CALO DEL 4,5 PER CENTO CON OLTRE 19MILA NEONATI IN MENO RISPETTO AL 2019, NUMERI CROLLANO IN MOLISE, CALABRIA E BASILICATA; MINISTRO BONETTI, ''DATI IMPRESSIONANTI''

MINIMO STORICO DI NASCITE IN ITALIA, ISTAT, ”CULLE MAI COSI’ VUOTE DALL’UNITA’ D’ITALIA”

13 Luglio 2020 19:06

ROMA – Culle mai così vuote nel nostro Paese, dove la popolazione diminuisce sempre più mentre aumentano i casi di italiani che emigrano all'estero.

L'Istat ha segnalato un nuovo minimo storico di nascite, numeri ancora giù nel 2019 e mai registrati dai tempi dell'Unità d'Italia.

Il calo è ora del -4,5%, con oltre 19 mila nuovi nati in meno rispetto all'anno precedente: nel 2019 sono stati iscritti in anagrafe per la nascita 420.170 bambini.

L'assottigliamento delle cifre sulla nuova generazione in arrivo è un ulteriore tassello del declino demografico: dal dato degli oltre 60 milioni di residenti in Italia si sottraggono in un anno altre 189mila unità (-0,3%).

Una curva discendente cominciata già nel 2015, quasi 551mila residenti in meno negli ultimi cinque anni, segnata dal continuo aumento dell'emigrazione di italiani (+8,1%) ma anche dal calo di cittadini stranieri che arrivano nel Paese (-8,6%).

E tra coloro che si trasferiscono all'estero aumenta chi decide la cancellazione dall'anagrafe (+16,1%).

Ad influire sul calo diffuso di nuove nascite, più accentuato al Centro (-6,5%), negli ultimi anni è stata la progressiva diminuzione del numero di stranieri nati in Italia (sono 62.944, il 15% del totale dei nati) che nel 2019 ha avuto un calo del 3,8% rispetto all'anno precedente.

Quest'ultimo aspetto resta concentrato nel Nord-ovest (21,1%) e Nord-est (21,2%).

Divari netti anche tra le regioni: un quarto dei nati in Emilia-Romagna è straniero (25%), in Sardegna solo il 4,3%.

Il progressivo “svuotamento” del Paese è dovuto chiaramente alla diminuzione di cittadini italiani e non è bastato il ritmo di incremento di stranieri (attualmente quelli residenti sono l'8,8%), che negli ultimi anni si è affievolito.





Nonostante tutto, l'Italia resta un Paese multietnico e arriva a contare 194 differenti cittadinanze, quasi 50 con almeno 10 mila residenti: al primo posto quella romena (1 milione 208 mila), seguita da quella albanese, marocchina, cinese e ucraina, che insieme rappresentano quasi il 50% del totale degli stranieri residenti.

In aumento anche coloro che acquisiscono la cittadinanza italiana.

Sul fronte della popolazione in generale, i numeri crollano soprattutto in Molise, Calabria e Basilicata mentre all'opposto, incrementi si osservano nelle province di Bolzano e Trento, in Lombardia ed Emilia-Romagna.

Numeri da cui è però facile desumere che il cosiddetto 'saldo naturale', la differenza tra nati e morti, è ancora in negativo (-214 mila unità).

Ma se ovunque ci sono più decessi e meno nascite, Bolzano rappresenta un'eccezione: la provincia autonoma è l'unica a segnare un tasso di crescita naturale al +1,5 per mille di Bolzano a fronte del -3,6 per mille a livello nazionale.

In fondo, invece, c'è la Liguria al -8,1 per mille.

A parlare di dati “impressionanti” è la stessa ministra per la Famiglia, Elena Bonetti, la quale rilancia il Family Act, “un piano che chiede un investimento senza precedenti nelle famiglie. La strada è stata tracciata, si va verso l'approvazione in Parlamento, e da gennaio 2021 confido che potremo vederlo realizzato già a partire dell'assegno unico e universale”.

E per la presidente della commissione parlamentare per l'infanzia, Licia Ronzulli, “siamo al congelamento demografico. La denatalità è più che una emergenza e, senza una corretta politica di assistenza e sostegno alle famiglie e all'infanzia, le sue conseguenze saranno drammatiche sul sistema sociale ed economico dell'Italia”.

Lapidario il commento del presidente del Forum delle associazioni familiari, Gigi De Palo: “Il nostro Paese sta morendo e non c'è più tempo da perdere”.

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