dichiarazioni rese da Parolisi nelle precedenti audizioni, come persona informata sui fatti, alcune delle quali contraddittorie e lacunose, ma è anche un atto dovuto per consentire alla procura ulteriori accertamenti senza incorrere in errori procedurali.

Sarebbero queste le ragioni che hanno spinto i sostituti procuratori ascolani Umberto Monti, Carmine Pirozzoli, Cinzia Piccioni ed Ettore Picardi a firmare l’iscrizione nel registro degli indagati. Una scelta che consentirà ai pm di disporre ulteriori accertamenti sull’omicidio di Melania, accertamenti che se condotti in assenza di questo “atto dovuto” potrebbero essere inutilizzabili nell’eventuale processo.

I magistrati hanno ponderato a lungo questa mossa, dopo aver più volte riletto le dichiarazioni rese da Parolisi durante le tre audizioni ad Ascoli e Castello di Cisterna, confrontandole con la mole di testimonianze e i risultati degli accertamenti medici, tecnici e scientifici che man mano sono stati trasmessi alla procura.

Gli inquirenti, sembra di capire, non avrebbero ancora raggiunto la piena certezza che Melania non sia mai stata a Colle San Marco, né che Salvatore si sia recato nel Bosco del Casermette, dove la giovane donna è stata uccisa il giorno stesso della scomparsa, per essere ritrovata poi il 20 aprile grazie ad una telefonata anonima fatta da un uomo al 113 di Teramo.

Quando Parolisi è stato invitato a comparire gli è stato assegnato un difensore d’ufficio, l’avv. Carlo Grilli: può decidere con i suoi legali, gli avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, di accogliere l’invito e rispondere alle domande dei dei pm, ma anche di non presentarsi affatto, o di avvalersi della facoltà di non rispondere.

PACIOLLA NON PARLA, SGOMENTO A FOLIGNANO

TERAMO – “Mio marito non intende rilasciare dichiarazioni”.

La moglie di Raffaele Paciolla, amico e vicino di casa di Salvatore Parolisi, l’uomo che lo aiutò nelle prime ricerche, risponde così ai giornalisti che cercano il marito per un commento sull’iscrizione di Parolisi nel registro degli indagati con l’accusa di aver ucciso la moglie Melania: “è meglio che non lo chiamate”, spiega cortese ma ferma.

Fra gli altri condomini della palazzina in via Luigi Dari a Folignano (Ascoli Piceno), dove la famiglia Rea risiedeva, c’è incredulità e sgomento per questa svolta delle indagini.

“Una notizia che lascia interdetti. Spero davvero che non sia stato lui” mormora un vicino di casa di Parolisi.

PAROLISI LASCIA CASA DI FRATTAMAGGIORE

TERAMO – Camicia rossa, pantalone bianco, occhiali da sole: Salvatore Parolisi è appena uscito, a muso duro, dall’abitazione di Frattamaggiore.

Nessuna dichiarazione ai giornalisti presenti, toni duri: “Se mi tocchi la macchina ti cito per danni”, ha detto rivolgendosi a un operatore tv.

Poi, a bordo della sua Renault Scenic, insieme con la sorella Franca, è andato via.

In strada, all’uscita dal cancello, una ragazza gli ha urlato: “Devi fare una brutta morte”.

Parolisi aveva poco prima trascorso qualche minuto nella casa dei vicini al piano inferiore. “Mi ha semplicemente chiesto come fare ad uscire da qui”, racconta il vicino Carmine. “Si è detto tranquillo”.

All’interno della casa erano stati fatti entrare poco prima giornalisti della trasmissione tv ‘Quarto Grado’.

AVVOCATO DI SALVATORE: “DECIDEREMO SE RISPONDERE AL PM”

TERAMO – Salvatore Parolisi si presenterà regolarmente venerdì 24 giugno alle 16.30 davanti al pm di Ascoli Piceno Umberto Monti, in procura.

Lo ha annunciato uno dei difensori, l’avv. Walter Biscotti, spiegando che il suo assistito è “obbligato” a dar seguito all’invito a comparire.

“Decideremo al momento – ha aggiunto – se rispondere alle domande del magistrato o se Parolisi si avvarrà della facoltà di non farlo. Vedrò il mio assistito prima, probabilmente giovedì, e valuteremo come procedere”.

Il caporalmaggiore resta comunque “sereno, tranquillo”. Nel capo di incolpazione risulta indagato per l’omicidio volontario aggravato della moglie Melania, un delitto compiuto con un’arma da taglio “fra il 18 e il 20 aprile, fra Ascoli Piceno, Folignano, Colle San Marco di Ascoli Piceno e Ripe di Civitella del Tronto”.

PAROLISI AL CIMITERO VISITA TOMBA DI MELANIA

TERAMO – Nel giorno in cui risulta formalmente indagato per la morte di sua moglie, Salvatore Parolisi è andato comunque al cimitero.

Si è recato sulla tomba di Melania, ha guardato con lo sguardo fisso la foto della moglie.

Ha addirittura scherzato con il custode del cimitero, Amerigo De Lucia: “Sabato, quando torno da Ascoli Piceno, ti porto un regalo”, ha detto.

Poi, ai giornalisti che gli hanno chiesto se fosse tranquillo, Parolisi ha annuito con la testa.

Al cimitero di Somma Vesuviana è rimasto all’incirca 15-20 minuti. Non ha portato nessun fiore, era accompagnato dalla sorella Francesca.

“L’ho visto sereno, tranquillo come ogni giorno – racconta il custode del cimitero – gli ho detto ‘venerdì vai ad Ascoli per gli interrogatori?’ e lui mi ha risposto che sabato mi avrebbe portato un regalo”.

De Lucia aggiunge anche che Salvatore ogni giorno si reca sulla tomba della moglie, ma mai si incontra con la famiglia Rea.

PAROLISI A CASA REA: NESSUN COMMENTO SULLE ACCUSE

TERAMO – Salvatore Parolisi ha incontrato poco fa i genitori di Melania Rea.

È la prima volta che Parolisi e i Rea si incontrano dopo che il marito della figlia è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario per la morte di Melania.

Secondo quanto racconta all’Ansa il fratello di Melania, Michele, nessuno, né Salvatore, né i Rea, hanno fatto riferimento alla vicenda giudiziaria.

“Abbiamo scherzato con la bimba – racconta Michele -, non volevamo far capire alla piccola Vittoria questi ulteriori momenti di tensione”.

Non una stretta di mano, pochissimi sguardi. Salvatore è entrato dritto in casa dopo aver telefonato per avvertire che stava andando a prendere la bimba.

“C’è rabbia e dolore oggi in questa casa – continua Michele – Se tutte le accuse verranno confermate, mia sorella morirà per la seconda volta. Se mi aspettavo l’accusa di omicidio volontario a carico di Salvatore? Da un lato no perché io conoscevo un altro Salvatore, dall’altro sì perché nei suoi racconti ci sono state troppe contraddizioni, troppe bugie, troppi buchi neri”.

Nonostante tutto, la famiglia Rea aspetta ancora di capire.

“Per noi sarà determinante l’interrogatorio di venerdì prossimo – conclude Michele – Sarà un chiarimento, finalmente capiremo. Di sicuro la Procura per assumere una posizione così importante, avrà cose decisive in mano, vedremo”.

INVESTIGATORE: “PM HA DECISO SULLA SOMMA DEGLI ELEMENTI”

TERAMO – Il pm Umberto Monti “ha formato liberamente il suo giudizio sulla somma degli elementi raccolti dagli investigatori” prima di inviare un invito a comparire a Salvatore Parolisi, vedovo di Melania Rea, la mamma di 29 anni di Somma Vesuviana, scomparsa ad Ascoli Piceno il 18 aprile scorso e trovata due giorni dopo uccisa a coltellate a Ripe di Civitella (Teramo).

È il commento di una delle fonti investigative sugli ultimi sviluppi dell’inchiesta, nella quale l’uomo è ora indagato per omicidio volontario aggravato da rapporto di parentela.

Quello del magistrato, secondo la stessa fonte, è “un libero convincimento”.

RAGAZZINO PARLA A ”POMERIGGIO CINQUE”: “NON ERANO A COLLE SAN MARCO”

TERAMO – “Eravamo in cinque a Colle San Marco, siamo arrivati verso le 14.30-14.40 e abbiamo parcheggiato le moto davanti alle giostre, ma non c’era nessuno, né una donna né un uomo. Escludo che ci potesse essere Melania, l’avrei riconosciuta, non c’era proprio nessuno”.

A parlare in un’intervista esclusiva a “Pomeriggio cinque” è uno dei minorenni che il giorno dell’omicidio di Melania Rea era a Colle San Marco con alcuni amici.

“Eravamo andati lì per fare una partita di calcio – ricorda il giovane -, verso le 15:15 siamo andati a prendere i motorini dalle giostre per andare a giocare nel pianoro lì vicino, in un campetto coperto che sta dietro, e anche la seconda volta non c’era nessuno”.

“Quando mi hanno detto che era stata ritrovata senza vita mi è venuta un po’ di paura – conclude il ragazzo – nel senso le indagini, queste cose…se mi chiamavano. Non ho pensato di andare spontaneamente dai carabinieri perché avevo paura, poi mi hanno chiamato”.

DUE MESI FA L’OMICIDIO DI MELANIA

A due mesi dall’omicidio di Melania Rea, la mamma di 29 anni di Somma Vesuviana scomparsa il 18 aprile scorso da Colle San Marco ad Ascoli Piceno, e ritrovata cadavere il 20 aprile, nel bosco di Ripe di Civitella del Tronto (Teramo), la svolta nelle indagini: il marito, Salvatore Parolisi, 30 anni, caporalmaggiore dell’Esercito in servizio come istruttore al 235/o Rav Piceno di Ascoli Piceno, é indagato dalla procura ascolana per omicidio volontario.

L’uomo, che finora era parte offesa nelle indagini, ha ricevuto stamani in Campania, dove si trova in licenza, la notifica dell’iscrizione nel registro degli indagati. Venerdì verrà interrogato dai magistrati ad Ascoli. In tre lunghi interrogatori precedenti Parolisi aveva sempre respinto ogni sospetto. “Ho tradito Melania”, ha detto agli inquirenti e ripetuto in tv, dopo la scoperta di una sua relazione con una ex allieva del Rav, Ludovica, e di altri flirt minori, “ma non l’ho ammazzata”. Il caporalmaggiore ha sempre sostenuto che nel pomeriggio del 18 aprile lui, la moglie e la figlioletta di 18 mesi, Vittoria, erano andati a Colle San Marco per una passeggiata, in attesa di partire il giorno dopo per le vacanze di Pasqua in Campania, la loro regione d’origine. Poi, così aveva raccontato, la donna si era allontanata per andare in bagno e da quel momento era svanita nel nulla.

Fino al ritrovamento del 20 aprile, nel bosco delle Casermette, a pochi chilometri di distanza, il corpo martoriato da una trentina di coltellate (alcune delle quali, come un taglio a forma di svastica, inferte dopo il decesso), i pantaloni abbassati, ma nessun segno di violenza sessuale. “Me l’hanno presa, l’hanno presa”, erano state le prime parole di Parolisi durante le ricerche della moglie, come a lasciar intendere che qualcuno l’avesse rapita. Ma il racconto del caporalmaggiore non ha mai convinto gli investigatori.

Nessun testimone ha visto con certezza la famigliola sul pianoro di San Marco, e le contraddizioni e le bugie del militare (ultimo episodio, l’essersi disfatto del cellulare segreto con cui telefonava a Ludovica) hanno contribuito ad aggravare la sua posizione. Decisivi, verosimilmente, anche i rilievi sul centinaio di reperti sequestrati dai carabinieri del Ris sul luogo del delitto, i controlli dei tabulati telefonici condotti dal Ros, e l’accertamento autoptico sul cadavere di Melania.

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