MONOCLONALI E ANTIVIRALI CONTRO IL COVID. GRIMALDI, “ABBATTERE RICOVERI E VINCERE LA GUERRA”

INTERVISTA A PRIMARIO REPARTO MALATTIE INFETTIVE DELL'AQUILA, "GIÀ DECINE DI PAZIENTI PRECOCI TRATTATI CON ANTICORPI, RISULTATI BUONI E NESSUN EFFETTO COLLATERALE". "FONDAMENTALI SINERGIA CON MEDICI DI BASE E DOTARSI DI FILIERA EFFICIENTE E PERSONALE ADEGUATO PER NUOVE TERAPIE"

6 Gennaio 2022 08:22

L'Aquila: Abruzzo

L’AQUILA – “Per vincere la nostra guerra contro il virus abbiamo ora, oltre ai vaccini, che restano imprescindibili, altre armi come gli anticorpi monoclonali che già stiamo somministrando all’ospedale dell’Aquila,  ed ora potremo cominciare ad utilizzare anche i farmaci antivirali.  Ma non basta: è necessaria una organizzazione efficiente che parte dalle segnalazioni dei pazienti in fase iniziale da parte dei medici di base, e personale e reparti adeguati ed efficienti nei presidi ospedalieri”.

Le notizie, finalmente cariche di speranza, dal fronte della lotta al covid 19 arrivano da Alessandro Grimaldi, primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila e segretario regionale dell’Anaao Assomed, il sindacato più rappresentativo dei medici e dirigenti sanitari del servizio sanitario nazionale.

In una situazione dove il reparto di Grimaldi è oramai saturo, con il deflagrare della variante omicron, che però è molto meno aggressiva delle precedenti varianti, tanto che sono solo due le persone ricoverate in gravi condizioni nel reparto di terapia intensiva del capoluogo, sta man mano decollando l’utilizzo degli anticorpi monoclonali, di cui Grimaldi è stato un fautore della prima ora,  già nel 2020.

Gli anticorpi monoclonali sono creati in laboratorio e funzionano in modo simile agli anticorpi che sono prodotti dal sistema immunitario per combattere l’infezione. La terapia a base di anticorpi monoclonali aiuta l’organismo a combattere il covid, mentre il sistema immunitario inizia a produrre i propri anticorpi. Nel caso di agenti infettivi sono in grado di distruggerli o di inattivarli. Ad esempio, possono inibire l’ingresso di un virus nelle nostre cellule. Erano già utilizzati da tempo in medicina per bloccare l’evoluzione di alcune malattie, come l’artrite reumatoide e alcuni tumori, ma anche malattie infettive come il tetano.

Inoltre l’Agenzia Italiana del farmaco nella seduta del 22 dicembre, ha autorizzato due antivirali – molnupiravir e remdesivir – per il trattamento di pazienti non ospedalizzati. Il molnupiravir è un antivirale orale  il cui utilizzo è indicato entro 5 giorni dall’insorgenza dei sintomi.

La durata del trattamento, che consiste nell’assunzione di 4 compresse (da 200 mg) 2 volte al giorno, è di 5 giorni. Il molnupiravir è in fase di distribuzione da parte della Struttura Commissariale alle Regioni  da ieri  e per la sua prescrizione è previsto l’utilizzo di un Registro di monitoraggio che sarà presto accessibile online sul sito dell’Agenzia.

Per remdesivir inoltre è stata recentemente autorizzata dall’Ema un’estensione di indicazione relativa al trattamento dei soggetti non in ossigeno-terapia ad alto rischio e il farmaco può essere utilizzato fino a 7 giorni dall’insorgenza dei sintomi. La durata del trattamento, che consiste in una somministrazione endovenosa, è di 3 giorni.

Sono intanto già decine i soggetti che a L’Aquila vengono trattati con anticorpi monoclonali somministrati con flaconi in endovena, negli  spazi nel prefabbricato a fianco del Pronto soccorso.

“Come stabilito in una riunione col direttore generale della Asl Ferdinando Romano – rivela dunque Grimaldi –  a breve sarà attrezzato uno spazio e relativa equipe anche reparto G8 dell’ospedale San Salvatore, che ha anche il vantaggio di avere parcheggi di prossimità”.

Si potenzierà dunque una terapia che si sta dimostrando efficace: “i risultati sono più che soddisfacenti, non abbiamo avuto alcun effetto collaterale e gran parte dei pazienti hanno avuto grandi miglioramenti dopo la somministrazione di questo farmaco”.

Purtroppo aggiunge Grimaldi, “gli anticorpi monoclonali sono in una quantità limitata e quindi si è stabilito di utilizzarli per i soggetti più a rischio e agli over 65 anni. Rappresenta però anche così comunque un’arma in più che però va utilizzata precocemente, appena contagiati,  altrimenti viene meno il suo effetto di impedire l’accesso del virus  e lo scatenarsi della malattia”.

Per la disinformata vulgata novax  i monoclonali sarebbero disponibili già da tempo,  ma non sarebbero stati utilizzati per “favorire l’utilizzo del vaccino”. Tutte falsità, assicura Grimaldi.

“Sono farmaci che già conoscevamo, utilizzati in altre patologie, ma per evitare effetti avversi è stato necessario modificarli per renderli adatti a contrastare i coronavirus e in qualche modo per bloccare la loro proliferazione all’interno dell’organismo, il loro replicarsi all’interno delle cellule. C’è voluto un tempo fisiologico di ricerca, come avvenuto anche per i vaccini che, vorrei sottolineare, non sono sperimentali visto che hanno superato tutte le fasi propedeutiche al loro utilizzo, partendo per fortuna avvantaggiati, visto che la tecnologia del dna era già studiata e applicata,  frutto di un lavoro che è durato anni”.

C’è però un altro aspetto che va messo a punto: “noi siamo condizionati dalle richieste che arrivano dal territorio ovvero dai medici di base, Sono loro che devono indicarci i pazienti che possono essere destinatari di questa terapia. devono consegnarci delle schede, che poi devono da noi essere ulteriormente  valutate, alla luce dei criteri dell’Agenzia italiana del farmaco”.

E poi serve “un percorso dedicato esclusivamente alla somministrazione di questi farmaci che non può passare anche qui per un potenziamento del personale ospedaliero. Con questa ondata causata dalla variante omicron,  si stanno contagiando anche molti nostri infermieri e medici, nonostante siano vaccinati. Un problema che si aggiunge alla storica carenza di organico in particolare quella degli specialisti dovuta a una errata programmazione la formazione universitaria”.

Grandi speranze Grimaldi pone infine nei nuovi antivirali. ” Sono capaci di ridurre le forme gravi, e dunque il tasso di ospedalizzazione anche del 50% in quanto riescono a bloccare la replicazione del virus, evitando l’abnorme reazione infiammatoria, che va a danneggiare poi tessuti e può portare anche alla morte. E poi dovrebbe arrivare l’ antivirale di Pfizer, il Paxlovid,  che assicura l’azienda, sarebbe in grado di ridurre fortemente il rischio di ricovero e morte addirittura dell’89%. Ora abbiamo gli strumenti, da affiancare ai vaccini, per evitare che le strutture ospedaliere si sovraccarichino come avvenuto nei terribili mesi del 2020″. F.T.

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