MESSINA DENARO SUPERA ANCHE SECONDA NOTTE.
TESTAMENTO, “NO FUNERALE CON CHIESA CORROTTA”

24 Settembre 2023 13:05

L'Aquila - Cronaca

L’AQUILA – Ha superato anche la seconda notte il boss Matteo Messina Denaro che non ha più speranze di salvarsi dal tumore al colon, ricoverato nella cella del reparto per detenuti dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila.

Spuntano intanto le ultime volontà del boss. Un testamento anomalo, quello di Messina Denaro, contenuto infatti in un pizzino scritto prima della latitanza. A rivelarne il contenuto è oggi la Repubblica che fa sapere come nel biglietto più importante scritto a mano dal boss numero uno di Cosa Nostra risulti che Messina Denaro non avrebbe intenzione di voler un funerale in chiesa. “Rifiuto ogni celebrazione religiosa perché fatta di uomini immondi che vivono nell’odio e nel peccato”, scrive il boss nel pizzino, ritrovato dai carabinieri del Ros nel covo del boss di Campobello di Mazara dopo l’arresto, il 16 gennaio scorso. Prosegue nel biglietto il boss: “Non sono coloro che si proclamano i soldati di Dio a poter decidere e giustiziare il mio corpo esanime, non saranno questi a rifiutare le mie esequie”.

Medici e paramedici, stremati da una assistenza non convenzionale che va avanti dall’8 agosto, proseguono intanto nel duro lavoro dal momento che devono guardare a vista il boss mafioso che è nella sua fase terminale e potrebbe quindi morire da un momento all’altro.

Anche le forze dell’ordine, diverse decine di uomini tra quelli in divisa e quelli in borghese, anche loro in campo dall’8 agosto, affrontano la emergenza finale visto che le misure di sicurezza da ieri sera sono state rafforzate.





Il pizzino con le ultime volontà di Messina Denaro sono state scritte ben prima della cattura, e anche prima di scoprire di essere affetto da tumore. Il pizzino risale, infatti, a maggio 2013, proprio il periodo in cui la Chiesa proclamò beato il prete anti-mafia Don Pino Puglisi ribadendo la lontananza con i mafiosi.

“Il rapporto con Dio è personale, non vuole intermediari e soprattutto non vuole alcun esecutore terreno. Gli anatemi sono espressioni umane non certo di chi è solo spirito e perdono», scriveva il boss. Da qui la decisione: «Sono io in piena coscienza e scienza che rifiuto tutto ciò perché ritengo che il mio rapporto con la fede è puro, spirituale e autentico, non contaminato e politicizzato. Dio sarà la mia giustizia, il mio perdono, la mia spiritualità. Chi come oggi osa cacciare e ritenere indegna la mia persona non sa che non avrà mai la possibilità di farlo perché io non lo consento, non ne darò la possibilità”.

Intanto a Castelvetrano, paese d’origine del boss, è già tutto pronto per i suoi funerali: la tomba è stata sistemata accanto a suo padre Francesco, detto “Don Ciccio”, ex latitante anche lui che si fece trovare dopo la sua morte già vestito per il funerale.

A differenza di quanto si era appreso in mattinata,  non è partita da Castelvetrano per raggiungere L’Aquila, la madre del boss, ultraottantenne, Lorenza Santangelo, perché ammalata.

Nella casa di famiglia a Castelvetrano, riferisce il Quotidiano di Sicilia,  le serrande sono rimaste chiuse anche oggi. La palazzina è a poche decine di metri dall’istituto comprensivo intitolato da pochi mesi a Giuseppe Di Matteo il figlio del pentito Santino, sequestrato per oltre due anni prima di essere strangolato e sciolto nell’acido a 14 anni. Per quell’omicidio è stato accusato anche Matteo Messina Denaro. Anche se in un recente interrogatorio davanti al gip Alfredo Montalto il boss ha cercato di tirarsi fuori da quella vicenda ammettendo sì il sequestro, ma non l’orrore di aver deciso l’omicidio del piccolo Giuseppe.





Il 62enne, da giorni in carico al team della terapia del dolore e non più agli oncologi, è sedato, non viene più alimentato: secondo quanto si apprende da fonti mediche, in queste ore, dopo il collasso, sono migliorati i parametri della pressione e della diuresi. Ma è chiaro che tutti sono pronti a gestire la fine dell’ex superlatitante, alla macchia per 30 anni, che è giunto al carcere di massima sicurezza dell’Aquila il 17 gennaio scorso, il giorno dopo l’arresto avvenuto a Palermo.

Anche i familiari che sono rappresentati dal legale e nipote Lorenza Guttadaurio e la giovane figlia Lorenza, che da alcune settimane si sono trasferite all’Aquila, e che si sono battute perché l’ex padrino finisse i suoi giorni in ospedale e non dietro la sbarre in regime di 41 bis.

La federazione sindacati autonomi (Cnpp) in una nota sottolinea di non dimenticare il silenzioso lavoro della polizia penitenziaria che sta favorendo ogni trattamento umano nonostante le difficoltà di organico e di carichi di lavoro.

 

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