“MINISTERO HA RITARDATO BONIFICA VELENI BUSSI”. DIONISIO, “VALE PRINCIPIO CHI INQUINA PAGA?”

DIRETTORE ARTA CONTRO EX MINISTRO COSTA E SOTTOSEGRETARIO MORASSUT: "RIMOZIONI SOSTANZE PERICOLOSE SENZA RICORSI PER ANNULLAMENTO GARA SAREBBERO GIA' PARTITE"; "CAPPING NON BASTA, NOSTRE ANALISI CONFERMANO CHE INQUINAMENTO E' ANCORA IN CORSO"

di Filippo Tronca

10 Maggio 2021 07:42

PESCARA – “A Bussi il principio giuridico del ‘chi inquina paga’ non viene ad oggi rispettato: il capping non basta a contenere i veleni chimici delle mega discariche. E una responsabilità ce l’ha il Ministero dell’Ambiente, guidato dall’ex ministro Sergio Costa e dall’ex sottosegretario Roberto Morassut, che ha incredibilmente annullato la gara che avrebbe potuto consentire già da tempo l’avvio della vera e risolutiva bonifica”.

Parole dure, con tanto di nomi e cognomi, ma basate anche su evidenze scientifiche: sono quelle  del direttore generale dell’Agenzia regionale di tutela ambientale (Arta), l’avvocato aquilano Maurizio Dionisio, che interviene nell’intervista ad Abruzzoweb, sull’annosa vicenda della megadiscarica dei veleni di Bussi, che continuano a rilasciare sostanze inquinanti in atmosfera e nelle acque di un bacino, quello lungo il fiume Pescara, dove vivono 500mila persone.

Mega-​discariche, ormai parte integrante del verde Abruzzo, tornate alla ribalta con la presentazione in consiglio regionale della corposa relazione della commissione d’inchiesta presieduta dal consigliere dem Antonio Blasioli, che non ha potuto non certificare il clamoroso ritardo della bonifica dei siti inquinati, dove sono stati stoccati, anche abusivamente, tonnellate di veleni del polo chimico di Bussi, scoperti nel 2007  dal Corpo Forestale dell​o​ ​S​tato, in località I Tre Monti, a sud dell’insediamento industriale e a “mollo” lungo il fiume Pescara,  e a nord a ridosso del paese, nei siti denominati “2A” e “2B”.

Oggetto dello sconcerto di Dionisio, che è pur sempre avvocato di lunga esperienza, la decisione del Ministero dell’Ambiente del precedente governo giallo-rosso, retto dal ministro Costa, area M5s,  e del sottosegretario dem Morassut, di cancellare, nel dicembre 2019, il provvedimento di aggiudicazione del bando di gara per la bonifica assegnata già alla Dec Deme nel 2018, con fondi pubblici, per presentare poi le fatture alla Edison, già dichiarata responsabile dell’inquinamento.

Revoca annullata dal Tar, ma il Ministero si è rivolto al Consiglio di Stato che si esprimerà nel merito il 13 maggio. A febbraio ha intanto rigettato la richiesta di sospensiva dell’efficacia della sentenza del Tar. Nel frattempo non ci sono neanche certezze sul ripristino dei 50 milioni stanziati nel 2011 su iniziativa dell’allora sottosegretario all’Economia con delega al Cipe e alla ricostruzione post terremoto dell’Aquila, l’abruzzese Giovanni Legnini, del Pd, diventato poi vice presidente del Csm e consigliere regionale abruzzese e come tale primo presidente della commissione di inchiesta su Bussi.

E così in 13 anni sono stati finora effettuati, sia nei siti “2A” e “2b”, che nella Tre Monti, solo gli interventi di capping, ovvero di copertura e impermeabilizzazione della discarica, ed il sistema di emungimento delle acque sotterranee.

E Dionisio ribadisce che sono interventi del tutto insufficienti.

“Si tratta solo di opere prodromiche, iniziali, di messa in sicurezza, al pari della perimetrazione e alla captazione dell’acqua ​d​i profondità. ma non può la Edison pensare di fermarsi a questo. ​B​isogna procedere alla rimozione di tonnellate di rifiuti,​ che è l’unica e​ vera soluzione, anche se oggettivamente molto costosa”, spiega Dionisio.

A certificarlo sono le stesse analisi dell’Arta degli ultimi mesi, in una relazione di gennaio acquisti anche dalla Procura di Pescara, che pochi giorni fa,  ha iscritto nel registro degli indagati  il sindaco di Bussi, Salvatore Lagatta, assieme ai due quadri dirigenziali di Solvay e tre di Edison, per presunte responsabilità dei ritardi della bonifica.

Il capping  si legge nella relazione, non rappresenta “un efficace isolamento del corpo dei rifiuti provocando ulteriore contaminazione delle acque sia per lisciviazione, ovvero migrazione in falda di eventuali fluidi presenti nei rifiuti, sia per l’immissione in atmosfera di contaminanti volatili”, sono state rilevate numerose eccedenze di contaminazione (Csc) particolarmente allarmanti per i composti dei solventi clorurati. Tra le criticità, si segnala l’esacloroetano, in valori massimi a valle delle discariche 2A e 2B”.

E non solo, “sugli alberi vicini alle due discariche sono presenti dosi significative e allarmanti di cloruro di vinile, il solvente più pericoloso in commercio e cancerogeno. Oltretutto la sostanza è volatile e può essere inalata in quanto inodore”.

Eppure ribadisce con forza Dionisio, la bonifica della 2A e 2B poteva essere già stata avviata da tempo.

“Il Ministero aveva pronto sul tavolo un progetto di intervento risolutivo e di grande qualità, e con i soldi già in cassa per attuarlo. Già  affidato con regolare gara europea ad una società affidabile, con grande esperienza sul campo. Poi inspiegabilmente e con grande stupore di  tutti i soggetti istituzionali coinvolti, il Ministero ha posto nel nulla questo affidamento. Noi ci siamo scagliati contro questa decisione assieme a Regione e Comune di Bussi e abbiamo stravinto al Tar. E dopo il responso di primo grado che ha annullato la revoca della gara, tutti eravamo convinti che  il Ministero dell’Ambiente si fermasse lì. E invece ha fatto ricorso al Consiglio di Stato, chiedendo anche la sospensiva degli effetti della sentenza del Tar”.

Domanda dunque ineludibile: “c’è la volontà di non farla questa bonifica o quanto meno di ritardarla il più possibile?”

“Sono direttore generale di un ente tecnico, non posso rispondere su questioni di carattere politico e che esulano dal mio ruolo. Non posso dire se ci sia una regia o meno dietro quello che è accaduto, o una ‘riserva mentale’, per usare il gergo dei penalisti. E’ un dato di fatto però che a seguito di certe decisioni del Ministero la bonifica è stata fortemente rallentata. E la mia domanda a questo punto è: a quale costo per l’ambiente e per la salute dei cittadini?”, la risposta di Dionisio.

 

 

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