MINACCE A FIGLIO APPUNTATO UCCISO DA BR: INCHIESTA PROCURA L’AQUILA INCHIODA 28ENNE DI UDINE

2 Dicembre 2022 15:02

Pescara - Cronaca

L’AQUILA – Nella mattinata di ieri, la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un decreto di perquisizione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di L’Aquila nei confronti di un 28enne residente ad Udine.

L’uomo, indagato dalla Procura Distrettuale per il reato di minaccia grave, aggravata dall’inoltro della stessa con scritto anonimo e dall’aver commesso il fatto con finalità di terrorismo, è ritenuto essere l’anonimo cibernauta che, nel maggio scorso, attraverso Instagram ha minacciato Bruno D’Alfonso, figlio dell’appuntato abruzzese dei Carabinieri Giovanni D’Alfonso, vittima del terrorismo, caduto il 5 giugno 1975 ad Arzello di Melazzo in Piemonte, a seguito di un conflitto a fuoco con appartenenti alle Brigate Rosse, circostanza in cui morì anche Margherita Cagol, moglie di Renato Curcio.





Bruno D’Alfonso nel navigare sul social, aveva cliccato su un link inoltratogli da uno sconosciuto, così collegandosi ad una fotografia del padre, ritratto con la divisa da Carabiniere, con una X rossa sul volto e la frase “sei il prossimo”.

Bruno, che pochi giorni prima aveva depositato presso la Questura di Pescara un esposto con cui aveva stigmatizzato l’esibizione, avvenuta anche in un locale di Pescara il 25 aprile, del gruppo musicale denominato “P38 La Gang” (i cui componenti sono stati recentemente perquisiti dalla Procura della Repubblica di Torino per istigazione ed apologia di reato, inneggiando il loro testi alle gesta delle Brigate Rosse),  ha denunciato a il fatto presso gli uffici della Digos del capoluogo adriatico.





Unitamente al Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale per l’Abruzzo, la Digos di Pescara  ha proceduto ad approfonditi accertamenti, volti ad individuare l’utilizzatore del profilo Instagram da cui era partita la minaccia, risalendo così ad un giovane friulano, residente ad Udine.

L’autorità giudiziaria dell’Aquila, ha emesso un decreto di perquisizione, effettuata da agenti delle Digos di Pescara, Udine e Trieste e del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale per il Friuli Venezia Giulia, che hanno passato al setaccio alcune abitazioni, in uso all’indagato a Trieste e a Udine.  Alla presenza del proprio avvocato, il ragazzo ha ammesso di essere l’autore del messaggio minatorio.

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