MENSE SCOLASTICHE: IMPUTATO, ”MIO FIGLIO DOVEVA PUR LAVORARE”

21 Novembre 2019 19:59

PESCARA – “Non ho mai ricevuto benefici dalla ditta e la ditta non ne ha mai ricevuti da me. C'è stata solo l'assunzione di mio figlio, che però doveva pur lavorare e questo non può inficiare la mia onorabilità”.

Così Paolo Di Crescenzo, ex responsabile del servizio Mense del Comune di Pescara, questa mattina davanti al tribunale collegiale di Pescara, rendendo una dichiarazione spontanea, in qualità di imputato, nell'ambito del processo sull'affidamento dell'appalto del servizio mense alla ditta Cir Food per il triennio 2010-2013.

Di Crescenzo è finito a giudizio insieme a Germano Marone, ex dirigente dei settori Pubblica istruzione e Politiche sociali, e ai collaboratori e dipendenti della Cir Food Marcello Leonardi, Giorgio Righi, Alberto Santini e Camillo D'Ercole, con accuse a vario titolo di corruzione, turbativa d'asta, falso e frode nelle pubbliche forniture. Proprio l'assunzione del figlio di Di Crescenzo, secondo l'accusa, avrebbe innescato il fatto corruttivo.






In cambio – sempre a giudizio della Procura – dopo l'aggiudicazione dell'appalto Marone e Di Crescenzo avrebbero proposto alla Cirfood di modificare il contratto e invece di realizzare un centro cottura nella scuola “11 febbraio '44” di Colle Pineta, come previsto dalla clausola inserita nell'offerta, avrebbero permesso di provvedere alla fornitura tramite “altra e diversa prestazione, rinegoziata contra legem, mediante l'acquisto e fornitura di beni strumentali”.

In questo modo – secondo l'accusa – la Cirfood avrebbe risparmiato circa 700 mila euro.

“La parte politica – si è difeso in aula Marone, sottoponendosi all'esame – concordò e sottoscrisse le schede di valutazione relative ad un'operazione che procurava un'enorme vantaggio all'amministrazione”. 

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