METANODOTTO SNAM: ARERA APPROVA LA MEGA-OPERA, “STRATEGICA E SOSTENIBILE ECONOMICAMENTE”

22 Marzo 2023 10:20

L'Aquila - Politica

L’AQUILA – L’Arera, l’autorità nazionale dell’energia, con una delibera approvata ieri, ha dato il via libera alla linea Adriatica, ovvero al metanodotto che dovrà essere realizzato dalla Snam per 2,4 miliardi di euro, da Sulmona in Abruzzo, dove sarà realizzata anche la centrale di spinta in località Casa Pente,  attraversando 17 comuni in provincia dell’Aquila,  per arrivare fino a Foligno in Umbria. Per poi proseguire fino a Minerbio, in Emilia Romagna.

Questo all’esito della consultazione pubblica, prevista per legge, avviata il 6 dicembre dalla stessa Snam, e che si è conclusa il 20 gennaio, sulla sostenibilità economica e il rapporto costo-benefici della mega-opera. A presentare le controdeduzioni, i Comuni abruzzesi interessati dal tracciato, e le associazioni ambientaliste, i comitati, ché da anni si battono contro la realizzazione di una infrastruttura definita “inutile, eccessivamente costosa e impattante dal punto di vista ambientale”. Snam ha replicato con un corposo dossier di osservazioni a favore, supportate dai pareri, altrettanto positivi, di vari stakeholder, come Confindustria, Proxigas, Utilitalia, Energia Libera, Aiget, Eni, Edison, e Hera Trading.

Per l’ok di Arera esulta ora Stefano Venier, il ceo di Snam, multinazionale partecipata da Cassa depositi e prestiti (Cdp) per il 31,6%, in quanto le tempistiche del via libera permetteranno ora al gruppo di inserire l’opera all’interno del nuovo capitolo del Pnrr, per ottenere importanti finanziamenti. L’obiettivo è anche quello di stringere i tempi di realizzazione, entro il 2027, e a questo proposito il governo è pronto a nominare un commissario straordinario per semplificare i vari iter.

Il Tar del Lazio ha già intanto respinto il ricorso proposto dall’associazione Forum Ambientalista, che chiedeva l’annullamento  dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), rilasciata dal Ministro della Transizione Ecologica nel marzo 2021,  per l’esercizio della centrale di compressione gas di Sulmona. I Comitati cittadini per l’ambiente e il Coordinamento No Hub del Gas sono però tornati alla carica, inviando una lettera ai 26 Comuni di Abruzzo, Umbria, Marche e Lazio, per sollecitarli a presentare ricorso al Tar del Lazio contro l’autorizzazione rilasciata dal governo, sostenendo che è falso il presupposto secondo il quale “la capacità della rete esistente non è sufficiente a trasportare il gas aggiuntivo, per cui è necessario rafforzare la rete anche tramite il tratto Sulmona – Foligno”, in quanto, “non esiste nessuna ‘strozzatura’ della rete metanifera, perché da sud verso la pianura padana possono transitare oltre 43 miliardi di metri cubi di gas, dopo aver detratto i quantitativi consumati dalle Regioni meridionali”.





L’intervento oggetto della consultazione pubblica, nel dettaglio, è la realizzazione della centrale di compressione di Sulmona (per 33 MW) e del gasdotto, suddiviso in tre tratte interdipendenti tra loro: Sulmona-Foligno (170 km), Foligno-Sestino (115 km) e Sestino-Minerbio (140 km), con una spesa di investimento complessiva stimata in circa 2,4 miliardi di  euro.

L’Autorità ha evidenziato positivamente, nella delibera a firma del presidente  Stefano Besseghini,  “la necessità di potenziamento della capacità di trasporto lungo la direttrice
Sud-Nord (attraverso la realizzazione della Linea Adriatica), necessaria in relazione ad incrementi di capacità di trasporto in entrata da Sud, tenendo in considerazione i costi di investimento da attribuire direttamente alla capacità incrementale, nonché i benefici dell’opera non solo nazionali ma anche europei, stante la rilevanza dell’opera al fine di assicurare maggiori fonti di approvvigionamento all’Unione europea lungo il cosiddetto Corridoio Sud”.

La strategicità della Linea Adriatica, del resto, “è stata riconosciuta anche dalla Commissione, da ultimo nell’ambito della Comunicazione Repower EU del 18 maggio 2022, nella quale viene fatto esplicito riferimento al potenziamento della rete di trasporto italiana mediante la realizzazione della Linea Adriatica come progetto essenziale per garantire fonti di approvvigionamento
aggiuntive provenienti dall’Azerbaijan (mediante il gasdotto TAP), dal Nord Africa, nonché dal bacino levantino (mediante il progetto del gasdotto EastMed-Poseidon)”.

La Snam, a corredo dell’istanza, si legge ancora nella delibera, “considera due differenti configurazioni di approvvigionamento che si differenziano per una totale o parziale indisponibilità di fonti di approvvigionamento gas dalla Russia, e un incremento delle fonti di approvvigionamento da Sud; in particolare, entrambi gli scenari ipotizzano una disponibilità dell’importazione dall’Algeria fino a 30 miliardi di Smc/anno, fino a 18 miliardi di Smc/anno dal Caspio (pari al raddoppio della capacità di import da TAP), e un utilizzo dei terminali di Gnl compreso tra il 40% e il 70%”.





Pesa  nella valutazione anche “il mutato contesto economico e geopolitico, il progressivo ridursi dei flussi dal punto di entrata di Tarvisio, che ha comportato un contestuale incremento dei flussi dai punti di importazione da Sud (Mazara del Vallo, Gela, Melendugno), nonché dai punti di entrata da terminali di Gnl”, e “la situazione di stress del sistema, che in alcuni giorni degli ultimi mesi del 2022 ha visto le importazioni da Sud risultare prossime al limite massimo importabile da tali punti, potrebbe acuirsi in prospettiva con ulteriore incremento di flussi da Sud (già certo quantomeno con primo livello di capacità incrementale TAP), sebbene in un contesto di generale diminuzione prospettica dei consumi di gas”.

I benefici principali associati all’intervento riguardano poi “l’incremento di social welfare
e della sicurezza e affidabilità delle forniture”,

In particolare “l’incremento di social welfare è valutato considerando la maggiore competitività delle fonti di approvvigionamento abilitate dalla realizzazione dell’intervento, ipotizzata pari a un differenziale di prezzo del 5% rispetto al prezzo marginale nazionale”. Inoltre, “la sicurezza delle forniture è valutata come minore domanda inevasa, tenuto conto della valorizzazione del costo associato (Cost of Disrupted Gas – CoDG), pari a 600 €/MWh, e della probabilità di accadimento, pari a 1/20 in condizioni normali, mentre 1/25 in condizioni di stress disruption”.

Arera infine evidenzia, che “le criticità legate alla sostenibilità ambientale dell’opera e al suo impatto sul territorio esulano dalle competenze dell’Autorità”, chiamata infatti ad esprimersi sul solo aspetto dei costi/benefici”. Filippo Tronca

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