MONTEREALE, UNA CAVA NEL PARCO GRAN SASSO: “UNA SERIE DI CLAMOROSI ERRORI E DANNI AMBIENTALI”

CONCESSIONE PER AMPLIAMENTO E APERTURA IN ZONA DI PROTEZIONE SPECIALE, CONFINI SBAGLIATI, PROTESTANO LE ASSOCIAZIONI: "PERICOLI PER POPOLAZIONE E GRAVE SCONVOLGIMENTO DEL TERRITORIO"

di Azzurra Caldi

19 Febbraio 2021 08:01

MONTEREALE – Una concessione per ampliare ed aprire una cava all’interno del Parco nazionale Gran Sasso-Monti della Laga, nella Zona di Protezione Speciale.

L’annosa vicenda si svolge in località Monte Mozzano, nel comune di Montereale (L’Aquila) e “si basa su una sequenza di madornali errori”, a partire da quelli cartografici, come denunciato negli anni dalle Associazioni che si battono contro il progetto, in primis l’Associazione Paganeca Onlus che ha formulato documentate osservazioni e indicato “i gravi impedimenti all’approvazione della proposta della Inerti Mozano srl”.

A fine dicembre 2020 è stato il Comune di Montereale, con apposita delibera, ad approvare l’ampliamento della cava di inerti in seguito alla proposta tecnico-economica per il risanamento presentata dalla società “Inerti Mozano” non potendo “ulteriormente consentire l’attuale situazione di degrado della zona” e per favorire l’occupazione.

La storia della cava, la cui attività è stata sospesa dalla Regione Abruzzo, Ufficio Cave e Torbiere nel 2007, per gravi difformità nella coltivazione, è ricca di contenziosi e gravata da problematiche e danni scaturiti dall’esercizio dell’attività estrattiva nel corso di oltre un trentennio.

Con lettera aperta, il 3 febbraio del 2006, “la quasi totalità degli abitanti delle frazioni Castello, Colle e San Giovanni Paganica di Montereale ha violentemente protestato contro l’ampliamento della cava per i motivi ampiamente illustrati, riconducibili all’infelice posizione della cava a ridosso del cimitero comunale, alla distanza dalle abitazioni civili meno di 60 metri, al pericolo derivante dal brillamento di mine di forte intensità, in adiacenza al cimitero comunale, in prossimità anche di strade comunali e intercomunali di pubblico transito, la compromissione dell’habitat di vita e il danno ambientale”, spiegano Giuliana Calcagni e Giuseppe Cherubini, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Associazione Paganeca Onlus.

L’Associazione Paganeca ha denunciato, ribadito e comprovato con documentazione ufficiale “che malgrado le quattro precedenti concessioni, (quella attuale è la quinta), di sfruttamento tutte accordate per il risanamento ambientale, questo non è stato mai effettuato dalla Inerti Mozzano snc prima, e successivamente dalla Inerti Mozano srl, il quale all’atto del subentro, aveva assunti tutti gli oneri facenti capo al precedente Concessionario. Nel trentennio di attività estrattiva il deturpamento ambientale si è aggravato sempre di più anche a causa del mancato controllo, sorveglianza e repressione da parte dei competenti Organi: Comune, Autorità Forestale, Regione e Ministero dell’Ambiente”.




Ma c’è di più, perché l’area interessata dalle passate concessioni, ad eccezione del piazzale, si trova all’interno del perimetro del Parco Nazionale D’Abruzzo e Monti della Laga, mentre l’area inerente il nuovo intervento proposto sia per quanto attiene l’ampliamento che la risagomatura del versante, è totalmente all’interno del perimetro del Parco e della zona di protezione Speciale Comunitaria.

Un caso “tragicomico”, come lo ha definito la Soa, Stazione ornitologica abruzzese: “deve essere stato veramente difficile sbagliare per tre volte i confini di un’area protetta nazionale. Nell’intento sono riusciti il Parco del Gran Sasso, che ha assommato due errori, e il Ministero dell’Ambiente, che è riuscito ad incaponirsi sul terzo ed esiziale strafalcione. Un quarto errore, quello di approvare l’ampliamento di una cava per 606.000 mc in un’area protetta, dove quest’attività sarebbe vietata in base alle leggi, lo ha fatto a fine 2016 il Comitato Via della Regione Abruzzo, tratto però in inganno da Ministero e Parco. Tutti smentiti allegramente dal Portale Cartografico Nazionale dove basta connettersi da tutto il mondo per consultare le carte e i confini di comuni, regioni e aree protette italiani. C’è anche la funzione per sovrapporli in trasparenza. Sarebbe bastato un rapido sguardo alla mappa del portale per scoprire che il progetto di ampliamento della cava in questione ricade integralmente nel Parco nazionale del Gran Sasso nonché nella Zona di Protezione Speciale tutelata”.

Una storia “folle ma reale”, secondo la Soa: “Il Comitato Via della Regione Abruzzo, ignaro di tutto questo caos, a dicembre 2016 rilascia parere favorevole al progetto di ampliamento della cava interamente dentro all’area protetta sulla base del confine del Dpr del 1995 e della cartografia del Portale Cartografico Nazionale”.

Oggi, l’Associazione Paganeca torna così a denunciare “Il ripetuto inadempimento contrattuale da parte della Società inerente il risanamento ambientale nel corso delle precedenti concessioni; che la “proposta di intervento ricadente totalmente all’interno del perimetro del Parco Nazionale D’Abruzzo e Monti della Laga e nella Zona di Protezione Speciale IT7110128 dove è vietato l’apertura e esercizio di cave; che il progetto è “in contrasto con la vigente pianificazione territoriale a livello comunale (PRG) e Regionale ( Piano Regionale Paesistico) ,i quali prevedono altra destinazione urbanistica nella zona interessata; il “mancato esperimento di gara ad evidenza pubblica in violazione dell’articolo 6 della Legge n.537/93 e art.23 della Legge n.62/2005; la “violazione dell’articolo 29, 2° comma della Legge Regionale n.54/83 disciplinante la procedura del ripristino ambientale in danno; la “mancata osservanza dei pronunciamenti degli Organi Giurisdizionali aditi dalla Inerti Mozano srl (TAR Abruzzo – Ordinanza n. 00103/2007, TAR Abruzzo –Ordinanza n.00227/20019, Consiglio di Stato- Ordinanza n.06108/2019)”.

E diffida quindi “gli Enti, a vario titolo competenti, al riesame in autotutela dei provvedimenti emessi e al relativo annullamento con avvertimento che in caso di inerzia, l’Associazione proporrà ogni utile azione civile/penale volta al rispetto dell’Ordinamento Giuridico violato”.

“Un così grave deturpamento e sconvolgimento del territorio, tanto che si rende necessario spostare l’attuale tracciato della strada Castel Paganica-Aielli nel tratto dove è attualmente ‘il curvone’, nonché dell’assetto idro-geologico della montagna, non può in alcun modo giustificarsi con la necessità di conservare qualche posto di lavoro. Il lavoro deve essere volto alla produzione di ricchezza e non a distruggere, come avviene nella fattispecie, l’ambiente che è la ricchezza e patrimonio della collettività e l’unica ricchezza di tale territorio.

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