METANODOTTO SNAM: SINDACI DEL NO RIUNITI A NAVELLI, FEDERICO E DI PIERO, “INUTILE E PERICOLOSO”

27 Luglio 2022 19:03

L'Aquila - Cronaca, Politica

​L’AQUILA – “Non c’è stato nessuno studio sul rischio sismico lungo il tracciato del metanodotto che attraversa faglie pericolosissime, noi pretendiamo che venga fatto prima, e non dopo la realizzazione, ma ci siamo trovati davanti ad un muro di gomma. Dobbiamo convincere Snam a dare risposte, il governo deve tornare su i suoi passi rispetto ad una opera che noi continuiamo a ritenere pericolosa, ed anche inutile e costosa”.

Ha esordito così, il sindaco di Navelli, ​Paolo Federico,​ di Fratelli d’Italia, con ​al​ fianco il sindaco di Sulmona Gianfranco Di Piero, del Pd, nell’assemblea di amministratori ​contrari al metanodotto ​Snam Sulmona-Foligno, mobilitati dopo che la presidenza del Consiglio dei Ministri, l’11 luglio scorso, ha dato il via libera con la terza e ultima riunione prevista, alla realizzazione di una infrastruttura lunga 169 chilometri di tracciato, con una centrale di spinta prevista a Sulmona, considerata strategica.

Presenti all’assemblea, indetta da Federico e Di Piero, parte dei sindaci dell’aquilano interessati al tracciato. Per il Comune dell’Aquila si è collegato in streaming l’assessore Fabrizio Taranta, della Lega, tra i consiglieri regionali erano presenti i soli Pierpaolo Pietrucci, del Pd, e Marianna Scoccia del gruppo misto. Assenti, nonostante l’invito, i consiglieri e assessori regionali di maggioranza di centrodestra, come pure i parlamentari espressione del territorio, di ogni schieramento. Al termine dell’assemblea si è concordato intanto di elaborare e condividere un documento da inviare al governo.

E’ andato giù duro il sindaco di Sulmona Di Piero: “occorre mobilitarci prima dell’ok definitivo da parte del governo, dobbiamo far sentire le nostre ragioni. Parliamo di 167 chilometri che attraversano le faglie sismiche, tra le più pericolose dell’Appennino, non condivido l’argomentazione che lo studio si farà man mano che l’opera procederà. Ci sono poi dubbi sul costo e sull’utilità di questa opera, che va sottolineata con maggiore forza”.

Pietrucci ha stigmatizzato “l’assenza dei consiglieri regionali di maggioranza, una cosa che fa male. Questa è una battaglia importante, noi quando governavamo la regione abbiamo dato il diniego con ben sette delibere regionali, siamo stati dalla parte giusta. Ora è importante non demordere, e sono contrario al limitarsi a puntare sulle misure di compensazione, che presuppongono comunque una strage ambientale”.

Ha aggiunto Scoccia, “questa battaglia non deve avere colore politico, ma è grave vedere che oggi qui per la Regione ci siamo solo io e Pierpaolo, due consiglieri di opposizione. Porteremo un odg nel consiglio regionale del 2 agosto, per inchiodare la maggioranza alle sue responsabilità”.

Il sindaco di Barisciano, Fabrizio D’Alessandro, ha proposto di “organizzare una manifestazione nazionale, e occorre impegnare i candidati alle prossime elezioni a sposare le nostre istanze e proposte”.

Taranta ha detto che “L’Aquila ha sempre condiviso i documenti di contrarietà al fianco degli altri comuni. L’impatto con questa opera si farà sentire anche sui territori non prossimi al tracciato”.

Ha però ammesso che “si va in una direzione che sembra segnata, il governo non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro, pertanto non dobbiamo escludere l’ipotesi di puntare almeno ad adeguate compensazioni, ristori e giusti indennizzi a chi vedrà compromessa la sua attività”.

IL DOCUMENTO

I Sindaci dei Comuni della Provincia dell’Aquila interessati dall’attraversamento del metanodotto Snam Sulmona – Foligno, al termine dell’assemblea tenutasi a Navelli il 27 luglio 2022, hanno approvato il seguente comunicato.

Il metanodotto Sulmona – Foligno, con annessa centrale di compressione, è un’opera del tutto inutile che, qualora dovesse essere realizzata, provocherebbe danni molto gravi all’ambiente, alle economie locali e alla sicurezza dei cittadini. I suoi costi di costruzione, inoltre, causerebbero un aumento immotivato della bolletta energetica, già eccessivamente elevata, a carico dei consumatori italiani.

La non necessità di nuove infrastrutture energetiche si evince dai consumi di gas dell’Italia che, dopo il picco massimo avutosi nel 2005 con 86,3 miliardi di metri cubi, sono costantemente in calo, fino a raggiungere il dato medio degli ultimi cinque anni di 71,5 miliardi di metri cubi. Tutte le previsioni per i prossimi anni danno i consumi di metano ulteriormente in calo, non solo in Italia ma in tutto il continente europeo. E ciò per il forte incremento delle fonti energetiche rinnovabili in vista dell’obiettivo dell’Accordo di Parigi, con la riduzione del 55% della CO2 al 2030 e il raggiungimento della neutralità climatica al 2050.

Molte sono le criticità dell’opera, tra cui spicca il rischio sismico. Il metanodotto, infatti, passerebbe lungo i territori più altamente sismici dell’Appennino Centrale, già tragicamente colpiti dal terremoto dell’Aquila del 2009 e da quelli del 2016 -17 che hanno interessato molti Comuni di Umbria, Marche, Abruzzo e Lazio. E’ inaccettabile che un’opera di così rilevante impatto possa essere autorizzata senza gli studi sismici di dettaglio imposti dalla legislazione vigente e dalle prescrizioni della Valutazione di Impatto Ambientale.

Il metanodotto inoltre, provocherebbe danni elevati, e in molti casi permanenti, a territori di grandissima qualità ambientale, attraverso l’insensato abbattimento di milioni di alberi, la perdita di biodiversità e lo sconvolgimento degli habitat della fauna protetta, l’alterazione degli equilibri idrogeologici, oltre alla forte limitazione, e in ampie fasce anche la soppressione, dei diritti di uso civico.

Il metanodotto inciderà pesantemente anche sull’assetto e sulla programmazione urbanistica di diversi Comuni, interferendo direttamente con attività economiche e commerciali e mettendo a rischio la stessa incolumità pubblica, stante la mancanza delle distanze di sicurezza dalle suddette attività. In più punti, inoltre, la realizzazione della condotta avrà un impatto notevole su beni archeologici e culturali. Per molti Comuni l’interramento del metanodotto, con le relative servitù, comporterà impedimenti e consistenti limitazioni alle attività agricole.

La gravissima crisi climatica in atto, con temperature mai raggiute prima, ghiacciai che si sciolgono e crollano, una persistente siccità con conseguenti notevoli danni all’agricoltura, impongono l’abbandono delle fonti fossili –  tra cui il metano, un gas climalterante più potente della C02 – e  la loro sostituzione con fonti pulite e rinnovabili.

Diversamente il pianeta, e con esso la vita stessa di esseri umani, animali e piante, andrà incontro al collasso.
Per tutte queste validissime ragioni abbiamo chiesto al Governo, attraverso un dettagliato documento, di non autorizzare il metanodotto Sulmona – Foligno e nello stesso tempo un incontro al fine di approfondire tutte le tematiche connesse all’opera.

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