MORI’ PER SCOPPIO PNEUMATICO: TITOLARE AZIENDA PATTEGGIA UN ANNO E MEZZO

13 Febbraio 2020 16:52

PESCARA – La morte di Ennio Tacconelli si poteva evitare. 

Questa la drammatica evidenza emersa nell’udienza preliminare tenutasi questa mattina in Tribunale a Pescara, dove il titolare di un’azienda di autotrasporti, F.D.C., ha patteggiato un anno e mezzo di reclusione (con pena sospesa) davanti al gup Antonella Di Carlo.

Era il pomeriggio dell’8 ottobre 2018 quando Ennio Tacconelli, nell’officina di Manoppello in cui lavorava, fu investito dallo scoppio di uno pneumatico che stava o aveva appena finito di gonfiare. 

Fortissimo lo scoppio e molto gravi i traumi riportati dall’uomo, scaraventato a terra.

Immediati i soccorsi dei colleghi e del personale sanitario, con l’uomo che venne prontamente ricoverato in ospedale a Pescara per approfondite analisi, nonostante in un primo momento fosse rimasto cosciente. 

Da quell’ospedale, però, non è mai più uscito.






Nei giorni successivi, infatti, i traumi riportati al torace e ai polmoni peggiorarono progressivamente, e con essi anche il dolore dell’uomo, fino al decesso avvenuto dopo diciassette giorni di agonia.

Per fare luce su quanto accaduto la famiglia Tacconelli si è affidata al gruppo Giesse di Montesilvano, specializzato in incidenti mortali anche sul lavoro.

La consulenza tecnica affidata ai medici forensi e condivisa anche dai periti esperti di Giesse ha chiarito come, nonostante il tempo trascorso tra il trauma e la morte della vittima, fosse inequivocabile la correlazione tra i due eventi, e che il personale medico del nosocomio avesse correttamente seguito le procedure previste per questo tipo di incidenti.

Gli accertamenti eseguiti dal dipartimento Prevenzione dell’Azienda sanitaria di Pescara hanno poi evidenziato gravi mancanze in termini di sicurezza sul luogo di lavoro: per consentire di procedere con sicurezza alla manutenzione degli pneumatici dei veicoli in uso ai dipendenti, nell’azienda erano presenti unicamente un compressore a muro ed un tubo per il gonfiaggio, senza la presenza di adeguati strumenti di protezione per l’operatore, come ad esempio una gabbia di sicurezza, per cui Ennio Tacconelli al momento dello scoppio dello pneumatico ne era stato investito in pieno.

“Ancora una volta un lavoratore perde la vita per la mancanza di sicurezza sul luogo di lavoro – sottolineano Gianni Di Marcoberardino e Mario Ricci di Giesse Montesilvano – Riteniamo inaccettabile trovarci ancora, nel 2020, a discutere di queste tematiche che dovrebbero essere alla base della gestione di qualsiasi azienda. I familiari sperano che quanto accaduto serva per lo meno da monito affinché queste tragedie possano non ripetersi e i datori di lavoro prestino sempre più attenzione alla sicurezza dei propri dipendenti”.

 

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